Trieste Libera

L’ONORE

L'ONORE
La prima guerra mondiale fu un’immensa tragedia nella quale non si vide solo lo scontro tra gli Stati, ma anche tra le civiltà. E l’emergere dei nuovi nazionalismi basati sui concetti della razza che costituirono le fondamenta dell’inferno genocida della seconda guerra mondiale.
La vecchia civiltà europea incarnata dalla mitteleuropa dell’impero Austroungarico venne travolta dall’immane conflitto. Il primo Stato multietnico europeo fu la prima vittima di questo nuovo ordine mondiale del profitto capitalista e della negazione dei principi umani fondamentali.
Un Impero plurisecolare, più democratico di molti Stati della vecchia e “nuova Europa”, che difese i propri popoli a costo di enormi sacrifici lasciando tracce indelebili. Più di 1.200.000 furono i caduti austroungarici nella grande guerra. Caduti che rappresentavano i 13 popoli dell’Impero uniti nella difesa della propria terra. E della propria bandiera.
Difficile da comprendere per gli avversari questo senso di fedeltà verso l’Impero, che ai loro occhi stava reprimendo i popoli che essi invece volevano liberare. Difficile da comprendere questo senso dell’onore verso la propria divisa in chi sperava in un rapido crollo dell’esercito imperiale.
Una incomprensione che aveva origine nelle propagande di regime che presentavano l’impero Austroungarico come Stato autoritario. Mentre i suoi tredici popoli erano riuniti nel rispetto delle identità, delle lingue e fedi, nella convivenza di cristiani, ebrei ed islamici. Come mai più sarebbe accaduto nella “nuova Europa”.
Il senso dell’onore per la divisa dell’esercito di questo Impero multietnico dove austriaci, ungheresi, boemi, polacchi, ruteni, rumeni, sloveni, croati, serbi, bosniaci, italiani, cechi, slovacchi, combatterono come prima forza armata plurinazionale europea, è ben resa in questa testimonianza di un ufficiale italiano resa nel corso della offensiva austroungarica del Trentino (maggio-giugno 1916), la cosiddetta “Strafexpedition” o battaglia degli Altipiani.
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28 giugno 1916
“I soldati frugarono negli zaini dei morti nemici. Rinvennero in alcuni di essi un piccolo sacchetto di terra. Erano zaini di gente polacca che aveva portato con sé un pugno della terra natale.
Terra della patria oppressa, ed essi combattevano per l’oppressore e morivano col loro disperato sogno di libertà, per impedire a noi di liberare a un’altra patria la terra su cui si combatteva.
Strani contrasti, per cui il cadetto boemo, catturato ferito il giorno prima, a me che lo interrogavo sui sentimenti suoi e del suo paese verso l’impero d’Austria, rispondeva con un mesto sorriso indicandomi la sua divisa: non domandatemi queste cose prego; io ho fatto il mio dovere e questo deve bastare.
Nelle fosse, sulle salme di ciascun morto polacco, gli alpini sparsero il pugno di terra sacra”.
Capitano Luigi Regazzola

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