Trieste Libera

Rassegna stampa: intervista a Roberto Giurastante (parte 1)

Quest’intervista del giugno 2013 è stata rilasciata a Roberto Calogiuri della testata ilfriuliveneziagiulia.it da Roberto Giurastante, fondatore e portavoce del Movimento Trieste Libera.

I link sono stati aggiunti da Trieste Libera come approfondimenti ed anche le note.

Roberto Giurastante, Presidente del Movimento Trieste Libera.

Trieste – E se Equitalia fosse bandita da Trieste come una detestabile intrusa? Se la benzina costasse meno di 1€ al litro e l’iva fosse ridicolmente bassa? E se al posto del sindaco ci fosse un governatore e il porto funzionasse così bene da produrre ricchezza e abbondanza per tutti? E se irpef, imu, tares e addizionali varie fossero ridotte e reinvestite nel territorio giuliano?

Il quadro è auspicabile. Ma sarà verosimile?

Secondo il Movimento Trieste Libera, non si tratta di una visione utopica, ma di una realtà concreta e a portata di mano, contenuta e prevista nel Trattato di Pace firmato a Parigi nel 1947 da sempre disatteso dalle istituzioni italiane.

Una realtà in grado di contrastare, se non addirittura di scavalcare, l’attuale crisi economica e politica. Questo è l’umore percepibile per le strade, presso i banchi dove si sottoscrive la petizione.

Quindi, da metà maggio il Movimento ha promosso una massiccia raccolta di firme per sostenere, nelle sedi istituzionali europee, l’avanzamento della questione del Territorio Libero di Trieste. Vale a dire l’indipendenza di Trieste dallo Stato italiano, dal punto di vista fiscale e amministrativo.

Cosa che ha preoccupato non poco la Guardia di Finanza la cui presenza, al di qua del Lisert, è considerata illegale dal MTL che è pronto a sollevare eccezioni a proposito della sovranità dell’Italia su quello che è definito dai trattati come il “Territorio Libero di Trieste”.

Considerato l’incremento di presenza e di attività di cui il Movimento dà segno nelle vie cittadine (svariate le manifestazioni di piazza, numerosi gli esercizi commerciali e i banchi dove si può firmare la petizione, chiedere informazioni e acquistare accessori come magliette, spille e adesivi bilingui) abbiamo posto alcuni interrogativi a Roberto Giurastante, noto per l’impegno sul fronte ecologista e ambientalista, responsabile dell’associazione Greenaction Transnational e portavoce per l’Italia della rete ecologista Alpe Adria Green.

In qualità di Componente del Direttivo e responsabile del settore Ambiente e legalità del MTL, Giurastante ha risposto con disponibilità e precisione alle nostre domande nella sede del Movimento, preannunciando un’estate infuocata e ricca di clamorose iniziative sul fronte del dissenso.

Signor Giurastante, quante firme sono state raccolte al momento?

Circa 8.000 firme per la richiesta di nomina del Governatore ONU e per il ripristino dell’amministrazione civile provvisoria. La raccolta andrà avanti per parecchi mesi, sicuramente per tutta l’estate, con l’obiettivo di raccoglierne almeno 50.000.

Qual è il perno su cui gravita la protesta del MTL e su quali presupposti storico politici si fonda?

L’attuazione dell’amministrazione civile provvisoria per la Zona A del TLT disattesa dal Governo italiano e obbligatoria in base al Memorandum di intesa di Londra del 5 ottobre del 1954 con il quale vi era stato il passaggio di consegne tra il GMA (Governo Militare Alleato) e appunto il Governo italiano. I presupposti storici sono la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale e il Trattato di Pace conseguente con il quale l’Italia ha perso la sovranità su Trieste ed il suo territorio.

Quali sono gli strumenti di lotta, protesta e visibilità che il movimento adotta?

Gli strumenti di lotta e protesta sono basati su azioni legali con denunce, anche a livello internazionale, delle violazioni commesse dallo Stato italiano a danno del TLT e dei suoi cittadini. La visibilità è ottenuta con iniziative svolte prevalentemente sfruttando la rete, vista la difficoltà a ottenere spazio dai media italiani. Numerose, inoltre, sono le manifestazioni pubbliche. In questo momento siamo in attesa di alcune sentenze della Corte di Trieste riguardanti argomenti cruciali per la continuazione della protesta. Per esempio il 17 luglio prossimo il giudice dovrà esprimersi riguardo a un difetto di giurisdizione. Allora si deciderà per la continuazione della protesta.

