Trieste Libera

DIVIETO DI MANIFESTARE LE PROPRIE OPINIONI NEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

CORTEO DI TRIESTE LIBERA A DIFESA DEL PORTO FRANCO E DEL LAVORO: IL QUESTORE (ITALIANO) DI TRIESTE NE VIETA IL PASSAGGIO DAVANTI ALLA SEDE DEL QUOTIDIANO IL PICCOLO
Con prescrizione n. 1254/Gab. 2013 il Questore di Trieste Padulano ha vietato a Trieste Libera di sfilare davanti alla sede del quotidiano Il Piccolo nel corso della manifestazione organizzata dal movimento il prossimo 8 dicembre 2013 per il Porto Franco Internazionale di Trieste e per il lavoro.
Il Questore ha così inteso tutelare il quotidiano monopolista Il Piccolo per la vergognosa campagna disinformativa condotta contro il Movimento Trieste Libera. Una vera macchina del fango mossa dal quotidiano monopolista in associazione con quasi tutti gli organi di informazione locali.
Giornali, televisioni, siti internet, schierati a difesa dell’apparato dello Stato italiano che simula la sovranità italiana sul Territorio Libero di Trieste.
Una informazione di regime resasi responsabile di pesantissimi crimini contro i cittadini del Territorio Libero di Trieste. E quindi automaticamente “protetta” dagli apparati dello Stato oppressore.
A Trieste gli apparati dello Stato italiano mostra così tutta la sua arroganza nei confronti di un popolo che ritenevano di avere completamente sottomesso.
I cittadini di un libero Stato devono morire per l’inquinamento che gli apparati dello Stato italiano scaricano su di loro.
A Trieste, Territorio Libero disamministrato, i 6.000 cittadini che perdono ogni anno il lavoro a causa del malgoverno italiano non possono manifestare per il proprio diritto all’occupazione e contro la disinformazione.
I cittadini di un libero Stato non possono manifestare per il diritto alla vita a loro negata dal malgoverno italiano.
A Trieste, Territorio Libero disamministrato, ogni anno 3.500 cittadini devono emigrare sotto la spinta della camorra nazionalista locale.
Nel Porto Franco internazionale di Trieste, ente di un libero Stato, almeno 40.000 posti di lavoro aspettano la liberazione dall’oppressione delle mafie del cemento italiane che vorrebbero urbanizzarne illegalmente la metà.

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