Trieste Libera

SOTTO ACCUSA

L’AUTORITÀ GIUDIZIARIA ITALIANA CHIEDE LA MIA CONDANNA PER LA MIA OPPOSIZIONE AI PROGETTI DEI TERMINALI DI RIGASSIFICAZIONE NEL GOLFO DI TRIESTE

Martedì 29 gennaio alle ore 9 presso la sezione del Giudice per le Indagini Preliminari di Trieste (II° piano stanza 290) mi attende un nuovo processo. L’accusa la solita: diffamazione. Motivo? La mia ferma e concreta opposizione ai progetti dei terminali di rigassificazione nel Golfo di Trieste.

In questo caso la particolarità è che viene chiesto il mio rinvio a giudizio per avere reagito ad una denigrazione pubblica condotta nei miei confronti durante una trasmissione televisiva di Antenna Tre Nord Est nel corso della quale venivano sostenuti i progetti dei rigassificatori con la partecipazione in studio di politici triestini schierati a favore.

Nel corso della trasmissione le mie denunce sulla violazione delle norme di sicurezza (Direttiva Seveso) e sulla mancanza di qualsiasi studio di sicurezza integrato (effetto domino), senza il quale non era nemmeno pensabile proporre i progetti dei terminal gas, erano state definite “terroristiche”, ed io deriso pubblicamente.

La Slovenia che si opponeva ai progetti dei rigassificatori veniva definita sprezzantamente “feudo austroungarico”. Presentavo denuncia, vista la gravità dell’attacco disinformativo, senza ottenere alcun risultato. Dopo due anni l’inchiesta veniva portata verso “l’insabbiamento” dall’autorità giudiziaria locale. La stessa che archiviava i procedimenti penali avviati a seguito delle denunce sulle falsificazioni dello studio di impatto ambientale  (S.I.A.) del progetto del rigassificatore della Gas Natural. La stessa che archiviava il procedimento sulle violazioni della Direttiva Seveso a Trieste (pur in presenza di clamorose mistificazioni dei rapporti di sicurezza e dei piani di emergenza degli stabilimenti industriali).

Da qui la mia reazione con un articolo pubblicato sul sito di Greenaction Transnational in cui si criticava principalmente l’operato della magistratura responsabile dei tanti disastri ambientali autorizzati nel Territorio Libero di Trieste.

Per questo articolo sono stato querelato dal conduttore della trasmissione Luigi Gandi e in otto mesi (rapidità inversa della giustizia italica, come spiegato nell’articolo incriminato) mi sono trovato con richiesta di rinvio a giudizio da parte del G.I.P. Luigi Dainotti (uno dei G.I.P. che ha archiviato le indagini sulle falsificazioni documentali del S.I.A. della Gas Natural). La richiesta di rinvio a giudizio è stata imposta dal G.I.P. in quanto in questo caso il P.M. aveva ritenuto “infondata” la notizia di reato.

Nei miei confronti è aperto inoltre un altro procedimento sempre per diffamazione su denuncia della spagnola Gas Natural. Il P.M. incaricato dell’inchiesta è anche in questo caso un magistrato che si era occupato delle indagini nei confronti della Gas Natural per le falsificazioni dei documenti dello Studio di Impatto Ambientale, indagini come detto finite (al solito) nel nulla.

Mentre a Trieste sono sotto processo continuato da parte dell’autorità giudiziaria dello Stato italiano, l’altra settimana a Bruxelles le mie azioni “terroristiche” hanno trovato l’appoggio del Parlamento Europeo. Chi sta dalla parte della legalità?

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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