Trieste Libera

Il Territorio Libero di Trieste è una brillante idea della diplomazia italiana

Articolo del Professor Samo Pahor tratto dall’edizione cartacea de “La Voce di Triesten. 31 del 21 settembre 2013.

1952: confine di Stato tra il Territorio Libero di Trieste e l'Italia.

Il Movimento Trieste Libera viene rappresentato come nemico dello Stato italiano perché difende il Territorio Libero.

Ma quest’interpretazione è un errore da scarsa conoscenza della Storia, perché la brillante idea del TLT è stata lanciata proprio dalla diplomazia dello Stato italiano, e tra aprile e maggio del 1915, più di trent’anni prima del Trattato di pace del 1947.

Nell’aprile del 1915 l’Italia era ancora alleata dell’Austria-Ungheria e della Germania, ma non era entrata in guerra e stava trattando con il fronte avversario, quello dell’Intesa, per schierarsi con chi le offriva di più.

Nel marzo di quell’anno, dopo il rovescio militare della caduta di Przemyśl sul fronte russo di Galizia, Vienna aveva offerto a Roma la cessione di alcuni territori in cambio del mantenimento della propria neutralità.

Roma però non riteneva fosse ancora abbastanza, e l’11 aprile il suo Ministero degli Esteri presentò a Vienna una propria richiesta articolata che all’art. 3 recitava:

«La città di Trieste unitamente al suo territorio, il quale si estende a nord fino a Nebresina inclusa, perciò confinante con il nuovo confine italiano, e che a sud include la circoscrizione giudiziaria di Capodistria e Pirano, sarà costituita come Stato autonomo e indipendente dal punto di vista politico, internazionale, militare, legislativo, finanziario e amministrativo. L’Austria-Ungheria rinuncerà a tutti diritti di sovranità su questo stato, il quale rimarrà un porto franco. Le truppe austro-ungariche e italiane non entreranno nel suo territorio. Il nuovo stato si assumerà una parte dell’attuale debito di stato austriaco, in proporzione al numero dei suoi abitanti.»

L’Austria-Ungheria non accolse questa richiesta, e l’Italia entrò rinnegò l’alleanza ed entrò in guerra dalla parte avversaria che le offriva invece vasti territori altrui e grossi prestiti.

Se i Savoia ed i politici italiani fossero stati meno ingordi ed avessero atteso ancora qualche mese Vienna avrebbe accettato quelle proposte di Roma, ed avrebbero tenuto l’Italia fuori dal conflitto invece di sottoporre cinicamente il popolo italiano alla mostruosa ed inutile strage di (secondo alcune fonti) 654.000 caduti, 451.645 invalidi e mutilati, più 240.000 condannati a morte, ergastolo e altre pene detentive per reati militari.

Un milione e trecentomila vite italiane risparmiate, ed almeno tre volte tante se contiamo i loro famigliari, con 218.000 vedove e 654.000 orfani di guerra, più i milioni di vittime militari e civili di parte avversa, triestini inclusi. Più le miserie e occupazioni del dopoguerra, più i totalitarismi in Italia ed Europa, i nazionalismi, le discriminazioni razziali. Più gli stermini razziali, le nuove occupazioni e le decine di milioni di morti della seconda guerra mondiale, e quant’altri disastri concatenati.

Per sanare i quali sono state infine le Potenze Alleate e Associate vincitrici a realizzare dal 1947 anche la stessa idea del Territorio Libero e Porto Franco di Trieste, lanciata trent’anni prima dalla diplomazia della stessa Italia che lo ha in amministrazione provvisoria dal 1954 affannandosi paradossalmente a negarne persino l’esistenza.

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