Trieste Libera

DOPO L’ULTIMATUM

VERSO LA LIBERTÀ

Lunedì 10 febbraio non è stata solo la “giornata del ricordo” dei diritti di Trieste e della popolazione triestina violati dalle autorità italiane locali, che simulano la sovranità italiana per i propri interessi, nel nome di un nazionalismo anacronistico e di facili profitti.

Nel 1954, i Governi di Stati Uniti e Regno Unito hanno sub-affidato l’amministrazione civile provvisoria di Trieste al Governo italiano, che si è impegnato a governare il Territorio Libero ed il suo Porto Franco internazionale secondo diritto e nel rispetto del loro status legale.

Sfortunatamente, a causa della Guerra Fredda e della guerra dissolutiva della Jugoslavia, il previsto Governo locale si è trasformato in una élite collaborazionista che nega sistematicamente i diritti di Trieste e viola quindi le leggi italiane e internazionali in materia.

Lunedì 10 febbraio è iniziata una nuova fase nella lotta per il ripristino della legalità nel Territorio Libero di Trieste.

Quattrocento triestini erano in prima linea sotto la pioggia incessante a difendere il Porto Franco Nord di Trieste, ultimo baluardo di quella legalità che le autorità italiane locali vorrebbero spazzare via nonostante il suo valore strategico nel nome del cemento.

Per dieci ore, quattrocento triestini hanno formato la prima catena umana che ha presidiato i varchi di accesso al Porto Franco Nord aperto illegittimamente dal Commissario di Governo italiano.

Una barriera di legalità contro gli abusi del governo delle camorre.

Una catena umana che ha visto in prima fila le donne del Movimento Trieste Libera, a testimoniare la volontà di non essere disposti a cedere.

Il 10 febbraio è scaduto l’Ultimatum per il Porto Franco: le autorità italiane non vogliono ripristinare lo stato di diritto, dunque noi, il popolo di Trieste, ci rivolgeremo alle autorità internazionali per denunciare questo irreale stato di illegalità.

Nel centenario della Prima Guerra Mondiale Trieste ha imboccato la strada per ritrovare la sua libertà, perduta nel 1918.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.