Trieste Libera

UNA SPALLATA CONTRO GLI ABUSI DELL’AMMINISTRAZIONE ITALIANA A TRIESTE

MIGLIAIA DI TRIESTINI PER IL PORTO FRANCO INTERNAZIONALE E LA LEGALITÀ.

RICHIESTA L’ISPEZIONE DELL’ONU PER LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI FONDAMENTALI COMMESSI DALLE AUTORITÀ AMMINISTRATRICI NEI CONFRONTI DEI CITTADINI DEL TERRITORIO LIBERO.

Tremilacinquecento persone hanno sfilato domenica 8 dicembre [2013 ] lungo le rive. Hanno raggiunto il Porto Franco Nord e qui hanno chiesto il ripristino dei diritti stabiliti dal Trattato di Pace con l’Italia per il porto di Trieste e per il Territorio Libero.

I cittadini uniti hanno lanciato un ultimatum per la legalità al Governo amministratore italiano. Scadenza: il 10 febbraio 2014.

I triestini dopo decenni di illegittima oppressione da parte dei funzionari italiani che dovrebbero invece tutelare i loro diritti alzano la voce.

Da due anni Trieste chiede inascoltata alle autorità italiane locali di rispettare la legge. Legge che qui è dettata dal Trattato di Pace di Parigi del 1947 che determina lo status giuridico della città e del suo porto internazionale.

Un Ente di Stato del Territorio Libero di Trieste, che il Governo italiano si è peraltro impegnato a mantenere come tale, senza ingerenze di altri Stati. Inclusa la Repubblica italiana, Stato terzo che nulla ha a che fare con il mandato di amministrazione affidato al suo Governo, che dal 1954 condivide con un altro Stato. Uno Stato pienamente riconosciuto dalle sue stesse leggi: il Territorio Libero di Trieste.

L’ultimatum segue di pochi giorni la presentazione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della “Petizione per azione urgente” presentata in base alla Carta ONU con richiesta di ispezione nell’attuale Territorio Libero (l’ex “Zona A”) e nomina di un nuovo Governo amministratore.

La Petizione sottoscritta ad oggi da circa 15.000 cittadini del Territorio Libero è stata presentata il 10 dicembre in occasione della giornata mondiale per i diritti umani anche all’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani di Ginevra.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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