Si possono ravvisare istanze separatiste nel vostro movimento?

Non vi sono istanze separatiste. La nostra è una legittima azione. In base al Trattato di Pace il TLT è già dichiarato ed esistente quale Stato indipendente. Chiediamo quindi solo l’attuazione del Trattato di Pace in vigore.

Quali sarebbero le più clamorose conseguenze fiscali e sociali se fosse accolta la richiesta del movimento?

In base al Trattato di Pace del 1947, che è la Legge del TLT, le tasse italiane non sono imponibili nel TLT. Trieste è un’area defiscalizzata con obbligo di pagamento delle sole imposte necessarie all’amministrazione locale. Il Porto Franco Internazionale di Trieste con i suoi punti franchi estendibili in tutto il TLT diventerebbe il primo porto del Mediterraneo per traffici e movimentazioni finanziarie. La conseguenza principale sarebbe un abbattimento dell’IVA al 7% e le tasse, che attualmente sono al 50%, scenderebbero al 20% per attestarsi, una volta a regime, sotto il 15%.

Come cambierebbe la vita quotidiana a Trieste se fosse accolta la vostra petizione?

Trieste diventerebbe un polo di attrazione per gli investitori di tutto il mondo.

A quale modello amministrativo esistente assomiglierebbe Trieste?

Certamente ad un modello di tipo nordico e vista la solida tradizione della città con la sua storia plurisecolare di appartenenza all’Austria, quello sarebbe il modello di riferimento.

Cosa pensa del progetto Adria A di Cooperazione Transfrontaliera con la Slovenia?

Ci sembra una pura dichiarazione di intenti inattuabile coinvolgendo il TLT ed il Porto di Trieste che sono al di fuori della giurisdizione italiana e comunitaria.

L’equilibrio economico della regione sarebbe influenzato dal progetto?

Come ho detto, si consideri che il solo volume di affari del Porto Franco internazionale di Trieste, supererebbe quello dei porti dell’Alto Adriatico citati nel progetto.

E dalla trasformazione di Trieste in governatorato?

Trieste si trova nella prima fase di regime provvisorio. Solo in una seconda fase verrà nominato, come previsto dal Trattato di Pace, un Governatore con pieni poteri direttamente dalle Nazioni Unite e da allora si passerà al pieno regime permanente.

[Nota: da Trattato di Pace tutte le norme compatibili dello Statuto Permanente possono essere applicate già nel Regime Provvisorio. Un esempio lampante: il Porto Franco internazionale è istituito all’art. 34 dell’allegato VI – Statuto Permanente. Lo strumento che lo regola, l’allegato VIII, è espressamente applicabile già nella prima fare del regime di amministrazione provvisoria, tanto che il Governo italiano vi è obbligato dal Memorandum di Londra].

Perché, secondo lei, il governo italiano ha ignorato le clausole del Trattato di pace del ’47?

Sul piano economico perché il Porto Franco internazionale di Trieste è considerato il principale concorrente dei porti italiani. Su quello nazionalistico perché Trieste rappresenta per l’Italia il simbolo del completamento dell’unità dell’Italia.

Gli adesivi del MTL sono bilingui. Come sono i rapporti con la componente slovena?

I rapporti sono ottimi: è sufficiente ricordare che, secondo il Trattato di Pace, l’italiano e lo sloveno sono le lingue ufficiale del TLT.

L’onorevole Fedriga, della Lega Nord, ha chiesto al Governo di attuare una zona franca in regione, che comprenda Trieste, Gorizia, Cividale e Tarvisio. Cosa ne pensa?

Penso che si tratti di una proposta inattuabile in quanto contrasta con le norme doganali vigenti. Gli unici punti franchi legittimati e tutelati dal diritto vigente sono quelli del Porto Franco internazionale di Trieste. Altre iniziative al di fuori di quest’ultima rischiano di creare false aspettative nella popolazione.

Dopo l’eventuale ristrutturazione amministrativa, che ne sarà delle strutture coinvolte e dei relativi impiegati?

Gli organici della pubblica amministrazione subiranno un semplice adeguamento dei quadri dirigenziali. Non ci saranno cambiamenti drastici né riduzioni di personale. Gli organismi dello Stato italiano saranno convertiti e gli organici, come per esempio la polizia, potranno optare per rimanere nella stessa struttura che cambierà denominazione. Per il resto, la Provincia, trasformata in dispositivo amministrativo, assieme al Governo Provvisorio, saranno gli organismi di riferimento della cittadinanza.

La seconda parte dell’intervista: LINK

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