Movimento Trieste Libera

IL PESO DELLE LOTTE PER AMBIENTE E LEGALITÀ

SESSANTA PROCEDIMENTI PENALI IN 15 ANNI

L’altra settimana ho ritirato il certificato dei procedimenti penali a mio nome presso il tribunale di Trieste. Si tratta dell’elenco di tutte le iscrizioni di notizie di reato a carico di una persona. Un controllo da fare ogni tanto da parte di ogni cittadino per evitare brutte sorprese. In un Paese come l’Italia si può infatti trovarsi condanne esecutive senza nemmeno sapere di avere avuto processi. Le leggi barbariche di uno Stato antidemocratico consentono anche  questo.

E’ stato un tuffo in 15 anni di lotte a difesa dell’ambiente e dei diritti civili. In quindici anni ho accumulato complessivamente 60 procedimenti penali. Cinquanta quale parte offesa e dieci come imputato. I procedimenti riguardano l’inquinamento del territorio, i rischi degli impianti industriali (violazione legge Seveso), le emergenze radiologiche (violazione delle norme EURATOM), i rigassificatori nell’Alto Adriatico, gli appalti delle opere pubbliche truccate, la cementificazione delle coste e il riciclaggio di denaro.

Queste inchieste hanno consentito di avere uno spaccato del sistema di malaffare che governa impunito da decenni a Trieste. Un sistema di malaffare a forte trazione massonica. Inchieste che hanno fatto emergere la rete di collusioni istituzionali che hanno permesso di  trasformare Trieste in discarica per lo Stato italiano devastandone l’ambiente e condannando alla morte per avvelenamento la popolazione.

Tutti i procedimenti sono stati alla fine archiviati dall’autorità giudiziaria, quasi sempre senza trovare responsabili, oppure mandandoli assolti. Ma alcune di queste inchieste si sono trasformate in denunce all’Unione Europea. Ed hanno portato risultati importanti, anche se totalmente nascosti da un regime mediatico asservito al sistema di potere.

L’avvio delle bonifiche delle discariche del sistema, la messa a norma dei depuratori fognari, la predisposizione dei piani di emergenza per gli stabilimenti industriali, e la prima redazione del piano di emergenza radiologico relativo alla centrale nucleare di Krško, derivano proprio dai procedimenti di infrazione avviati dall’Unione Europea dopo la ricezione di queste denunce.

Il prezzo di queste azioni a difesa della legalità è stato pesante: dieci procedimenti penali a mio  carico per reati di opinione, di cui due ancora aperti. Uno riguarda una querela della Gas Natural per la mia opposizione determinante al progetto del terminale di rigassificazione proposto all’interno del porto di Trieste, l’altro è ancora in attesa di conclusione.

Tra gli otto procedimenti chiusi, una condanna per essermi opposto alla realizzazione dei nuovi centri commerciali nel Comune di Muggia. Si trattava di opere illegittime ma dietro alle quali ruotavano grossi interessi economici. Il Comune di Muggia era una delle zone a maggior tasso di penetrazione illegale dell’intero territorio di Trieste. Vaste aree di questo Comune particolare erano state utilizzate come discariche per quell’enorme operazione di devastazione portata avanti negli anni dalle autorità italiane nella Zona A del Territorio Libero.

E i piani regolatori del Comune di Muggia erano falsati in origine per avere trasformato le zone inquinate in terreni agricoli, industriali, residenziali, turistici. Sopra le discariche di idrocarburi, diossine, metalli pesanti erano state autorizzate le costruzioni di case, aziende, parchi giochi, stabilimenti balneari. Tutto regolare, tutto alla luce del sole delle coperture mafiose istituzionali. Imbroglio dopo imbroglio era stata così costruita una fiorente attività speculativa fatta di strumenti urbanistici fasulli ed illeciti che hanno permesso “normali” attività di riciclaggio di denaro.

Una amministrazione civile dolosa sotto tutela di chi (Italia) stava occupando il territorio. Amministratori criminali che hanno mentito ai cittadini senza scrupolo di condannarli a contrarre il cancro per le future generazioni.

La mia battaglia per la difesa dell’ambiente e dei cittadini in questo Comune del degrado venne stroncata dal “sistema”: i piani regolatori illegittimi vennero dichiarati “regolari” dalla stessa autorità giudiziaria. Ed io venni condannato per avere offeso la reputazione di chi li aveva autorizzati. Oltre trentamila euro di risarcimento: una punizione esemplare decisa dai giudici per avere sfidato questo sistema massomafioso.

Venni pure rinviato a giudizio per avere denunciato la pericolosità delle discariche di diossine ed altri rifiuti tossico nocivi sopra le quali erano stati realizzati parchi giochi per bambini o si proponevano stabilimenti balneari.

Nessuno doveva osare opporsi al perfetto “sistema” di potere instaurato dall’Italia nel territorio occupato di Trieste. E l’eliminazione dei pochi che ancora lottavano (e lottano)  per salvare la propria terra era (ed è) un dovere assoluto per le autorità deviate dello Stato occupante.

Ecco perché ho accumulato sessanta procedimenti penali in quindici anni e sono diventato un pregiudicato: ho difeso la mia terra dalle mafie.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante (pubblicato il 16 gennaio 2014)

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