Trieste Libera

TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE

IL CONSIGLIO COMUNALE APPROVA ALL’UNANIMITÀ IL NUOVO PIANO REGOLATORE (FUORILEGGE) DEL PORTO DI TRIESTE.

La prova generale si è avuta il 18 novembre con il “discusso” voto del Consiglio provinciale. L’approvazione del nuovo P.R.P. del porto di Trieste aveva trovato per la prima volta la rigorosa e concreta opposizione di un Consigliere provinciale, Fabio Longo, che ne contestava l’adottabilità in quanto strumento urbanistico della Repubblica Italiana in contrasto con il Trattato di Pace del 1947 che determina lo status giuridico immodificabile del Porto Franco internazionale quale area ente di Stato del Territorio Libero di Trieste.

Fabio Longo per la sua legittima azione legalitaria a difesa degli interessi di Trieste e del suo porto era stato immediatamente isolato e contro di lui era stato avviato un procedimento di espulsione da parte del suo stesso partito (Italia dei Valori).

Dopo questa prima dimostrazione di forza contro legge lo stesso P.R.P. è approdato al Consiglio Comunale di Trieste, dove di politici disposti a seguire le orme del coraggioso Fabio Longo per schierarsi dalla parte del Diritto e dei cittadini non si è vista nemmeno l’ombra.

Ed ecco così che il 2 dicembre un Consiglio Comunale arroccato a difesa delle posizioni della partitocrazia triestina svenduta a Roma ha votato – pur essendo incompetente in materia – all’unanimità a favore di uno strumento urbanistico italiano viziato comunque da nullità assoluta.

Il segnale è chiaramente e squisitamente politico, ma non può essere dimenticato dai cittadini del Territorio Libero che lottano per la legalità. Questi 38 consiglieri comunali sono anch’essi triestini, ma eletti tramite elezioni illegittime e schierati “a difesa dell’italianità” di Trieste, contro ai suoi diritti economici ed alle stesse leggi italiane.

Diritti economici che sono calpestati predando il patrimonio pubblico del Territorio Libero, ma anche imponendo ai suoi cittadini tasse e balzelli non dovuti, impoverendo i cittadini obbligandoli ad emigrazioni forzate, e devastandone l’ambiente a furia di discariche e con ogni sorta di inquinamento.

Di questa politica pluridecennale di spoliazione/distruzione del bene pubblico e di soppressione dei diritti del popolo occupato, fa parte anche l’ultimo attacco contro il Porto Franco Nord di Trieste.

Che le autorità italiane vorrebbero definitivamente dismettere forzandone una impossibile conversione urbanistica nella parte settentrionale previa eliminazione dei preziosi punti franchi, che da soli rappresentano un vera miniera d’oro inesauribile di cui non è mai stato effettivamente consentito l’utilizzo in uno straordinario conflitto d’interessi per via del quale il Governo italiano non vuole danneggiare i traffici dei propri porti.

La politica italiana per Trieste è chiara: soffocarne il porto (pericoloso avversario per quelli italiani) e consegnare definitivamente la città alle mafie internazionali.

Ed è in questo progetto ad ampio respiro portato avanti negli ultimi sessanta anni grazie alla collaborazione di schiere di servili politici triestini che deve essere inserita anche l’ultima performance anti-Porto della casta della partitocrazia all’ombra del colle di San Giusto: tutti insieme, appassionatamente. Contro il proprio popolo.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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