Movimento Trieste Libera

I Cittadini del TLT mettono in mora il Governo Italiano

Per violazione del mandato fiduciario internazionale di amministrazione civile provvisoria del Territorio Libero di Trieste da parte del Governo italiano.

Il documento: all_1_reclamo_messa_in_mora_UN-Ita_19.06.13

Con atto presentato il 18 giugno 2013 nell’interesse individuale e collettivo legittimo dei cittadini del Territorio Libero di Trieste, il Movimento Trieste Libera ha messo in mora il  Governo italiano, quale Governo civile provvisorio del TLT in base al mandato fiduciario internazionale conferitogli (Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954). 

Il Governo italiano è accusato di avere commesso tra il 1954 e il 2013 nell’esercizio di tale mandato, violazioni continue e crescenti degli obblighi e degli scopi del  mandato e dei diritti individuali e collettivi dei cittadini dello Stato amministrato, allo scopo di impadronirsene con mezzi illegittimi ed ingannevoli nell’interesse del confinante Stato italiano. Recando così danni materiali e morali ingiusti e gravissimi sia alla popolazione ed allo Stato amministrato, sia all’intera Comunità internazionale quale utente di diritto del Porto Franco di Trieste.

L’atto di messa in mora, documentato con le prove delle violazioni commesse dall’amministratore provvisorio, viene esteso quale denuncia internazionale al Consiglio di Sicurezza ed ai Paesi membri delle Nazioni Unite, ai Governi dei Paesi firmatari del Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea.

Ne sono state informate direttamente con effetto di messa in mora pure le amministrazioni locali del Governo italiano e dello Stato italiano operanti nel Territorio Libero di Trieste per le loro responsabilità nei casi di violazione dei diritti individuali  e collettivi dei cittadini del TLT.

Le violazioni sono state attuate gradualmente, in più fasi, ma con l’identico sistema di imporre o nascondere le violazioni del mandato con pesanti operazioni politiche di repressione del dissenso democratico e di finanziamento smisurato, con fondi sia pubblici che segreti, di partiti, organizzazioni, esponenti, propagande ed organi di stampa del neofascismo e del nazionalismo italiani di confine, quali sostenitori fanatizzati (di destra e di sinistra) della sovranità italiana e di rivendicazioni irredentiste su tutti i territori orientali territori ceduti dall’Italia con il Trattato di Pace. Trieste è stata così manipolata e consegnata ad una classe di potere locale deteriore, selezionata per militanza nazionalista e coinvolta nelle note corruzioni del sistema politico italiano.

La prima fase delle violazioni si è sviluppata in tal modo tra il 1954 ed il 1963, ed è consistita nel rispettare sul piano giuridico, attraverso l’operato del Commissario generale del Governo, il titolo di mandato amministrativo provvisorio, simulando però sul piano della propaganda politico-ideologica la sovranità dello Stato italiano.

In tale periodo, ed a tal fine, il Governo amministratore italiano ha gradualmente smantellato le strutture di Stato del Territorio Liberocreate dal Governo militare Alleato, sostituendole con strutture dello Stato italiano che non vengono obbligate a rispettare gli obblighi del mandato (sul quale non vengono istruite ma piuttosto disinformate) e violano persino i diritti di cittadinanza della popolazione. È stata pure ripristinata di fatto, senza titolo costitutivo, la Provincia di Trieste cessata con il Trattato di Pace per cessazione della sovranità italiana. Nel 1956 è stata inoltre soppressa con operazione politica italo-jugoslava la stampa quotidiana indipendentista.

L’amministrazione finanziaria del Territorio Libero è stata inoltre illecitamente confusa con quella dello Stato italiano, e la popolazione e le imprese del Territorio Libero sono state sottoposte alle sempre più pesanti imposizioni fiscali italiane, violando il divieto del Trattato di far pagare alla popolazione di Trieste il debito pubblico italiano.

