Trieste Libera

OMBRE RUSSE

Ferriera di Servola
(DIS)ACCORDO DI PROGRAMMA: ITALIA CONTRO ITALIA SUL PORTO DI TRIESTE
Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni sul destino della Ferriera di Servola è una ulteriore dimostrazione della distanza siderale esistente tra stato di diritto e l’amministrazione italiana.
In pratica, sfruttando la crisi irreversibile dello stabilimento siderurgico altamente inquinante inserito nel porto industriale di Trieste, la politica del malaffare vorrebbe tentare un golpe per dare alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani i poteri straordinari di commissario per gestire la crisi scavalcando così la stessa autorità portuale.
Un conflitto tra istituzioni davvero incredibile per cercare di mettere le mani sul Porto Franco internazionale di Trieste per poter finalmente destinare il suo settore nord alle speculazioni delle mafie del cemento. Una simile speculazione immobiliare sarebbe un paradiso per i loro lucrosi affari. Affari riservati ovviamente a danno della città e della stessa comunità internazionale, ma remunerativi per la “camorra” nazionalista locale.
Per arrivare ad inserire la testa di ponte regionale all’interno del porto è necessario la firma di un accordo di programma tra le istituzioni coinvolte. Ma la presidente dell’Autorità Portuale di Trieste Marina Monassi sente odore di bruciato e si oppone. Mandando così in corto circuito l’italica macchina della truffa di Stato.
Tutte le amministrazioni locali avevano già firmato l’accordo, mancava solo l’Autorità portuale. Ovvero l’unico soggetto che della gestione del porto risponde pienamente. Le irregolarità già riscontrate nell’atto peraltro sono tali da non potere essere sanate ora con provvedimenti retroattivi. Bisogna ricominciare tutto da capo.
Gli atti fin qui prodotti risultano nulli.
Aldilà della lotta in corso tra organi amministratori italiani per il controllo dello strategico scalo di Trieste, la domanda corretta è la seguente: che cosa c’entrano questi organi che si considerano pienamente italiani con un Porto Franco internazionale che appartiene ad un altro Stato?
In base alla legge (il Trattato di Pace con l’Italia, ratificato ed eseguito da leggi italiane, inclusa quella che costituisce la Regione!) il Porto Franco internazionale di Trieste non appartiene all’Italia. Appartiene al Territorio Libero di Trieste.
Le sue superfici non sono intavolate né accatastate, non vi si possono imporre tributi: non è assoggettato in alcun all’ordinamento dello Stato italiano, ma a quello del Territorio Libero di Trieste (Allegato VIII del Trattato di Pace).
Ad ogni modo, anche in base alle leggi italiane un accordo di programma deve seguire una procedura ben diversa da quella adottata per la Ferriera di Servola, imponendo l’obbligo di presentazione in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e non certo al presidente di una delle regioni (il FVG) interessate.
 
Se tale procedura è valida tra due regioni italiane. Ma Trieste non è una regione. Trieste è uno Stato sottoposto ad un regime di Governo provvisorio, sub-affidato dai Governi di Stati Uniti e Regno Unito al Governo italiano. Governo che ha confermato questo ruolo fin dall’inizio, nel 1954.
L’intervento della Presidenza del Consiglio dei Ministri a fianco dell’Autorità Portuale per indire una nuova Conferenza dei Servizi al fine di elaborare un accordo di programma corretto e legittimo è quindi obbligatorio. Ma in questo caso il Governo italiano vedrebbe come gli organi locali hanno sovvertito la legalità nel suo nome. Un esempio: il Commissario del Governo nella Regione non può esercitare la giurisdizione del Territorio Libero per sospendere il regime del Porto Franco Nord.
Se il Governo italiano non costringe i suoi organi ad adempiere agli obblighi che si è assunto nel 1954, tutti gli altri Stati sovrani ai quali sono garantiti diritti speciali ed amministrativi sul Porto Franco internazionale di Trieste.
La stessa Unione Europea si trova in questo momento su pressioni internazionali a dovere chiarire la propria posizione riguardo il Porto di Trieste non potendolo continuare a considerare porto doganale comunitario.
Inoltre poi, non tutti gli Stati con diritti sul Porto Franco internazionale fanno parte della UE e della NATO: un ottimo esempio è la Russia. Un giorno la grande esclusa Russia potrebbe chiedere perché, in violazione del Trattato di Pace del 1947 e del suo status di Stato vincitore, dovrebbe essere privata dai suoi diritti portuali.
Trieste è decisamente un porto strategico, non soltanto per i commerci.

Il Porto Franco Nord, settore strategico del Porto Franco internazionale del Territorio Libero di Trieste.

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