Movimento Trieste Libera

IL TRIBUNALE SPECIALE DI TRIESTE

Atto di intavolazione del Tribunale di Trieste (Demanio dello Stato, Territorio Libero di Trieste) alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (amministrazione pubblica italiana fuori giurisdizione)

CRONACHE DAL FRONTE GIUDIZIARIO DI UN TERRITORIO OCCUPATO

Una delle eccentricità dell’occupazione italiana del Territorio Libero di Trieste è che essa deve essere ufficialmente nascosta dalle stesse istituzioni che la attuano. Nascosta per far dimenticare che il Trattato di Pace del 1947 non è mai stato modificato e che al suo articolo 21 stabilisce la cessazione della sovranità dell’Italia su Trieste e sul suo porto.

Si genera così una situazione paradossale dove in una sovrapposizione schizofrenica si trovano ad operare nello stesso territorio due realtà statuali. Quella ufficiale e legalitaria del Governo amministratore provvisorio, stabilita dal Memorandum di Londra del 1954, e quella ufficiosa e illegale dello Stato italiano.

Certamente a questo stato di cose ha portato la non felice idea degli U.S.A. e del Regno Unito di trasmettere l’amministrazione del Territorio Libero di Trieste, a loro affidata ed eseguita tramite il G.M.A. (Governo Militare Alleato), al Governo italiano.

Infelice idea perché vi era un evidente problema di conflitto di interessi tra un esecutivo in definitiva sotto controllo del Paese (Italia) che aveva tutto l’interesse, già ampiamente manifestato, di riappropriarsi di un territorio a cui non era disposto a rinunciare.

E così il Governo amministratore si è messo rapidamente da parte permettendo l’occupazione, anche militare, del territorio amministrato. Il tutto naturalmente nella massima riservatezza, facendo credere che l’amministrazione provvisoria fosse ancora in corso e pienamente operativa. Certo, la disattenzione internazionale è stata davvero grande, ma ora i nodi stanno venendo al pettine.

Perché, per quanto la Repubblica italiana sia in grado di creare una realtà artificiosa, la situazione di diritto del Territorio Libero di Trieste è immutata. Ed è un pò difficile infatti, anche per i maestri dell’imbroglio e dei tradimenti, cancellare quegli articoli scomodi del Trattato di Pace, le leggi italiane di recepimento e riscrivere la stessa Costituzione dello Stato italiano contro l’ordinamento internazionale.

Questo stato di paradossale confusione istituzionale lo si tocca perfettamente con mano quando si affronta la giustizia nel Palazzo di Giustizia di Trieste occupato dagli illegittimi magistrati italiani che, in questa simulazione di sovranità, si sono sostituiti ai giudici naturali del Territorio Libero di Trieste.

O per essere più precisi sono stati nominati al posto dei giudici legittimi dallo Stato italiano, di cui eseguono la giurisdizione, mentre il Governo amministratore, rappresentato in loco da un Commissario di Governo con pieni poteri e quale rappresentante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è rimasto ad assistere senza nulla fare per opporsi a tale prevaricazione in vìolazione del Trattato di Pace.

Lo sfortunato cittadino del Territorio Libero di Trieste che entra nel Palazzo di Giustizia per vedersi garantire il Diritto si immerge pienamente in questo allucinante  paradosso. Intanto il tribunale è stato sottratto con atto degno della miglior pirateria al legittimo demanio, ovvero quello del Territorio Libero di Trieste come stabilito dall’articolo 1 dell’allegato X del Trattato di Pace, e trasferito alle amministrazioni pubbliche italiane.

Così come l’intero patrimonio pubblico del Territorio Libero di Trieste. Metodi da Stato al di fuori della legalità: una situazione da anti diritto istituzionalizzato. Perché i trasferimenti di beni, per svariati  miliardi (compreso il Porto di Trieste) degli attuali euro, sono stati fatti con l’inganno e la frode utilizzando per la spregiudicata operazione di saccheggio gli stessi giudici tavolari imposti dallo Stato italiano al posto di quelli che avrebbe dovuto nominare il Governo amministratore a tutela e garanzia del diritto di proprietà.

