Trieste Libera

TLT: IL GIRO DI BOA SUL FRONTE GIUDIZIARIO?

IL GIRO DI BOA PER IL TLT SUL FRONTE GIUDIZIARIO?

Tribunale del Territorio Libero durante l’amministrazione britannico-statunitense.

In questi ultimi mesi la battaglia giudiziaria per la difesa dei diritti dei cittadini del Territorio Libero è proseguita con intensità consolidandosi in un crescendo di ricorsi fiscali, cause civili e penali, con la presentazione sempre più diffusa della contestazione del difetto di giurisdizione.
Centinaia di triestini hanno già presentato formale diffida all’autorità giudiziaria italiana depositandola presso il tribunale di Trieste ed inviandola al Ministro di Giustizia della Repubblica Italiana. Inoltre, molti triestini stanno resistendo direttamente nelle aule giudiziarie e davanti all’autorità tributaria avendo sollevato in numerosi procedimenti l’eccezione giurisdizionale.
L’Italia infatti non ha più diritti su Trieste dal 15 settembre 1947. Si tratta della data dell’entrata in vigore del Trattato di Pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l’Italia firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.
Dal 1954, il Governo – e non lo Stato – italiano esercita una semplice amministrazione civile provvisoria su Trieste. Si tratta di un ruolo aggiuntivo su uno Stato diverso da quello italiano: il Territorio Libero di Trieste. E trattandosi di due Stati, ovviamente il Governo non può sovrapporre le leggi e l’ordinamento dell’altro.
La differenza non è di solo principio. L’intero Territorio Libero di Trieste attuale (la “provincia” un tempo nota come “Zona A” del TLT) ha diritto ad una propria tassazione. E non deve alcun “pregresso” all’Italia (Allegato X, art. 5 del Trattato di Pace). Essendo uno Stato, Trieste ha diritto ad un suo bilancio indipendente. Ma non solo.
A Trieste la giustizia può essere esercitata solo nel rispetto delle leggi del Territorio Libero. Sentenze “in nome della legge” e non del “popolo italiano”, visto che Trieste non appartiene alla Repubblica del tricolore.
Se non fosse che, approfittando delle tensioni della Guerra Fredda, i rappresentanti del Governo italiano simulano dal 1954 che Trieste faccia parte dell’Italia. Cosa peraltro smentita anche dalle leggi italiane.
Oltre alla questione fiscale ed a quella della giustizia, particolarmente odiosa è l’estensione unilaterale della cittadinanza italiana agli abitanti del Territorio Libero.
Si tratta di diritti inalienabili. Ed ora i cittadini li stanno finalmente reclamano.
È proprio il fronte giudiziario e tributario la prima linea di questa battaglia della legalità che sta assumendo sempre più un peso internazionale. Dunque, inevitabilmente, dal Tribunale di Trieste e dalla Commissione Tributaria provinciale.
È qui che si formano le prime decisioni sulle eccezione giurisdizionale. Quale giurisdizione si esercita a Trieste? Quella legittima del Territorio Libero? O quella (incompatibile) di un altro Stato?
Posizione non semplice per i magistrati. Respingere le richieste dei cittadini che si appellano a leggi vigenti e chiedono di essere giudicati dal legittimo tribunale (che non può essere italiano) in base alle leggi del Territorio Libero invece che secondo quelle di altri Stati espone gli stessi giudici ad azioni e denunce internazionali.
Perché oltre a violare i diritti umani fondamentali violerebbero un Trattato internazionale che sta alla base dell’ordinamento mondiale. Un Trattato che, essendo anche legge dello Stato italiano, non potrebbero ignorare nemmeno se si dichiarassero italiani in Italia.
La violazione del Trattato di Pace comporta infatti pesanti responsabilità personali – anche per i magistrati – ai sensi della stessa Costituzione Italiana, ma le estende anche allo Stato.
La linea dura fin qui seguita dai vari giudici coinvolti, forse anche per questi motivi, ha subito negli ultimi tempi qualche cedimento.
Dopo i rigetti delle mie prime eccezioni giurisdizionali, con condanne al pagamento di pesanti sanzioni pecuniarie (primo rigetto 2.700 euro), si sta verificando un riallineamento verso posizioni più sostenibili.
Il 20 marzo [2013] il giudice Paolo Vascotto ha avviato per la prima volta (in un mio procedimento) la valutazione dell’eccezione sul difetto di giurisdizione, richiedendo la traduzione del testo (presentato in lingua originale inglese) del Memorandum d’Intesa di Londra relativo al Territorio Libero di Trieste. Ovvero la fonte del mandato di amministrazione civile provvisoria sub-affidato al Governo italiano dai Governi di Stati Uniti e Regno Unito.
Il giudice Vascotto era stato da me ricusato una settimana prima per essersi (nuovamente) rifiutato in un mio altro procedimento di emettere l’obbligatoria sentenza sulla stessa eccezione giurisdizionale.
E il 21 marzo [2013] è stata depositata in cancelleria la prima decisione favorevole della Commissione Tributaria provinciale, che ha concesso la sospensione dell’azione esecutiva ad un ricorrente che aveva sollevato in materia tributaria il difetto di giurisdizione.
Prima ancora, il 29 gennaio [2013] il G.U.P. del Tribunale di Trieste Enzo Truncellito aveva respinto la stessa eccezione con sentenza dichiarando peraltro la sola esistenza dell’amministrazione italiana su Trieste (cosa ben diversa dalla sovranità). Ne ho scritto QUI.
L’amministrazione deriva, come detto, dal Memorandum d’Intesa relativo al Territorio Libero di Trieste del 1954.
Si tratta naturalmente di risultati ancora parziali, ma la strada della legalità è chiaramente tracciata.
Ci saranno certamente altri ostacoli da superare, bisognerà ancora resistere di fronte ad azioni intimidatorie da parte dei circoli nazionalisti locali, quelli della c.d. “camorra nazionalista” che opprime da decenni Trieste. Da ora, tuttavia, nulla sarà più come prima.

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