Trieste Libera

LA RESA DEI CONTI PER LE ISTITUZIONI ITALIANE NEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

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COME SI SOPPRIME LA PROVINCIA ITALIANA DI TRIESTE SE NON ESISTE?

Che prima o poi tutti i nodi degli abusi commessi dai funzionari incaricati dell’amministrazione italiana nel Territorio Libero di Trieste sarebbero venuti al pettine era evidente. Almeno per chi da anni sta combattendo una dura battaglia legalitaria per il ripristino della legalità nel Territorio Libero di Trieste, affidato all’amministrazione civile provvisoria del Governo italiano.

La città di Trieste con il suo Porto Franco Internazionale, e i cinque comuni finitimi si trova con questo status giuridico dal 5 ottobre del 1954, data della sottoscrizione del Memorandum di Intesa di Londra tra i governi U.S.A., del Regno Unito, dell’Italia e della Jugoslavia. E nulla è cambiato da allora. Solo che i funzionari italiani locali tentano di simulare la sovranità italiana sul Territorio Libero di Trieste.

La modifica dello Statuto speciale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia in fase di discussione nell’ambito del disegno della legge costituzionale n. 1289 permette di capire quale sia l’imbarazzo delle istituzioni italiane nell’affrontare l’irrisolta questione del Territorio Libero di Trieste.

La nuova legge in materia di riordino degli enti locali proposta dalla Regione Friuli Venezia Giulia prevede, tra l’altro, la soppressione delle province. Si tratta di una modifica sostanziale alla legge costitutiva della Regione Friuli Venezia Giulia (Legge costituzionale n. 1 del 31 gennaio del 1963) che come tale deve essere sottoposta al vaglio del Parlamento italiano.

Il problema principale per i fautori della legge è rappresentato però dallo status giuridico di Trieste e del suo territorio. La bozza di legge menziona quattro province: Gorizia, Udine, Pordenone e appunto Trieste, ma quest’ultima non è un ente italiano, è un omonimo ente del Territorio Libero. Questo perché la cessazione della sovranità italiana su Trieste, avvenuta all’entrata in vigore del Trattato di Pace di Parigi il 15 settembre del 1947, è stato costituito un nuovo Stato, che come tale ha i suoi enti.

La cessazione della Provincia di Trieste quale amministrazione pubblica dello Stato italiano nel 1947 determina quindi l’impossibilità giuridica di sopprimerla con una legge costituzionale italiana.

Un bel pasticcio davvero. Di cui prendono atto gli stessi legislatori regionali, tanto che nell’esame dell’articolo 1 della proposta di legge A.C. 3224 (Modifiche in materia di definizione del territorio), dove viene definito il territorio regionale, si precisa:

“Secondo il testo vigente, mai modificato dal 1963, la regione Friuli Venezia Giulia comprende i territori delle province di Gorizia e di Udine e dei comuni di Trieste, Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e Sgonico”.

Il motivo della mancanza delle province di Pordenone e di Trieste viene così spiegato:

“La formulazione dello Statuto del 1963 ha motivazioni amministrative e storiche. Per quanto riguarda la provincia di Pordenone, infatti, questa è stata istituita successivamente all’entrata in vigore dello statuto, con legge 1 marzo 1968, n. 171.

Più complessa la questione di Trieste, legata alle vicende della seconda guerra mondiale e a seguito del Trattato di pace di Parigi del 1947, secondo il quale Trieste dichiarata ‘Territorio libero’ era stata sottratta alla sovranità nazionale e suddivisa in due zone sottoposte all’amministrazione militare, rispettivamente anglo americana (zona A) e jugoslava (zona B).

Con il Memorandum di Londra firmato il 5 ottobre del 1954 fra i Governi d’Italia, del Regno Unito, degli Stati Uniti e della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia, si stabiliva che la Zona A, costituita dai comuni di Duino Aurisina, Sgonico, Monrupino, Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle, passava dall’amministrazione militare alleata all’amministrazione civile italiana.

