Trieste Libera

ATTACCO DELLA MAGISTRATURA ITALIANA A TRIESTE LIBERA

L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI – A.N.M. CHIEDE L’INTERVENTO DELLA POLIZIA PER ASSICURARE I PROCESSI CONTRO I CITTADINI DEL TERRITORIO LIBERO – TRIESTE LIBERA SI RIVOLGE ALL’ONU

 

L’udienza del 17 luglio 2013 nella quale doveva essere discussa la validità del Memorandum di Londra che definisce la vigente amministrazione civile provvisoria dell’attuale Territorio Libero di Trieste ha avuto come spiacevole conseguenza un duro attacco del Presidente della sezione penale del tribunale di Trieste, Filippo Gulotta, contro il Movimento Trieste Libera ed i cittadini che hanno presenziato all’udienza.

La protesta:

Il motivo sono le contestazioni spontanee da parte dei cittadini nei confronti del giudice Massimo Tomassini che sostituendo il giudice titolare (Leanza), che a sua volta aveva sostituito il giudice originario Paolo Vascotto, trasferito di ufficio dopo avere autorizzato la traduzione asseverata dall’inglese dello “scottante” Memorandum di Londra, aveva prima rinviato l’udienza (senza motivazioni), per poi all’avvio della stessa dichiarare il rinvio d’ufficio della causa di ben sei mesi (22.01.2014).

I numerosi cittadini presenti in aula in rappresentanza delle centinaia che stavano manifestando davanti al tribunale si sono con ciò sentiti presi in giro una volta di più dalla giustizia italiana. Che da un anno e mezzo sta respingendo senza motivazioni e con tattiche dilatorie, come questa, ogni legittima richiesta presentata dai triestini per il ripristino della corretta giurisdizione nel loro tribunale, quello del TLT, secondo quanto disposto proprio dal Memorandum di Londra del 1954.

Da qui la protesta verbale nei confronti dell’intera autorità giudiziaria italiana che sta invece esercitando la giurisdizione (e le leggi) italiane nel tribunale di Trieste.

La reazione del giudice Tomassini è stata poi tale da far montare ulteriormente la prima e spontanea reazione dei cittadini sentitisi provocati. Il giudice – senza nemmeno cercare di sedare gli animi – ha chiesto l’intervento dei carabinieri per identificare le persone che protestavano, e si è messo personalmente a riprenderle.

La minaccia:

La successiva presa di posizione del presidente del tribunale penale ha inasprito ulteriormente i livelli dello scontro. Gulotta con toni ultimativi ha dichiarato alla servile stampa locale, rappresentata dal quotidiano Il Piccolo, che “la misura è colma” chiedendo l’intervento delle forze di polizia a difesa del regolare svolgimento delle udienze e contro i cittadini che identificandosi in Trieste Libera chiedono il rispetto dei propri diritti all’autorità giudiziaria.

Gulotta ha pure richiesto l’avvio di azioni penali contro i cittadini presenti all’udienza del 17 luglio, e provvedimenti disciplinari all’ordine degli avvocati nei confronti del difensore della parte civile, che era intervenuto in udienza  criticando l’operato del giudice Tomassini, che a suo giudizio aveva innescato la reazione delle persone in aula.

Un atteggiamento autocratico quello del presidente del tribunale penale, che dimostra molto chiaramente quanto la situazione sia ormai fuori controllo negli ambienti della giustizia italiana operanti a Trieste.

Come denunciato da Trieste Libera al Governo italiano quale amministratore temporaneo dell’attuale TLT e alle Nazioni Unite:

“i comportamenti di tali magistrati  e di altri rappresentanti di autorità italiane sono inaccettabili e fanno parte di un’azione di provocazione insistita che sta portando ad un inasprimento della situazione, con rischio sempre più elevato di disordini”.

La presenza nel TLT di funzionari dello Stato italiano che agiscono in violazione del mandato fiduciario attribuito al Governo italiano contro i cittadini del territorio amministrato sta generando una situazione esplosiva.

E proprio il presidente del tribunale penale Filippo Gulotta ne è tra i principali e diretti responsabili.

Quale presidente di collegio in un procedimento penale in cui era stato sollevato il difetto di giurisdizione da parte dell’imputato che si era appellato al Trattato di Pace in vigore depositandolo agli atti, Gulotta aveva rigettato senza sentenza l’eccezione dichiarando che:

“…l’eccezione di difetto di giurisdizione è all’evidenza priva di qualsiasi fondamento giuridico e che conseguentemente è manifestamente infondata l’eccezione di anticostituzionalità della normativa istitutiva delle circoscrizioni giudiziarie, onde non sussiste alcuna nullità relativamente all’esercizio della azione penale da parte del PM…

…Ritenuto che il difetto di giurisdizione va dichiarato con sentenza ai sensi dell’art. 20 c.p.p. solo ove il tribunale ritenga di affermarlo, per questi motivi rigetta le eccezioni richieste di cui in premessa e ordina di procedere oltre.” (Rif.: procedimento 4175/09 R.G.N.R.)

Stato di diritto (internazionale) contro stato di illegalità:

Con questa decisione quale responsabile del tribunale Gulotta aveva indicato ai suoi magistrati la strada da seguire nei confronti delle richieste dei triestini che si appellano alle leggi dello Stato amministrato dal Governo italiano.

Una decisione contro legge che ha aperto la strada a tante altre simili e che hanno diventando fattori di disordine. Perché quando i cittadini si sentono defraudati di ogni loro diritto e spogliati dei loro beni dalle autorità di uno Stato che spudoratamente agiscono in violazione delle leggi, allora “la misura è davvero colma”.

Come si fa infatti a dichiarare “priva di qualsiasi fondamento giuridico” una eccezione giurisdizionale la cui base giuridica è lo stesso Trattato di Pace del 1947 (allegato all’eccezione) in vigore per la Repubblica italiana? Come si fa a rifiutarsi l’obbligatoria sentenza sul difetto di giurisdizione ai sensi dello stesso codice penale italiano (art. 20 c.p.p.) affermando che non è necessario farla visto che l’eccezione non viene accolta?

E che dire dell’atteggiamento in udienza dei magistrati?

Sempre nel sopra riportato procedimento il Pubblico Ministero Montrone aveva deriso il ricorrente definendo sprezzantemente “folcloristica” e “nostalgica” l’eccezione giurisdizionale in quanto il Trattato di Pace è (secondo lui) una norma superata avendo più di 60 anni… Come dire che la Costituzione della Repubblica italiana è carta straccia perché è del 1948 (ovvero un anno più “giovane” del Trattato di Pace)…

Ed è chiaro che le provocazioni e le intimidazioni continuate che si esprimono anche nella forma con i rigetti illegittimi decisi dai magistrati italiani, stanno portando ad una situazione sempre più conflittuale. Di cui non può essere certo fatto carico ai cittadini (le vittime) derisi, intimiditi, minacciati da una autorità giudiziaria che illegalmente simula la sovranità italiana sul loro Stato, il Territorio Libero di Trieste.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

 

 

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