Contemporaneamente il Demanio italiano si è impadronito, equivocamente e senza titolo, del Demanio di Stato del Territorio Libero di Trieste, sottraendo così alla popolazione amministrata il suo intero patrimonio di Stato, per un valore odierno di alcune decine di miliardi di euro.

Una seconda fase di violazioni è iniziata nel 1963, quando il Parlamento italiano (cioè di un Paese terzo) con propria legge costituzionale ha istituito la Regione Friuli Venezia Giulia, aggregandovi ingannevolmente alle province italiane di Gorizia, Udine e Pordenone non la Provincia di Trieste, giuridicamente inesistente, ma i singoli Comuni che in realtà formano la Zona A del Territorio Libero di Trieste. Per questa parte la legge è quindi illegittima e nulla perché anticostituzionale per violazione dello status di diritto internazionale del Territorio Libero. Non può quindi produrre effetti giuridici validi sullo status del Territorio Libero.

La stessa legge anticostituzionale ha contemporaneamente dichiarato cessato il Commissario Generale del Governo per il Territorio di Trieste, ed istituito un Commissario del Governo nella Regione, organo ordinario privo dei poteri normativi speciali del Commissario Generale. Da quel momento non vi è stata perciò più estensione legittima di norme dell’ordinamento italiano al Territorio Libero di Trieste in amministrazione provvisoria.

Nel 1966 il Governo italiano amministratore provvisorio ha chiuso i Cantieri navali del Territorio Libero di Trieste per favorire quelli dello Stato italiano, reprimendo pesantemente una rivolta popolare, ed ha avviato una politica di isolamento e soffocamento graduale del Porto Franco e delle industrie di Trieste per favorire i porti dello Stato italiano.

Una nuova fase di violazioni è iniziata nel 1975, quando Italia e Jugoslavia, pur essendo paesi terzi hanno stipulato il Trattato bilaterale di Osimo con cui si sono reciprocamente riconosciute come frontiera la linea di demarcazione tra le due Zone del Territorio Libero in amministrazione provvisoria dei rispettivi Governi, e dichiarando perciò cessata l’efficacia del Memorandum di Londra soltanto nei rapporti reciproci (ma non nel diritto internazionale).

Il Trattato di Osimo non ha potuto quindi produrre effetti giuridici né sull’esistenza del Territorio Libero di Trieste, né sulle relative disposizioni del Trattato di Pace e del Memorandum di Londra nei confronti della popolazione amministrata e dei garanti internazionali.

A seguito della ratifica del Trattato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si limitò pertanto ad accondiscendere nel 1977 alla richiesta dei rappresentanti italiano e jugoslavo di togliere dal proprio ordine del giorno i punti “nomina di un Governatore per il Territorio Libero di Trieste” e “la questione del territorio Libero di Trieste”, ma ha poi confermato con lettera ufficiale del 20.5.1983 che possono esservi riammesse, in qualsiasi momento,  su richiesta di un Paese membro delle Nazioni Unite. Ambedue gli strumenti, Trattato di Pace del 1947 e Memorandum del 1954 sono perciò considerati pienamente in vigore dalla diplomazia internazionale (CFC. rassegna del Dipartimento di Stato USA 2012).

Lo Stato italiano si presenta inoltre senza titolo come interlocutore dell’Unione Europea e delle altre istituzioni internazionali anche per quanto riguarda il Territorio Libero di Trieste, sul quale  simula così la propria sovranità anche a quel livello.

Con gli anni ’90 è iniziata la fase attuale delle violazioni del mandato amministrativo, nella quale le autorità amministratrici italiane stanno accentuando al massimo sia la simulazione di sovranità, sia l’azione di soffocamento del Porto Franco di Trieste per favorire i porti della penisola italiana. A questo scopo il Governo amministratore provvisorio italiano ha, in particolare, omesso di perfezionare le autonomie ed i poteri amministrativi del Porto Franco previsti dal Trattato di pace, ha ridotto e ritardato i finanziamenti per le infrastrutturetagliato drasticamente i collegamenti ferroviari; tenta inoltre di bloccare una delle due parti principali del Porto Franco con impianti incompatibili (un rigassificatore), e di eliminare l’altra urbanizzandola illecitamente in violazione dei vincoli di destinazione internazionali.