Come funziona la truffa di Stato? Basta omettere un dato fondamentale, ovvero a chi è intestato il bene che si sta trasferendo. Per fare questo il demanio di origine, che ai sensi del trattato di Pace può essere solo del Territorio Libero di Trieste, diventa il DEMANIO DI UNO STATO GENERICO. Et voilà il trucco è servito. Compiacenti giudici tavolari e funzionari della Regione Friuli Venezia Giulia preposti al servizio, si dimenticano poi di accertare di quale STATO si tratti, implicitamente riconoscendo quello italiano. Si intavola poi il bene a nome dell’amministrazione pubblica richiedente, o a cui lo si vuole assegnare, senza pagamenti. Regolamenti tra amministrazioni pubbliche dello stesso Stato, appunto.

Così la Repubblica italiana è riuscita letteralmente a “fregare” l’intero patrimonio pubblico di un’altro Stato tutt’ora esistente ai sensi dei trattati internazionali in vigore, peraltro mai disconosciuti dall’Italia. Sembra di vedere all’opera i razziatori di bestiame dell’epopea western. All’epoca i ladri specializzati provvedevano a modificare il marchio a fuoco impresso su ogni capo sovrapponendone uno nuovo.

Nell’epopea dell’occupazione mafiosa italiana del Territorio Libero di Trieste i ladri di Stato cancellano allo stesso modo i titoli di proprietà legittimi dei beni pubblici appropriandosi addirittura del demanio: quello di cui stiamo parlando è un vero atto di guerra contro uno Stato indifeso e contro i suoi cittadini.

Qualche volta nelle loro “disinvolte” operazioni predatorie devono stare un pò più attenti. Come nel caso del tribunale, visto che qui si esplicita la giurisdizione della giustizia ed eventuali contestazioni internazionali metterebbero a rischio l’intero operato degli organi giudiziari facendo crollare il castello dell’inesistente sovranità italiana a Trieste.

Così mentre i primi due piani del Palazzo di Giustizia sono stati attribuiti ad un “generico” Stato, che da Trattato di Pace può  essere solo il Territorio Libero di Trieste, il terzo, quello in cui si trovano zone “sensibili” (dove si fanno e si elaborano anche le intercettazioni ambientali) è stato trasferito dal demanio del “generico” Stato alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Un’operazione tavolare simulata tanto che non ne esiste nemmeno traccia sul libro fondiario (dove si giustifica il titolo di proprietà). E’ una vera e propria truffa: i GN (Giornalnumero che individuano la proprietà) sono, il primo quello di origine dell’immobile, privo degli estremi di reperibilità (manca il numero!), il secondo, quello di destinazione, è completamente mancante (!!). Trasferimenti truffaldini di beni pubblici che servono a legittimazione di uno stato di fatto contrario allo stato di diritto.

Al terzo piano si trovano anche gli uffici della Corte d’Appello, che in realtà non esiste essendo il distretto giudiziario di Trieste al di fuori dei confini dello Stato italiano, che convalidano le sentenze fatte ai piani inferiori da giudici che operano nel tribunale di un “generico Stato” come risulta dagli atti (falsi) di intavolazione del palazzo di giustizia.

Tutto in regola, tutto fuorilegge. Tanto fuorilegge che in ogni udienza tenuta nel tribunale i cittadini potrebbero sollevare il difetto di iscrizione tavolare davanti ai giudici che stanno esercitando illegittimamente la giurisdizione di uno Stato terzo.

L’apice di questo sistema lo abbiamo toccato con mano quando abbiamo chiesto l’iscrizione e l’intavolazione della proprietà e dei vincoli di beni pubblici del Porto Franco Nord, che l’Italia vorrebbe dismettere trasformandolo in area urbana.

Una speculazione colossale da miliardi di euro in odor di mafia. In questo caso i magistrati della Corte d’Appello competenti in materia hanno deciso “non necessario procedere” negando così la necessità della corrispondenza tavolare/catastale dei beni oggetto di trasferimento. In una parola salta così la tenuta del Libro Fondiario e il diritto di proprietà non può più essere garantito.

Via libera, dalla giustizia italiana, alla fase finale del sacco del Territorio Libero di Trieste.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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