Trieste Libera

Dal TAR FVG una sentenza politica e antigiuridica

NOTA: l’analisi della Sentenza 530/2013 proposta in questo articolo è stata scritta “a caldo” nel 2013 per il giornale Trieste Libera News; da allora, gli studi legali del Movimento Trieste Libera hanno confutato in maniera ancor più efficace le falsificazioni presenti nella decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia.

Nel 2016, la Law Commission della I.P.R. F.T.T. – International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste, la rappresentanza di Stato provvisoria del Territorio Libero, ha pubblicato una expertise intitolata proprio “FALSIFICAZIONE DEI TRATTATI E SIMULAZIONE DI SOVRANITÀ in atti amministrativi e giudiziari italiani: le sentenze TAR FVG n. 400/2013 e n. 530/2013 ed altri documenti analoghi o connessi”. Il documento è pubblicato qui: LINK

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TAR FVG: una sentenza politica e antigiuridica

Il 31 Ottobre 2013, presso la sua sede in Piazza della Borsa 7, Trieste Libera ha organizzato un incontro pubblico dedicato alla recente Sentenza n. 530/2013 del Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia, depositata il 28 Ottobre e che, secondo la stampa e la politica locale, avrebbe chiuso per sempre la questione del Territorio Libero di Trieste.

Davvero? Assolutamente no, perché questa prima sentenza è un “mostro giuridico” che non soltanto evidenzia un uso politico della giustizia, ma anche la fragilità della simulazione di sovranità italiana sull’attuale Territorio Libero di Trieste.

Ad ogni modo, il T.A.R. è il primo tribunale a produrre una sentenza sullo status di Trieste: nei due anni precedenti il Tribunale di Trieste e la Commissione Tributaria avevano proceduto con rinvii e ordinanze. Vale la pena ricordare che, a differenza delle ordinanze, una sentenza è perciò impugnabile sia di fronte alle corti italiane che, soprattutto, di fronte a quelle internazionali.

Il giorno dell’udienza

Il 9 ottobre, il giudice aveva rigettato l’eccezione sul difetto di giurisdizione, affermando, implicitamente, il proprio diritto ad esprimersi sul ricorso del 57 ricorrenti che chiedevano l’annullamento delle ultime elezioni regionali.

Le ultime elezioni regionali, era la tesi dei ricorrenti, sono incostituzionali proprio perché indette dalla repubblica italiana all’interno di una regione che è stata costituita inglobando parte di uno Stato estero, l’allora Zona A del TLT. Il governo italiano infatti esercita su Trieste l’amministrazione civile provvisoria, non la sovranità. Un’amministrazione che peraltro gli è sub-affidata dai Governi amministratori primari, quelli di Stati Uniti e Regno Unito, per contro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

A questo proposito, vale la pena ricordare che anche la traduzione asseverata del Memorandum d’Intesa di Londra che determina questa sub-amministrazione, opera dei periti del Tribunale di Trieste, conferma che di “amministrazione civile provvisoria” si tratta. 

Messe alle strette dal numero sempre crescente dei cittadini che si identificano nel Movimento Trieste Libera e rassicurate dalle recenti dichiarazioni del Governo di Roma, le autorità locali non hanno esitato a produrre (in tempi decisamente da record) una sentenza piena di falsità e minacce pur di mantenere sotto controllo la rivoluzione della legalità che sempre più triestini stanno sostenendo.

Roberto Giurastante e gli altri 56 ricorrenti erano preparati al rigetto del ricorso, immaginavano di dover ricorrere contro a delle tesi politiche, ma il contenuto della sentenza 530/2013 è risultato tanto sconcertante e violento che dovrebbe allarmare l’intero apparato giudiziario italiano.

La sentenza in breve

A partire dall’immotivato rifiuto di depositare la sua decisione anche in sloveno: il TAR FVG ha violato così non solo i trattati internazionali, ma, giacché ritiene di agire in nome della Repubblica Italiana, anche la L. 38/2011 che tutela i diritti della popolazione di madrelingua slovena.

Nella sentenza si arriva a condannare i ricorrenti al pagamento di una sanzione da oltre 10.000 Euro e si minaccia di perseguirli come se fossero terroristi: con queste dichiarazioni il TAR FVG ha chiaramente esulato dalle sue competenze, che sono di tipo amministrativo, non penale, ma quello che più sconcerta è che tale decisione fondi su basi politiche, riprendendo le note tesi dei giuristi E. Cammarata e M. Udina, che sono appunto mere interpretazioni dottrinali senza alcun valore legale e fondate su falsificazioni dei Trattati internazionali e dello status di Trieste.

