Trieste Libera

I popoli della Mitteleuropa riuniti per ricordare i caduti della Grande Guerra

Domenica 3 Novembre 2013, a Prosecco/Prosek si è tenuta una cerimonia toccante: più di trecento persone sono scese nella dolina che ospita il cimitero Austro-Ungarico per assistere all’annuale commemorazione dei soldati che, quasi un secolo fa, morirono in difesa di queste terre.

Nel cimitero riposano oltre cinquemila uomini giunti da tutto l’Impero e poi caduti sui campi di battaglia di Prosecco/Prosek, Piedimonte del Calvario/Podgora e Doberdò del lago/Doberdob.

Nonostante il tempo incerto, molti popoli un tempo fratelli si sono uniti per riscoprire il comune passato: si sente parlare italiani, sloveni, croati, tedeschi e ben presto, anche altre lingue risuoneranno per portare la pace a coloro che furono spenti dalla guerra.

Attorno alla grande croce che li veglia sono state disposte con cura le bandiere della loro patria sovranazionale, l’Austria-Ungheria, e delle terre che difesero: il vessillo di Trieste imperiale, la bandiera slovena, le insegne del Friuli e della Contea principesca di Gradisca e Gorizia.

Assieme a queste, ci sono la bandiera dell’Imperatore e quella della marina da guerra, mentre si leva al cielo la bandiera dell’Impero austriaco, nera e dorata come i fiori gialli che, una settimana prima, sono stati portati dai volontari del Movimento Trieste Libera.

Per la prima volta, ad occuparsi di restituire colore e dignità a questo luogo di sepoltura sono stati gli abitanti delle nostre terre: prima erano gli austriaci dell’associazione Österreichisches schwarzes Kreuez, (Croce nera austriaca) a mantenere viva la memoria dei compatrioti sepolti in questa dolina.

Sul nastro di una ghirlanda d’ulivo, si leggono le parole “Um nicht zu vergessen – Hogy ne merüljön feledésbe” ovvero “Per non dimenticare – Per non immergersi nell’oblio”: troppo a lungo, propaganda e nazionalismi hanno cercato di estirpare dalle genti nostrane la memoria del comune passato Asburgico, un mondo in cui le lingue e le religioni non rappresentavano delle barriere, un mondo in cui le persone lavoravano insieme per il bene comune.

Il movimento Civiltà Mitteleuropea organizza questa cerimonia commemorativa ogni 3 novembre, anniversario dell’occupazione italiana di Trieste, giornata simbolo dell’infrangersi di questi valori, ma anche giornata nella quale ciascuno può scegliere di farli riviere.

Sono quasi le undici quando la commemorazione ha inizio: sarà una cerimonia plurilingue e multiconfessionale, che permetterà ai presenti di immergersi nel passato a lungo sopito.

Ad officiare la celebrazione ci sono il giornalista Paolo G. Parovel, presidente del Movimento Civiltà Mitteleuropea e l’Imam di Koper-Capodistria, giunto a portare la preghiera dell’Islam ai caduti bosniaci.

I presenti si stringono ai piedi della croce per onorare i loro caduti, i nostri padri di molte nazioni, lingue e culture che lottarono contro il nazionalismo al prezzo della vita: s’invoca il Pater Noster per i cattolici, Unser Vater, per gli evangelici, Отче наш (Otche nash) per i serbo-ortodossi e Πάτερ ἡμῶν (Pater hēmōn) per i greco-ortodossi.

In seguito, l’Imam prega in lingua araba e Parovel traduce le sue parole in bosniaco, per poi recitare una preghiera in ebraico: l’ultima preghiera, in italiano, è la preghiera pluriconfessionale universale dei mitteleuropei, che abbraccia valori universali di concordia, pace e rispetto reciproco tra tutti gli esseri umani.

Tutti ascoltano la riflessione sul profondo significato della nostra storia comune: nessuno di questi caduti aveva voluto la guerra, ognuno di loro desiderava vivere in pace con i suoi cari, lavorando per la loro comunità, ma al momento del bisogno, seppe combattere in difesa dei suoi fratelli: “chi, tra di loro, nell’inferno di quell’immensa, inutile strage riuscì ad essere forte merita onore, chi si scoprì debole merita rispetto. I pochi che fecero scelte opposte meritano compassione”.

Negli anni 1914-1918 più di un milione e duecentomila soldati persero la vita indossando la divisa dell’Austria-Ungheria: in quei tragici anni lottarono gli stati, ma anche le ideologie, perché la ragione e l’umanesimo si scontrarono con i nuovi miti della negazione e del nichilismo, demoni la cui effimera vittoria si sarebbe tramutata in rovinosa sconfitta nell’inferno del secondo conflitto mondiale.

Quest’inutile strage non ebbe vincitori: fu la prima sconfitta mondiale dell’umanità e della civiltà.

Le genti della Mitteleuropa hanno riscoperto lentamente il passato che avevano perduto, soprattutto grazie alle memorie famigliari: troppo a lungo abbiamo sofferto per la negazione della nostra identità, costretti a scegliere una sola bandiera, tuttavia, la nostra storia insegna che come i nostri padri hanno prosperato sotto una sola bandiera, senza essere da questa soffocati, anche noi possiamo prosperare rispettandoci reciprocamente.

Il nostro sguardo è rivolto al passato, perché solo così possiamo riallacciare i legami recisi, ritrovare i valori degli antenati e farli rivivere nel presente: le bandiere e le divise che decorano il cimitero non rappresentano la violenza delle armi, ma la fratellanza tra i popoli che le sentivano proprie.

L’importanza dei valori dell’Austria-Ungheria è evidente nel mondo che, negandoli, è precipitato nell’odio e nella disperazione: anche se la nostra patria sovranazionale è scomparsa dalla geografia politica, ognuno di noi può farla rivivere, decretando la vittoria dei valori.

La cerimonia si chiude dopo un minuto di silenzio, in onore dei padri e di chi si trovò a combattere per la parte avversa, ma anche per tutti coloro che, nel passato e nel presente, devono scontrarsi con il male: dopo quest’ultima solennità, ciascuno si avvia per portare questi antichi valori nel mondo, sotto una pioggia lieve, quasi purificatrice.

[SV]

Articolo pubblicato sul Trieste Libera News

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.