Nello stesso tempo il Governo italiano opera presso la Commissione Europea per deviare dal Porto Franco di Trieste sui porti italiani l’asse di traffico europeo Baltico-Adriatico, ed ha imposto (febbraio 2013) al Porto Franco di Trieste tasse maggiorate rispetto a quelle dei porti italiani con lo scopo dichiarato di impedire che faccia loro concorrenza, e benché questo genere di discriminazione sia espressamente vietato del Trattato di Pace (alleg. VIII, art. 16, n. 3).

Le istituzioni giudiziarie ed amministrative italiane a Trieste si rifiutano inoltre, con argomentazioni infondate, di riconoscere il difetto di giurisdizione dello Stato italiano, mentre questa politica di violazioni gravi e continuate del mandato amministrativo riduce in miseria e disperazione crescente la popolazione triestina, e ne ha causata la diminuzione dai 270.000 abitanti del 1954 ai 200.000 attuali.

La crisi economicamente ed umanamente più tragica ed immediata del Territorio Libero di Trieste rimane però quella delle pesantissime imposizioni fiscali illegittime dello Stato italiano, che vengono effettuate ignorando sistematicamente i divieti del diritto internazionale, mandando in rovina un numero crescente di imprese, di cittadini e di famiglie, ed alimenta sia una disoccupazione senza speranza, sia un’enorme quantità di pignoramenti illegittimi dei beni e delle abitazioni delle persone ingiustamente colpite.

I fatti qui sommariamente riassunti rappresentano dunque un pesante regime di violazioni continuate, attive ed omissive, del diritto internazionale, del Trattato di Pace, del Memorandum di Londra, della Carta delle Nazioni Unite e dei Diritti umani fondamentali, commesse dal Governo amministratore fiduciario a grave danno della popolazione triestina amministrata e degli interessi commerciali e marittimi della Comunità internazionale.

Risulta inoltre impossibile affrontare le relative controversie economico-finanziare con la procedura di conciliazione prevista dal Trattato di Pace, Allegato X, art. 19, perché il Territorio Libero vi verrebbe rappresentato, di fronte allo Stato italiano, dal Governo italiano amministratore provvisorio, in un conflitto di interessi già evidente nell’intera situazione che è oggetto di reclamo.

Le richieste di Trieste Libera conseguenti alla messa in mora: 

A. – che il Governo italiano provveda, spontaneamente o su invito dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, ed anche attraverso le proprie Amministrazioni locali:

1) a riconoscere ed esercitare correttamente il proprio mandato fiduciario internazionale di amministrazione civile provvisoria sull’attuale Territorio Libero di Trieste, attraverso decreti propri o di funzionari espressamente delegati, evitando e sanando ogni genere ed effetto di confusione tra la sovranità del Territorio Libero amministrato e quella della Repubblica e dello Stato italiani;

2) ad adeguare detti provvedimenti e l’intera amministrazione fiduciaria ai limiti ed agli scopi del mandato internazionale, così come definiti dal Trattato di Pace di Parigi del 1947 e dal Memorandum d’Intesa di Londra del 1954, informandone adeguatamente tutti i propri dipendenti;

3) a nominare nuovamente, a tal fine, un Commissario Generale del Governo per l’amministrazione del Territorio Libero di Trieste, ed a delegare provvisoriamente all’Autorità Portuale di Trieste i poteri del Direttore del Porto di Trieste previsti dalle norme specifiche Trattato di Pace.

