Trieste Libera

PUNTO DI SVOLTA

Quanto accaduto ieri nel tribunale di Trieste ha segnato un punto di svolta nella battaglia legale per il riconoscimento dei diritti dei cittadini del Territorio Libero. Per la prima volta da quando la questione è stata sollevata e portata davanti all’autorità giudiziaria italiana un giudice ha riconosciuto che il Territorio Libero di Trieste è stato amministrato fino al 1975, non avendo su di esso lo Stato italiano alcuna sovranità.

Ci sono voluti ventisette mesi.

Ventisette mesi in cui ogni legittima richiesta dei cittadini di Trieste per ottenere il rispetto dei propri diritti garantiti dal Trattato di Pace del 1947 è stata inesorabilmente respinta con la stessa formula: inammissibile e infondata.

Sempre con ordinanza, e non con sentenza. Almeno per quanto riguarda il campo penale. Quello che in questo contesto conta di più. Perché condannare, magari a pene detentive, nel nome di uno Stato terzo può portare a più di qualche problema. Questo naturalmente per uno Stato democratico dell’Unione Europea che si riconosca nella validità dei trattati internazionali.

Anche il giudice Piero Leanza si è espresso con un’ordinanza, ma questa è una di quelle decisioni che lasciano il segno, che spazzano decenni di teorie di diritto capovolte con le quali si è semplicemente voluto affermare l’impossibile, ovvero che Trieste è sempre stata italiana o che la sovranità acquisita con la forza dopo la Prima Guerra Mondiale non sarebbe mai cessata.

Questo giudice ha dichiarato che il Memorandum di Intesa di Londra ha istituito l’amministrazione civile provvisoria italiana sulla Zona A del Territorio Libero di Trieste. Questo fino al 1975, quando con il Trattato di Osimo l’Italia avrebbe riottenuto la sovranità sul territorio di Trieste.

Non si può essere d’accordo su quest’ultimo punto. Il trattato di Osimo è un semplice accordo bilaterale tra Italia ed ex Jugoslavia, e non poteva certamente modificare il Trattato di pace fonte di diritto superiore e quindi prevalente, inoltre all’articolo 7 quel trattato conferma il Memorandum di Londra, a sua volta strumento esecutivo del Trattato di Pace con il quale l’Italia Paese sconfitto ha perso Trieste e del suo porto.

E quando mai al Paese sconfitto è concesso il diritto di non rispettarlo quel Trattato? Norme speciali non scritte che valgono solo per l’Italia?

Ma rimane comunque indiscutibile che, secondo lo stesso giudice, dal 1954 al 1975 l’Italia non aveva la sovranità su Trieste. Non avendo la sovranità l’Italia non poteva imporre le proprie leggi e il proprio ordinamento.

E allora come è possibile che i cittadini di Trieste si siano visti attribuire la cittadinanza italiana non richiesta e non imponibile da un Paese terzo? E che abbiano dovuto prestare servizio militare nelle Forze Armate della Repubblica italiana? Oppure a pagare le tasse allo Stato italiano?

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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