Questi comuni andavano di fatto a costituire la provincia di Trieste, che elesse i propri organi nel 1956. Solo con il Trattato di Osimo firmato il 10 novembre 1975, le frontiere tra Italia e Jugoslavia diventano definitive”.

La stessa Commissione Parlamentare del Senato italiano per gli affari regionali si esprime sulla legge proposta dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia per abrogare le province modificando la propria legge costitutiva precisando che qualsiasi variazione dovrà rispettare gli obblighi internazionali assunti dallo Stato italiano. Il riferimento sembra proprio alla questione del Territorio Libero di Trieste.

Così la Commissione del Senato:

“… ricordato, a tale proposito, che l’articolo 4, primo comma, capoverso 1- bis), dello Statuto speciale della regione Friuli Venezia Giulia stabilisce che, in armonia con la Costituzione, con i principi generali dell’ordinamento giuridico della Repubblica, con le norme fondamentali delle riforme economico-sociali e con gli obblighi internazionali dello Stato…”.

Ma come si fa ad abolire, o meglio “sopprimere” come dicono le autorità italiane, un ente di un altro Stato? Anche i fantasiosi legislatori italici cominciano ad avere dei dubbi fondati sulla riuscita dell’operazione. Che poi innesca a catena una serie non lieve di effetti collaterali.

Scopriamo infatti che la Provincia di Trieste viene usata a livello locale per simulare la sovranità italiana, ad esempio, con l’attribuzione di competenze sullo svolgimento delle elezioni (illegittime, perché di un Paese terzo) italiane nel Territorio Libero. Per abolirla il Governo italiano dovrebbe esercitare la sua amministrazione. Ma questo potrebbe non piacere al “sistema” di potere locale, che su questa confusione voluta prospera da decenni.

Ma quale è la “vera” situazione giuridica della Provincia di Trieste, quella che i zelanti funzionari locali hanno cercato di nascondere fino ad oggi nell’attuazione di un incredibile falso di diritto e storico? Ripercorriamone la storia dal momento della sua legittima ricostituzione quale organo del Territorio Libero di Trieste.

L’A.M.G. F.T.T. (Governo Militare Alleato) istituí una nuova Provincia di Trieste, che con quella italiana condivide solo il nome e che è in realtà un organo amministrativo provvisorio del Free Territory of Trieste con l’Ordine n. 259 del 25 giugno 1948 – Amministrazione locale. 

Questo provvedimento legislativo istituisce l’amministrazione locale della Zona anglo-americana formata dai Comuni (quali enti locali primari) e vi include la Provincia quale “ente autarchico”, cioè autonomo:

«1. Ai fini dell’amministrazione locale la parte del Territorio Libero di Trieste amministrata dalle Forze Britannico-Americana è costituita in un’unica Zona composta dai Comuni compresi entro i suoi confini ed includente l’ente autarchico “Provincia di Trieste”»

La “Provincia di Trieste” così istituita è un nuovo ente di Stato del Free Territory of Trieste, che non ha alcuna continuità né identità giuridica e territoriale con la cessata Provincia italiana che portava lo stesso nome. L’uso amministrativo e politico della denominazione di “Provincia di Trieste” dopo l’entrata in vigore del Trattato di pace (15.9.1947) non ha perciò più alcuna connessione giuridica con lo Stato italiano. L’amministrazione di questo nuovo ente “Provincia di Trieste” venne affidata ad un Presidente della Provincia e ad una Deputazione Provinciale, nominati dal Presidente di Zona. Ed è tutt’ora esistente.

Ripetiamo la domanda posta più volte in questo articolo: come può lo Stato italiano abolire, abrogare, sopprimere, un ente di un altro Stato, riconosciuto dall’ordinamento mondiale e dalle stesse leggi (e dalla Costituzione) della Repubblica italiana?

E ne aggiungiamo un’altra: come può essere stata costituita con legge costituzionale nel 1963 la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia con capoluogo Trieste se, come ammesso dalla stessa Regione nella proprie proposte di legge A.C.  2060 e A.C. 3224 di modifica dello statuto, Trieste era la capitale di un altro Stato in regime di amministrazione civile provvisoria?

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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