Trieste Libera

TRIESTE E LA REPRESSIONE FISCALE

TRIESTE E LA REPRESSIONE FISCALE

TRIESTE E LA REPRESSIONE FISCALE

Settembre 1943, Seconda guerra mondiale: l’Italia si arrende senza condizioni. Da quel momento al maggio 1945 Trieste e tutto l’ex Litorale Austriaco saranno pre-annessi al Terzo Reich tedesco con il nome di Zona d’Operazioni del Litorale Adriatico: Operationszone Adriatisches Küstenland – OZAK.
In questo periodo la Guardia di Finanza italiana opera nell’OZAK alle dirette dipendenze del Comando Militare Germanico. Le “Fiamme Gialle” sono inquadrate nella “Wirtschaftspolizei” (polizia economica) del Gruppenführer Odilo Globocnik e diventano il braccio operativo delle SS per gli accertamenti fiscali. Ma non solo.
Vengono pure inserite, sotto il comando dell’Obersturmbannführer Dietrich Allers, nell’Einsaztkommando Reinhardt. Si tratta del corpo speciale per la lotta antipartigiana e per la deportazione degli ebrei, ai quali la polizia economica requisiva tutti i beni. L’Einsaztkommando Reinhardt era pure responsabile del campo di sterminio della Risiera di S. Sabba.
Nella repressione della lotta antipartigiana quei reparti della Guardia di Finanza si distinguono nelle operazioni di rappresaglia condotte con le truppe tedesche.
Nella pubblicazione dell’ANED (Associazione nazionale ex deportati politici) “Dallo squadrismo fascista alle stragi della Risiera” il ruolo della GdF in queste azioni è ben delineato (pag. 163):
“Sono stati ricordati i 7 presidi della Guardia di Finanza sulla strada Trieste-Fiume, gli oltre mille uomini di questo corpo messi a disposizione dei tedeschi in seguito all’accordo tra il colonnello Angelo Molara ed il comando germanico, con molti ufficiali, uno dei quali Angelo Duse il quale dopo la guerra ebbe in Italia la funzione di vice-comandante generale del corpo”.
Per quanto riguarda le azioni militari a cui parteciparono questi finanzieri vengono ricordate quelle per garantire la sicurezza della strada Trieste-Fiume:
“La sicurezza della strada Trieste-Fiume, rimasta sempre precaria, aveva comportato la distruzione selvaggia di decine di paesi sloveni e croati con stragi efferate come quella di Lipa del 30 aprile 1944, dove furono trucidati 387 civili inermi”.
Secondo la storiografia ufficiale a Lipa, contando solo gli abitanti del paese, le vittime furono 269 di cui 85 bambini.
Nella lotta all’evasione fiscale le “Fiamme Gialle” svolgono il loro lavoro con zelo encomiabile: in collaborazione con Bruno Coceani Prefetto fascista di nomina nazista contribuiscono a mettere sul lastrico in piena guerra – ovvero nella disperata anticamera della morte – i cosiddetti “evasori”, per lo più povera gente che già doveva arrabattarsi per sopravvivere.
Un periodo certamente buio quello dell’occupazione nazista a Trieste che seguiva gli altrettanto oscuri venticinque anni di governo italiano e fascista che la città aveva dovuto subire dopo la prima occupazione italiana del 1918 con successiva annessione al Regno d’Italia del 1920.
I 25 anni di dominazione italiana avevano già distrutto fino alle radici la società multiculturale e multietnica del Litorale Austriaco – Österreichisches Küstenland, frutto di secoli di convivenza nell’impero asburgico, creando poi le basi per gli orrori che si sarebbero abbattuti in queste zone di confine durante la seconda Guerra mondiale.
L’italianizzazione forzata di queste terre qui ha avuto il volto di uno Stato repressivo che imponeva le proprie leggi agli occupati schiacciandoli sotto il tallone di un odio razziale frutto di quel falso principio di superiorità inculcato al popolo italiano “erede dei fasti dell’impero romano”.
Il culmine furono le leggi razziali anti-ebraiche italiane, proclamate da Mussolini proprio a Trieste. Saranno gli Alleati ad abolirle quei provvedimenti disumani dopo aver liberato Trieste.
I risultati di questa mai sopita follia propagandistica risorgimentale sono d’altronde ben visibili ancora oggi, con una Nazione che nemmeno conosce la propria vera storia e declina verso il disastro con l’accompagnamento delle fanfare di Stato. Una democrazia mai sbocciata realmente quella italiana, e sempre in bilico per tornare a quella guida autoritaria e per la quale sono state mantenute perfettamente tutte le strutture operative.
