Trieste Libera

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Articolo La denuncia: "Trieste Libera un'indegna gazzarra" di Piero Rauber (Luglio 2013)

La denuncia: «Trieste Libera, un’indegna gazzarra»
Il presidente del Tribunale penale Gulotta: «Di una gravità inaudita il comportamento dei presenti al rinvio dell’udienza»
Era la prima volta. Dovrà essere pure l’ultima. Il clima da stadio portato mercoledì in un’aula di Foro Ulpiano dai teorici del Tlt (clima comprensivo di attacchi verbali all’arbitro, in questo caso un giudice, che ha rinviato l’udienza in cui si sarebbe dovuta esaminare l’eccezione di «difetto di giurisdizione italiana su Trieste») spezza il silenzio del presidente della sezione penale del Tribunale. Altro che “no comment” istituzionale. Stavolta – che sia chiaro che per lui la misura è colma – Filippo Gulotta, “capo” appunto dei giudici penali triestini, è perentorio, diretto. La sua “scomunica” a Trieste Libera non è nel merito, e ci mancherebbe, ma nel metodo: un metodo perpetrato, non gira attorno ai vocaboli, con «un’indegna gazzarra», alla quale lo stesso Gulotta presume, «senza entrare comunque nella competenza dell’azione penale che attiene alla Procura», farà seguito l’apertura di un fascicolo, l’avvio di un’«inchiesta», dato che «su facebook sono già comparsi messaggi con minacce e ingiurie al collega (il giudice Massimo Tomassini, ndr) che ha rinviato l’udienza».
«Ciò che si è consumato ieri (mercoledì, ndr) è di una gravità inaudita, inusitata, di tutto ci si poteva aspettare tranne che accadesse proprio quello che è accaduto», esordisce il giudice Gulotta. Il quale, tra le 12.45 e le 13 dell’altro ieri, non stava nell’aula 113 («ero nel mio ufcio») però gli sono bastati i racconti eppoi soprattutto un video diffuso su internet (potere della tecnologia) per perdere ogni aplomb. «Quel lmato – aggiunge il presidente del Tribunale penale – denota l’assoluta mancanza di rispetto per le istituzioni e in particolare verso la magistratura. È stata un’indegna gazzarra, neppure per il rigetto di un’istanza, o per una sentenza sfavorevole, bensì solo per un rinvio. Un fatto inammissibile. Da che mondo è mondo, le udienze possono essere rinviate, per un motivo o per un altro. E in questo caso il motivo, cioè l’assenza del giudice chiamato a esaminare la questione specica (al giudice Paolo Vascotto è subentrato il giudice Piero Leanza, il quale deve ancora insediarsi, ndr) era peraltro ben noto ai presenti. Il che mi fa pensare che fossero lì per provocare».
Il giudice penale Massimo Tomassini, quindi, ribadisce il suo “capo” Gulotta, si è trovato «in mezzo a una situazione indegna mentre con serietà e umiltà stava facendo il suo lavoro (tecnicamente di smistamento della causa, ndr). A lui, uno dei migliori magistrati che io abbia mai conosciuto nella mia carriera, va la solidarietà mia e di tutto il Tribunale per essere stato aggredito, con ingiurie volgari, di bassa lega, ingiurie intollerabili che non devono più ripetersi. Siamo in un’aula di Tribunale, non al mercato dove si trattano beni di consumo. Lavoro a Trieste dal 1981 e mai mi era capitata una cosa del genere. E mi dispiace che sia capitata proprio qui, in cui si reclama giustamente il rango di città civile e democratica». A questo punto Gulotta si aspetta, oltre che l’intervento della Procura, anche «una presa di posizione» sia «dell’Anm», l’Associazione nazionale magistrati, che «dell’Ordine degli avvocati, dato che il legale di parte civile (l’avvocato Edoardo Longo per conto di Roberto Giurastante, il membro del Direttivo di Trieste Libera qui querelante in una causa per diffamazione, ndr) ha attaccato a sua volta il giudice. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso».
@PierRaub

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