Movimento Trieste Libera

LA FUGA DELLA GIUSTIZIA ITALIANA SULLA QUESTIONE DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

18-15 ricus

Nel processo in corso contro diciannove cittadini del Territorio Libero di Trieste, accusati dalla Procura della Repubblica di Trieste di avere organizzato una manifestazione non autorizzata per denunciare pubblicamente la vìolazione del regime del Porto Franco di Trieste commessa dallo Stato italiano a danno dell’intera comunità internazionale e del Territorio Libero di Trieste, quella che sembra latitare è proprio la giustizia.

O meglio il simulacro di giustizia, visto che quella legittima è stata sostituita nel nome della Repubblica italiana da comitati d’affari corrotti che, in cambio della finzione che il Territorio Libero di Trieste non sia mai esistito e della conseguente simulazione di sovranità, godono di immunità ed impunità impensabili persino nelle terre di Mafia della confinante Italia.

Dietro a questa finzione, tuttavia, ci sono le leggi e queste sanciscono, a partire dal Trattato di Pace  con l’Italia, l’indipendenza di Trieste, riconosciuta e sancita da tutti i firmatari, compresa la confinante Repubblica italiana.

Considerato questo, non è difficile immaginare quali siano le difficoltà per i triestini che si trovano a chiedere il rispetto dei loro diritti davanti alle autorità che si prestano ben volentieri a questa simulazione di sovranità insieme alla “camorra nazionalista” parassita che prosciuga la linfa vitale del Territorio Libero di Trieste e del suo Porto Internazionale a vantaggio proprio e delle mafie italiane con cui è in affari.

E ne è un esempio piuttosto chiaro lo stesso processo per i fatti del “Porto vecchio” (o meglio Porto Franco Nord di Trieste). Tra minacce, intimidazioni, sentenze politiche, cedimenti alle lusinghe della corrotta politica italiana, il numero di chi ha il coraggio di contestare pubblicamente la sovranità della Repubblica italiana sull’attuale Territorio Libero di Trieste si è ridotto drasticamente.

Alla fine su diciannove imputati solo cinque hanno continuato a dichiarare inesistente la giurisdizione del giudice che li stava processando nel nome della Repubblica italiana. Inesistente perché il giudice deve esercitare l’amministrazione del Territorio Libero di Trieste per conto del governo italiano, che l’ha ricevuta dai governi di Stati Uniti e Regno Unito con il Memorandum di Londra del 1954. Negare questo ruolo significa aprire un conflitto di interessi insanabile, privando anche i cittadini del TLT del loro giudice naturale.

Ma per gli altri quattordici imputati, che appartengono a movimenti pseudo indipendentisti, va bene anche così: riconoscimento della sovranità italiana in cambio di assoluzione. E partecipazione alle elezioni amministrative del 2016 a Trieste sotto l’egida della Repubblica italiana.

Elezioni italiane abusive per la nomina di rappresentanti dello Stato italiano in un altro Stato, in violazione di tutte le norme in materia (LINK). Un patto scellerato che i circoli della camorra nazionalista italiana, locali e nella vicina penisola, gradiscono molto. Tanto da schierare la propria macchina propagandistica a favore di questi “graditi” alleati contro gli interessi di Trieste.

Ma finché i cinque cittadini del Territorio Libero di Trieste resistono senza cedimenti in questo processo di inganni e di menzogne, le manovre del regime antidemocratico italiano, ben rappresentato da un premier eletto non dal popolo, ma dall’oligarchia di un potere corrotto, non servono a niente.

Perché l’autorità giudiziaria dovrà, in qualche modo, dimostrare il proprio potere: o quale organo dello Stato italiano oppure quale quale organo dell’amministrazione provvisoria dell’attuale Territorio Libero di Trieste. Ma nel primo caso i giudici si metterebbero non solo contro il Trattato di Pace e le leggi della Repubblica italiana che lo recepiscono, inclusa la sua Costituzione, perché calpesterebbero anche i diritti di oltre venti Stati su quel Porto Franco che gli imputati stavano e stanno difendendo dalle mafie. Davvero un bel pasticcio all’italiana, che sarebbe decisamente poco gradito a livello internazionale.

Ed infatti di fronte all’inattaccabile eccezione di giurisdizione presentata dai cinque cittadini del Territorio Libero aderenti al Movimento Trieste Libera, il giudice Marco Casavecchia ha deciso di non decidere evitando di esprimersi a norma di legge, ovvero con l’obbligatoria sentenza, preferendo una anonima ordinanza, che potrebbe essere impugnata solo con la sentenza finale ad esito del processo, ed ha affermato che  il processo poteva continuare in quanto “i reati commessi nel territorio dello Stato sono soggetti alla legge penale italiana, ed entro detti confini territoriali sussiste giurisdizione della Repubblica Italiana, esercitata dagli organi costituzionalmente deputati all’esercizio di tale funzione”. Un’analisi completa di questa ordinanza è stata pubblicata da La Voce di Trieste: LINK.

Il giudice non ha però chiarito se la legge penale italiana è utilizzata nel Territorio Libero di Trieste sotto giurisdizione del Governo amministratore italiano, oppure sotto giurisdizione sovrana della Repubblica italiana. Da qui la ricusazione immediata in udienza da parte dei cinque imputati aderenti a Trieste Libera. Ricusazione che lo stesso giudice ha voluto trasmettere alla competente Corte di Appello di Trieste precisando un tanto nello stesso verbale di udienza.

Ma sorprendentemente la Corte di Appello, che si sarebbe dovuta esprimere nel merito della ricusazione affrontando l’eccezione di giurisdizione, la cui mancata valutazione da parte del giudice era il motivo del ricorso, ha dichiarato inammissibile l’atto di ricusazione in quanto “trasmesso dal giudice d’udienza” anziché essere depositato personalmente in cancelleria dai ricusanti.

Illogico e inconcepibile, ma è accaduto anche questo: un conflitto tra gli stessi organi giudicanti. E così anche “l’inesistente” Corte di Appello italiana di Trieste ha evitato di entrare nel merito del difetto di giurisdizione, schivando la pericolosa eccezione contro la quale i magistrati italiani hanno fino ad ora trovato un’unica via d’uscita: la fuga.

Fuga che però rappresenta non solo “diniego di giustizia” continuato, ma prova ulteriore della inesistenza della sovranità dello Stato italiano su Trieste e sul suo Porto Franco Internazionale.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

Estratto verbale udienza del 16.11.2015:
trasmissione istanza di ricusazione decisa dal giudice alla Corte di Appello.

estratto_verbale_udienza16.11

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