L’italianizzazione del Litorale Austriaco era stata fatta rapidamente anche applicando spietatamente le norme fiscali del Regno Italiano che andavano a sostituire quelle del vecchio e molto più tollerante impero austroungarico.
E la spietata applicazione del nuovo regime fiscale quale metodo di assimilazione dei popoli occupati spettava proprio alla Guardia di Finanza che vi si applicò diligentemente.
Ecco perché quando i nazisti a loro volta occuparono Trieste e quel Litorale (che gli Italiani avevano chiamato “Venezia Giulia”) non fecero altro che incorporare un corpo militare la cui brutale efficienza era da loro ampiamente apprezzata.
Alla fine della seconda Guerra Mondiale Trieste era di nuovo libera. Con l’entrata in vigore del Trattato di Pace con l’Italia il 15 settembre 1947 divenne capitale di uno Stato indipendente, amministrato da un Governo Militare Alleato Britannico-Statunitense (AMG FTT) su mandato delle Nazioni Unite: il Territorio Libero di Trieste.
L’amministrazione britannico-statunitense continuò dal 1947 fino al 1954: in questi anni, la provincia autonoma di Trieste, ente del nuovo Stato (LINK) divenne un’area prospera grazie al nuovo regime fiscale (allegato X del Trattato di Pace) pagando almeno il 20% in meno rispetto a quando era parte dell’Italia, ma soprattutto grazie ai traffici del Porto Franco Internazionale (allegato VIII dello stesso Trattato) ed al suo ruolo strategico per il trasporto delle risorse per la Ricostruzione Europea (Piano Marshall – ERP).
Durante l’amministrazione britannico-statunitense una nuova Guardia di Finanza venne istituita come polizia economica del Territorio Libero di Trieste.
Comprendeva 2.500 tra militari e impiegati, ma nonostante l’epurazione dei collaborazionisti da parte degli Alleati, nella GdF come nella Polizia Civile del TLT sopravvivevano elementi che aveva operato con l’occupante tedesco e per l’Italia fascista.
Furono loro a lavorare per l’intelligence e le lobby nazionaliste italiane nel tentativo di riportare il Territorio Libero sotto sovranità italiana. Una vera rete di spionaggio inserita all’interno della struttura amministrativa dell’AMG FTT e che avrebbe preparato la strada alla “seconda redenzione” ovvero degradato l’attuale Territorio Libero ad “ultima colonia” italiana.
La primavera di Trieste si concluse nel 1954, quando i Stati Uniti e Regno Unito sub-affidarono l’amministrazione civile provvisoria dell’allora Zona A del territorio Libero al governo italiano(Memorandum d’Intesa di Londra).
Nonostante l’Italia riconosca il Territorio Libero, nonostante amministrazione non significhi sovranità, questo Stato sotto la tutela del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (LINK) era di nuovo sottoposto ad autorità fiscali italiane. E queste, in spregio alla legge, ripresero l’inesorabile e meticoloso lavoro di spoliazione di trieste e del suo Porto Franco internazionale, visto come pericoloso concorrente dei porti italiani.
Il Trattato di Pace esenta Trieste dal pagamento delle tasse e del debito pubblico dell’Italia, che dal 1947 è uno Stato terzo (Allegato X, articolo 5). In base al Memorandum del 1954, il Governo amministratore italiano deve rispettare lo status di Trieste costituendo un Governo civile locale, incaricato esso dell’amministrazione fiscale del Territorio Libero.
Due Stati, due bilanci. Due Stati, due amministrazioni: i funzionari italiani a Trieste devono esercitare la giurisdizione di Trieste, non dell’Italia.
Invece ci troviamo in una crudele caccia all’evasore, praticata da chi agisce per primo al di fuori del diritto, nel nome di uno Stato terzo. Così in sintesi si potrebbero definire ottanta anni di “guerra fiscale” in questo Litorale. Qui ad evadere dalla legalità internazionale è il sistema di corruzione locale, che si ammanta di nazionalismo italiano anacronistico.
L'emblema della 24ˆ Waffen-Gebirgs-Karstjäger Division impiegata nella lotta antipartigiana nel Litorale Adriatico.

L’emblema della 24ˆ Waffen-Gebirgs-Karstjäger Division impiegata nella lotta antipartigiana nel Litorale Adriatico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.