Movimento Trieste Libera

COSA CONTENGONO LE NOSTRE DISCARICHE?

Tipologia dei rifiuti presenti nella discarica – terrapieno di Barcola

(relazione dei consulenti tecnici della Procura della Repubblica di Trieste)

 

IL TERRAPIENO DI BARCOLA: UNA DISCARICA DI DIOSSINA IN ZONA BALNEARE.

Gli amministratori pubblici locali e lo stesso Governo italiano cercano sempre di evitare di parlare della questione irrisolta dell’inquinamento di Trieste, ovvero dell’attuale Territorio Libero di Trieste e del suo Porto Franco Internazionale. Si tratta di uno dei maggiori problemi per Trieste e per i suoi cittadini. Un problema rilevante le cui conseguenze condizionano la qualità della vita, influendo negativamente sull’ambiente, sulla salute, sullo sviluppo economico. Questo inquinamento che è sempre stato nascosto è a tutti gli effetti un disastro ambientale causato in concorso tra istituzioni e mafie.

Molto è già stato fatto per contrastare questo inquinamento: le mie battaglie a difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini sono documentate sia nel mio libro-inchiesta “Tracce di Legalità – come le mafie e le corruzioni italiane inquinano il Territorio Libero di Trieste” e su questo blog, “Ambiente e legalità” ad esempio la denuncia in sede europea che ha portato alla realizzazione del nuovo depuratore di Trieste, oppure la lotta a fianco di Alpe Adria Green per salvare il Golfo di Trieste dal progetto di rigassificatore di Gas Natural fortemente voluto dai politici locali e non solo.

Molto tuttavia deve essere ancora fatto: ne ho parlato ad esempio nella serie di post “Dietro alle discariche del Territorio Libero di Trieste” che oltre ad introdurre la questione affrontano la problematica della Ferriera di Servola, del ruolo dei media e delle responsabilità istituzionali, dell’inquinamento della valle delle Noghere).

Quante discariche sono state realizzate nel Territorio Libero di Trieste dal 1954, cioè da quando questo è amministrato dal Governo italiano? Cosa è stato smaltito e, nel caso dei rifiuti “speciali” gestiti dalle ecomafie istituzionali, occultato nelle discariche realizzate a Trieste negli ultimi 60 anni? Quali sono le conseguenze di questo inquinamento perdurante?

Per rispondere al primo quesito rimando alla mappatura dei principali siti inquinati esistenti nel territorio di Trieste (porto compreso) pubblicata nel libro “Tracce di legalità”. Si tratta di venti macro-aree che comprendono al loro interno molte situazioni di inquinamento (ad esempio una macro-area è rappresentata dalle grotte inquinate che sono oltre 150 nel Carso triestino).

Per rispondere al secondo quesito mi affido alla rilevante documentazione proveniente dagli archivi di Greenaction Transnational, costruito in anni di inchieste sul fronte dei rifiuti. Tra i documenti più interessanti e utili a capire cosa contiene tipicamente una discarica “standard” del sistema Trieste vi sono certamente quelli relativi al terrapieno di Barcola.

Questa grande discarica a mare situata in piena zona balneare è stata oggetto di interventi dell’autorità giudiziaria italiana e della Commissione Europea ed è quindi una delle più analizzate tra quelle che si trovano nel nostro territorio.

Cosa si trova ancora oggi in questa discarica? Ecco la lista degli inquinanti (l’area occupata dalla discarica è di circa 100.000 metri quadrati a terra e vi sono stati scaricati oltre 300.000 metri cubi di rifiuti) fin qui rinvenuti:

– materiale da demolizione

– conglomerati bituminosi

– guaine bituminose

– morchie da serbatoi

– plastica

– stringhe di plastica

– cavi elettrici

– buste di plastica

– blocchi di mattoni

– pezzi di manufatti in vetroresina

– carta e cartone

– tubi di plastica

– ferro

– scorie di inceneritori

– terra e rocce da scavo

– legno

– segatura

– ceneri da inceneritore

– blocchi di cemento

– eternit

Da notare che la discarica di Barcola e le altre costiere e sul Carso venivano utilizzate anche per lo smaltimento delle scorie e ceneri provenienti da inceneritori di varie regioni italiane (vedi post: Il silenzio sui rifiuti delle mafie).

Per rispondere al terzo quesito riporto direttamente un estratto dei consulenti tecnici nominati dalla Procura della Repubblica di Trieste nell’ambito dell’indagine del 2005 (e che aveva portato al sequestro dell’area): “Le analisi svolte come già evidenziato, hanno dimostrato nell’area in sequestro la presenza di materiale contaminato oltre i limiti previsti dal D.M. 471/99 relativo alle aree soggette a bonifica, infatti le concentrazioni dei metalli, dei policrobifenili, degli idrocarburi policiclici aromatici e degli idrocarburi sono risultate nettamente superiori ai valori limite previsti dal D.M. 471/99 come soglia limite per valutare lo stato di contaminazione dei terreni…. Tali risultati dimostrano quindi che il materiale discaricato era costituito da materiale inquinante non ammissibile per l’imbonimento dello specchio acqueo marino e tale da danneggiare l’ambiente. La discarica di tali materiali pericolosi ha quindi determinato che un ambiente salubre ed incontaminato, destinato ad attività che richiedevano elevati standard di qualità, quali la balneazione e la mitilicoltura, e la ricreazione è stato di fatto non solo contaminato ma soppresso.

Poiché tale materiale contaminato è stato discaricato senza che sia stata adottata alcuna opera di impermeabilizzazione né alcuna barriera che impedisse il suo contatto con l’ambiente ed in particolare con le acque marine antistanti e sottostante, esso nel tempo è stato e sarà lisciviato dalle acque meteoriche, dalle altre acque di percolazione e dal moto ondoso e trasferito in mare.

Che tale lisciviazione sia possibile è stato evidenziato anche dai risultati ottenuti procedendo alla lisciviazione del materiale campionato, al fine di verificare la sussistenza di tale fenomeno di cessione di inquinanti da parte del materiale discaricato, destinati a raggiungere progressivamente il mare antistante.

Che le scorie dell’inceneritore fossero tali da cedere gli inquinanti in esse contenuti era comunque noto anche all’epoca dell’abbancamento nell’area di Barcola come dimostrato dall’indagine svolta nel 1981 dal Laboratorio di Igiene e Profilassi di Trieste.”

Le conseguenze sulla salute dei cittadini esposti all’azione degli agenti inquinanti tossico nocivi (di cui non sono note completamente le caratteristiche chimico-fisiche, vedi le voci generiche di “sostanze pericolose”) non sono mai state determinate. Rimane il fatto che nel solo caso della discarica-terrapieno di Barcola situata nella principale zona balneare di Trieste, decine di migliaia di persone ignare sono state esposte ogni anno all’azione di questo pesante inquinamento fatto di diossine, idrocarburi, metalli pesanti, amianto e di altri rifiuti definiti “sostanze pericolose”.

E purtroppo anche in mancanza di serie indagini epidemiologiche rimane un altro incontestabile fatto: a fronte del pesante inquinamento del territorio corrisponde un’elevata incidenza di tumori che vede Trieste ai vertici europei.

 

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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