Trieste Libera

NAZIONALISMO ITALIANO E REDENZIONE DELLE GROTTE TRIESTINE

L’italianizzazione forzata di Trieste ha lasciato molte cicatrici e ferite tuttora scoperte. Come un uragano il vento del nazionalismo dello Stato occupante ha percorso, devastandola, questa terra martoriata.

Dopo la fine della prima guerra mondiale, con l’annessione del 1920, l’Italia cercò di eradicare 536 anni di civiltà dell’impero asburgico, imponendo il proprio ordinamento e attuando una politica razzista nei territori occupati. Un popolo abituato alla tolleranza della multietnicità si trovò così brutalizzato dalle leggi di una emergente Nazione colonialista in cerca di facili rivincite contro i nemici plurisecolari dopo il crollo dell’Austria-Ungheria.

E da queste parti i nemici erano gli ‘odiati’ slavi, la razza ritenuta inferiore nel ricordo delle glorie sepolte dell’impero romano. Quegli slavi che rappresentati da sloveni, croati, slovacchi, cechi, polacchi, ucraini, serbi, bosniaci, avevano combattuto come leoni sul fronte meridionale durante la prima guerra mondiale per difendere le proprie terre dall’aggressione italiana.

Trieste pagò duramente l’annessione italiana venendo violentata fino nel più profondo della propria anima multiculturale. Persecuzioni razziali, repressione fiscale, tribunali speciali. Sopprimere culturalmente il popolo occupato era una delle priorità per gli occupanti. L’operazione venne attuata anche con l’odiosa e forzata italianizzazione dei cognomi. In pochi anni venne così cancellata l’identità di un popolo formatasi nei secoli. Ed iniziò il primo esodo dei triestini nel mondo.

Di questa follia ipernazionalista fece parte anche la cosiddetta campagna di “redenzione”  delle grotte carsiche. La Trieste austriaca aveva segnato la storia delle esplorazioni dell’immenso ambiente ipogeo carsico, patrimonio naturalistico mondiale. Le gloriose società quali il CTT (Club Touristi Triestini) e l’Alpenverein ne erano tra gli esponenti di maggior spicco. E proprio il CTT aveva inaugurato nel 1908 l’accesso alla prima e più importante grotta turistica sul Carso triestino, la Grotta Gigante. Il CTT ne era fino al 1918 il proprietario. Come per l’altrettanto famosa grotta di San Canziano.

Queste società cariche di storia non vennero risparmiate dalla furia devastatrice del nazionalismo italiano. Vennero sciolte e le grotte di loro proprietà trasferite alle fedeli società alpinistiche-speleologiche costituite sotto il regime fascista. Le prove di questa predazione emergono dagli archivi della storia. Si riporta dal libro 2.000 grotte:

“Nel 1921, e più ancora nel ’22, l’Alpenverein e il Club Touristi Triestini (nome italiano di una filiazione prettamente straniera e anti italiana) tentano di riprendere una attività nefasta per la Nazione col netto scopo di svisare il carattere italiano della Venezia Giulia. Le prove documentate di questa tendenziosa azione sono pubblicate dall’Alpina nell’opuscolo “liberiamo le nostre terre!” che è una nobile invocazione di intervento protettore alle Autorità italiane… Dopo una campagna serrata per lo scioglimento di quei circoli e la redenzione di tutte le grotte ancora in loro mani: San Canziano, Gigante, Sotto Corona, l’Alpina riesce, coll’avvento del Governo di Mussolini, a ottenere in forma legale l’acquisto, ed a raggiungere praticamente la cessazione di ogni opera delle due società antiitaliane”.

Così si realizzò la “redenzione” delle grotte del Carso triestino. Dopo il 26 ottobre del 1954, quando il Governo italiano ottenne dai Governi di Stati Uniti e Regno Unito l’amministrazione civile provvisoria di Trieste, nel frattempo diventata Territorio Libero in base al Trattato di Pace del 1947, le grotte “redente” vennero trasformate in discariche per rifiuti tossico nocivi. Completando così l’opera del peggiore nazionalismo europeo a danno di Trieste e dei suoi cittadini.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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