La trattazione analizza assai marginalmente la Questione Trieste (affermando che il Territorio Libero non sarebbe mai esistito nonostante le migliaia di prove in fatto e diritto che ne dimostrano l’esistenza fino ad oggi!) preferendo divagare in narrazioni storiche che non hanno alcun valore legale.

Ma non è tutto: nella sentenza si arriva a definire il ricorso stesso “pericoloso per la pace ed eversivo” nonostante appellarsi ad un tribunale sia una procedura legalissima, ed anzi rappresenti un atto di fiducia verso un potere, quello giudiziario, che dovrebbe essere totalmente esente da condizionamenti politici.

In uno stato di diritto, un ricorso viene discusso con i soli strumenti della legge, tutelando tutte le parti in causa.

La reazione dei politici

Un tribunale che esce dal campo del diritto per addentrarsi nel mondo della politica non ha tuttavia indispettito i politici locali. La presidente della Regione, Serracchiani (PD) ha immediatamente lodato la sentenza (ha 65 pagine: come avrà fatto a leggerla tanto in fretta?) mentre il sindaco Cosolini (PD) ha rincarato la dose minacciando di ritorsioni tutte le persone che si riconoscono nel Movimento Trieste Libera, aggiungendo poi che quando ciò avverrà “si troveranno da sole” ossia escluse completamente dallo stato di diritto.

Esiste un netto confine tra la libertà d’espressione e l’istigazione alla violenza, tra l’informazione e la propaganda: il quotidiano ha persino falsificato la posizione del governo sloveno su questa sentenza, dimostrando di non aver nemmeno provato a capire la gravità di una sentenza che definisce “pericoloso per la pace ed eversivo” l’esercizio di un diritto.

In uno Stato di diritto i cittadini non sono accusati di essere dei criminali per essersi appellati alla legge, che sia il Trattato di Pace del 1947, il codice di procedura amministrativa, oppure la legge che tutela il diritto di opinione.

La questione etica

Questa sentenza politica non riguarda soltanto i triestini, ma anche gli italiani onesti: dove la magistratura non riesce ad affrancarsi dalle influenze politiche, infatti, la democrazia è appesa a un filo e chiudere gli occhi di fronte a simili abusi significa aprire le porte ad un futuro nel quale non esistono più diritti inviolabili.

Un sistema di potere che tiene legati a sé i cittadini con la paura, minacciando di privarli di lavoro e pensioni se dovessero alzare la testa per reclamare i propri diritti dimostra di considerarli meri sudditi.

Ci troviamo davanti ad una scelta che non è più politica, ma etica: permettere che i cittadini di Trieste siano perseguitati significa voltare la testa davanti ad un pericoloso precedente.

A maggior ragione considerando che l’obiettivo ed il lavoro di Trieste Libera non è di ottenere privilegi, ma il ripristino di diritti inalienabili per tutta la comunità, quella di Trieste, ma anche quella internazionale, che ha diritti specifici sul più prezioso ente di Stato del Territorio Libero di Trieste: il suo Porto Franco internazionale.

Le conclusioni

Nonostante queste gravi minacce, Roberto Giurastante ha ribadito che Trieste Libera ed i suoi sostenitori continueranno a muoversi nel campo della legalità assoluta per riaffermare i pieni diritti del Territorio Libero di Trieste.

Se esistesse una legge in grado di spazzar via le loro tesi in maniera inequivocabile, questa sentenza sarebbe stata molto diversa e non avrebbe avuto bisogno di appoggiarsi ad una campagna mediatica così violenta. Evidentemente, la causa è inattaccabile e, per questo, si attaccano le persone che la sostengono o che potrebbero sostenerla.

Trieste Libera impugnerà la sentenza di fronte al Consiglio di Stato ed auspica che anche il Governo italiano prenda posizione contro gli autori della sentenza 530/2013: costoro hanno calpestato la Costituzione e i diritti dei cittadini pur di garantire una simulazione di sovranità illegale che si ammanta di nazionalismo per continuare a parassitare Trieste ed il suo degrado (a partire da quello, artificiale, del Porto Franco Nord, minacciato da tentativi illegali di speculazione edilizia e immobiliare) e che, in definitiva, danneggia anche il Governo italiano, amministratore civile provvisorio del Territorio Libero di Trieste.

[SV]

Roberto Giurastante mostra alla platea una copia del giornale locale che riprende la dicitura "eversivo e pericoloso per la pace" per descrivere il ricorso al TAR presentato da Trieste Libera.

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