4) a riconoscere e ripristinare ufficialmente lo status di cittadinanza del Territorio Libero di Trieste per tutti gli aventi diritto, anche con facoltà di doppia cittadinanza;

5) a provvedere alle votazioni ed elezioni di un organo assembleare che rappresenti ed eserciti democraticamente, anche nei confronti del Governo amministratore provvisorio, la sovranità autonoma del popolo del Territorio Libero di Trieste, nei modi, secondo i principi e con i poteri previsti a tal fine dalle apposite norme del Trattato di Pace;

6) a legalizzare l’utilizzo pratico di personale delle amministrazioni pubbliche italiane nell’amministrazione provvisoria del Territorio Libero di Trieste emettendo appositi decreti di nomina in forza del mandato internazionale, con le funzioni conseguenti e con adeguamento retributivo corrispondente;

7) a garantire dovunque possibile la precedenza nei posti di lavoro ai cittadini e residenti del Territorio Libero di Trieste;

8) a separare tutte le contabilità e le funzioni di amministrazione, anche fiscale, del Territorio Libero amministrato da quelle della Repubblica e dello Stato italiani;

9) a provvedere alle trascrizioni tavolari doverose, ai sensi del Trattato di Pace, della proprietà di tutti i beni pubblici demaniali del Territorio amministrato (terrestri, marittimi ed altri) al Demanio del Territorio Libero di Trieste, inclusi quelli in amministrazione del Porto Franco di Trieste;

10) a sospendere immediatamente ed annullare ogni forma di imposizione e riscossione fiscale diretta od indiretta ai cittadini, alle imprese ed alle istituzioni dell’amministrato Territorio Libero, del pagamento, in qualsiasi misura e forma, del debito pubblico italiano, perché è azione espressamente vietata dal Trattato di Pace;

11) ad annullare immediatamente l’imposizione e la riscossione di ogni tassa discriminatoria imposta al Porto Franco di Trieste in violazione dello specifico divieto del Trattato di Pace;

12) ad avviare, anche alla luce di tale divieto e di ogni altra violazione diretta od indiretta del mandato amministrativo internazionale, il ricalcolo ab origine dei debiti e crediti pregressi fra il Territorio amministrato ed il Governo amministratore, anche quale responsabile di dette violazioni, a prescindere da diritti od ipotesi di rivalsa su terzi, ed in preparazione dei relativi risarcimenti, anche graduali e sotto forma di crediti, alle istituzioni, alle imprese ed ai cittadini del Territorio Libero amministrato, senza termini di prescrizione;

13) ad avviare sin d’ora la regolarizzazione della posizione del Territorio Libero di Trieste nell’Unione Europea e nelle altre istituzioni internazionali quale città-stato portuale indipendente ancorché in amministrazione fiduciaria internazionale provvisoria;

14) a rimettere il mandato di amministrazione provvisoria alle Nazioni Unite, attraverso il Consiglio di Sicurezza, qualora esso risultasse materialmente del tutto od in parte inattuabile per il Governo italiano, e/o la sua attuazione risultasse in conflitto con gli interessi della Repubblica o dello Stato italiani dei quali il Governo amministratore è contemporaneamente espressione.

B. – che l’Organizzazione delle Nazioni Unite provveda a prendere tempestivamente atto del reclamo, ed a  convocare con urgenza il Consiglio di Amministrazione Fiduciaria perché lo esamini quale petizione, compia gli accertamenti ispettivi necessari ed assuma prima possibile provvedimenti adeguati.

C. – che il Parlamento Europeo e la Commissione Europea provvedano a prendere tempestivamente atto del reclamo, dispongano gli accertamenti necessari ed assumano prima possibile i provvedimenti adeguati ad instaurare rapporti legittimi tra l’Unione Europea ed il Free Territory of Trieste, il cui Governo è attualmente rappresentato dal Governo italiano su mandato fiduciario internazionale di amministrazione civile provvisoria.

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L’attuale Free Territory of Trieste con gli Stati confinanti: Italia e Slovenia.

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