Trieste Libera

INCHIESTA DEL PARLAMENTO EUROPEO SULLE ILLEGITTIME RISCOSSIONI DI EQUITALIA

LA QUESTIONE TRIESTE A STRASBURGO
Il logo del Parlamento Europeo.
Con nota del 25 aprile 2012 la Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo mi ha comunicato di avere accolto la mia petizione sul caso Equitalia a Trieste, rientrando le questioni da me sollevate nell’ambito delle attività dell’Unione Europea.
Questo è un importante passo avanti per la “questione Trieste”, ovvero per il ripristino dei diritti del Territorio Libero di Trieste, Stato sovrano con l’unico Porto Franco internazionale al mondo e provvisoriamente amministrato dal Governo (non dallo Stato) italiano.
Un’amministrazione divenuta rapidamente simulazione di sovranità ammantata di pretesti nazionalisti. Gli amministratori locali infatti, invece di rispettare i diritti civili, politici ed economici dei cittadini di questo Stato.
Nel nome di un nazionalismo sfrenato, li hanno privati della loro cittadinanza legittima, imponendo loro quella italiana, e soprattutto hanno imposto loro il pagamento delle enormi tasse italiane, ovvero le tasse di un altro Stato.
Il Trattato di Pace del 1947 stabilisce (art. 5, Allegato X) che “Il Territorio Libero di Trieste è esente dal pagamento del debito pubblico italiano…”.
Il 31 dicembre del 2011 avevo denunciato questa situazione di intollerabile violazione del diritto internazionale presentando, ai sensi dell’art. 227 del Trattato UE, una petizione al Parlamento Europeo contro lo Stato Italiano per violazione degli articoli  2, 3, 6, 7, 8, 21 del Trattato UE. Si veda in proposito il post “Al Parlamento Europeo il caso Equitalia a Trieste”.
Nella petizione veniva affrontato il problema determinante della mancanza di sovranità e di giurisdizione dell’Italia a Trieste da cui derivava l’impossibilità assoluta di giudicare i cittadini di Trieste in base alle leggi della Repubblica Italiana, con  magistrati nominati dallo Stato Italiano, e di irrogare sanzioni, pene, e imporre tasse.
Le uniche leggi applicabili sono quelle del Territorio Libero di Trieste, incluse le norme fiscali. Leggi che peraltro l’Italia ha riconosciuto pienamente vigenti tramite i suoi funzionari locali, che amministrano Trieste per conto del Governo in base al Memorandum di Londra.
Il mio caso era decisamente rappresentativo di questa situazione di illegalità. Ero stato condannato per essermi opposto ad una delle tante speculazioni edilizie attuate a Trieste. Una condanna per reato di opinione.
Un “pesante” reato di opinione: circa 35.000 euro tra risarcimenti e spese di giustizia. Una pena “esemplare” per essermi opposto alle mafie del cemento. Da qui l’azione di recupero avviata per conto del Tribunale da parte della società Equitalia.
Ma Equitalia non ha mandato ad agire nel Territorio Libero di Trieste (e quindi fuori giurisdizione).
Si tratta di una grave violazione ed essendo l’Italia uno Stato UE è possibile rivolgersi all’Unione Europea ed agli altri Stati che la costituiscono.
Il comportamento degli organi di Stato dell’Italia costituisce infrazione dell’art. 21 del Trattato UE: al comma 1 questo stabilisce il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.
In base all’art. 7 del Trattato, una simile infrazione costituisce una grave violazione dei valori dell’art. 2 con possibile intervento sanzionatorio nei confronti dello Stato membro.

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