Trieste Libera

UN 3 NOVEMBRE DA RICORDARE

Domenica 3 novembre si è svolta la cerimonia del ricordo per i caduti e i combattenti dell’impero Austro-Ungarico nel cimitero di Prosecco-Prosek a Trieste. È stata una cerimonia toccante, ed un evento da ricordare. Il cimitero in stato di abbandono era stato, una settimana prima, sottoposto ad un intervento di manutenzione straordinaria da parte dei volontari del Movimento Trieste Libera.

Nella stessa giornata si celebrava la ricorrenza del primo ingresso delle truppe italiane a Trieste al termine della grande guerra. Le cerimonie ufficiali della Repubblica italiana si sono tenute come di consuetudine nella principale piazza cittadina, rinominata Unità d’Italia (nome originario Piazza Grande), con il solito schieramento di reparti militari in armi e dei rappresentanti delle istituzioni repubblicane. Ma dietro di loro il deserto.

Bersaglieri, che impugnavano le loro armi, schierati davanti allo sparuto gruppo dei vertici istituzionali per ricordare solennemente quella che secondo la storiografia italiana è la data del completamento dell’unità nazionale.

Il tutto in una enorme piazza vuota. Che ormai questo è il sentimento dei triestini nei confronti delle parate e auto-celebrazioni militari italiane, in una terra smilitarizzata ai sensi del trattato di pace del 1947 in vigore, di uno Stato visto come occupante.

Poche curiosi e qualche nostalgico in una Grande piazza simbolo di una Unità nazionale per la quale sono stati sacrificati altri popoli; centinaia di persone presenti pur sotto la pioggia e il vento battenti in una dolina dimenticata sul Carso a portare il sentito saluto di Trieste ai propri caduti, quelli che difesero la città-porto imperiale dall’aggressione della risorgimental-nazionalista “giovane Italia”.

Tredici popoli uniti in uno Stato multietnico e multireligioso per molti versi precursore migliore dell’attuale e debole Europa unita dalla sola economia dei mercati. Tredici popoli rappresentati nell’esercito imperiale (K.u.K.) che difese Trieste lungo il fronte dell’Isonzo e tra le pietraie del Carso per quattro lunghi anni e con sacrifici immani.

Ad officiare i riti delle sei confessioni religiose che rappresentavano i caduti e i combattenti è intervenuto il solo Imam di Capodistria per quella islamica; a ricordarci i tanti Jager bosniaci dei reggimenti 2° e 4° che su questo fronte si coprirono di gloria. Nessun religioso per gli altri di fede cattolica, evangelica, serbo-ortodossa, greco-ortodossa, ebraica. Per questi abbandonati tra i “dimenticati” la commemorazione è stata fatta dai presenti con la lettura delle preghiere tradizionali secondo i riti di ciascuna fede: anche nella morte non tutti sono uguali.

Domenica nel cimitero militare austroungarico di Prosecco abbiamo assistito al risveglio del nostro orgoglio di popolo tra i popoli, alla riscoperta della nostra identità cancellata.

In questo angolo di terra consacrata dal sacrificio dei nostri avi è stata ritrovata la strada del nostro futuro.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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