Movimento Trieste Libera

INDAGATI PER COSA?

locandina_piccolo_25feb14-r

LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TRIESTE AVVIA UN’INCHIESTA CONTRO VENTI ATTIVISTI DI TRIESTE LIBERA PER LA MANIFESTAZIONE DEL 10 FEBBRAIO 2014 A DIFESA DEL PORTO DI TRIESTE E DELLA LEGALITÀ… FONTE QUOTIDIANO IL PICCOLO.

Qualche giorno fa il quotidiano Il Piccolo ha pubblicato con grande clamore una notizia in prima pagina con tanto di lancio dalla locandina. Il Sostituto Procuratore della Repubblica di Trieste Federico Frezza starebbe indagando venti attivisti di Trieste Libera per avere bloccato gli accessi al Porto Franco Nord di Trieste (il cosiddetto “Porto Vecchio”) nel corso della manifestazione organizzata dal Movimento il 10 febbraio in concomitanza con la scadenza dell’ultimatum alle autorità italiane per lo sblocco della sospensione del regime del porto franco decisa con atto illegittimo dal Commissario di Governo del Friuli Venezia Giulia, ovvero il Prefetto di Trieste Maria Adelaide Garufi.

Al di là del fatto che rendere pubblica una notizia coperta dal segreto di indagine costituisce violazione della stessa legge italiana (in ogni caso gli indagati dovrebbero almeno ricevere l’avviso di garanzia per potersi difendere senza il pregiudizio della gogna pubblica), qui si sta parlando di una legittima azione di difesa della legalità avviata dai cittadini di Trieste.

La manifestazione contestata dalla Questura di Trieste e dall’autorità giudiziaria italiana per mancanza di autorizzazione si è svolta pacificamente ed in un’area internazionale, che esiste solo in quanto parte di un Porto Franco internazionale che esiste come ente di Stato del Territorio Libero di Trieste.

Tale è infatti il Porto Franco Nord (Vecchio) di Trieste in base al Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 che ne regola il funzionamento al suo allegato VIII°. Si tratta di un Porto Internazionale come stabilito dalla Risoluzione S/RES/16 (1947) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in regime di semplice amministrazione provvisoria che i governi di Stati Uniti e Regno Unito hanno sub-affidato al Governo italiano con il Memorandum di Intesa di Londra del 1954. La giurisdizione italiana nel porto franco di Trieste è tassativamente esclusa dall’Allegato VIII del Trattato di Pace.

I cittadini di Trieste che il 10 febbraio hanno manifestato a difesa del Porto Franco il cui regime è stato sospeso dall’amministrazione provvisoria italiana in in violazione del Trattato di Pace hanno quindi non solo esercitato i loro diritti e difeso la legalità internazionale.

Legalità calpestata dall’amministrazione italiana che, nell’esecuzione del piano di distruzione del Porto Internazionale di Trieste, vorrebbe urbanizzare l’intera area del Porto Franco Nord sottraendola all’attività portuale e sottoponendola ad una maxi speculazione immobiliare in odore di mafia deviandone i preziosi traffici sui porti dell’Italia meridionale anch’essi nella morsa della criminalità organizzata.

Ed è davvero interessante notare come tutti coloro che si oppongano a queste pesantissime infiltrazioni mafiose da miliardi di euro vengano intimiditi, minacciati ed attaccati dalla stessa autorità giudiziaria che calpesta i suoi doveri e le leggi del suo stesso Stato per favorire l’illecita e soffocante simulazione di sovranità italiana sull’attuale Territorio Libero di Trieste. Un’amministrazione di cui beneficia soltanto una “camorra nazionalista”.

Cittadini del TLT sotto processo per dare il via libero definitivo alla mafia?

Tratto dl blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.