Trieste Libera

LA QUESTIONE TRIESTE

Il Territorio Libero di Trieste e il suo Porto Franco (Foto: Roberto Giurastante)

Oltre la penisola istriana, dove il mare Adriatico si incunea nel cuore dell’Europa lambendo l’estrema propaggine meridionale delle Alpi Giulie, sorge Trieste, porto unico per storia, tradizione e status giuridico. Per 536 anni parte fondamentale dell’Impero Asburgico di cui era il grande emporio marittimo e porto tra i primi a livello mondiale fino al 1914.

Poi la devastazione della Prima Guerra Mondiale e, nel tragico novembre del 1918, l’arrivo dell’Italia pre-fascista a seguito della dissoluzione dell’impero Austro-Ungarico con l’inizio della decadenza economica e sociale. Annessa al Reich tedesco dal settembre del 1943 fino al maggio del 1945, venne riconosciuta dal Trattato di Pace del 1947 come capitale del Territorio Libero di Trieste (TLT).

Il 15 settembre 1947 è nata una nuova nazione indipendente nell’Europa che doveva risorgere dalle rovine della guerra. Una nazione sorta attorno allo strategico porto di Trieste, pilastro per la ricostruzione europea del dopoguerra. Infatti Trieste e il suo porto diedero un contributo importante per la rinascita dell’Europa abbattuta dall’immane disastro bellico.

Tra il 1947 ed il 1954 la nuova nazione ed il suo porto internazionale finalmente “libero” dall’asfissiante controllo italiano venne amministrata dal suo primo governo di Stato, il Governo Militare Alleato  del Territorio Liberi di Trieste (AMG FTT) e divenne un’arteria vitale per i rifornimenti ai popoli del Centro Europa. Trieste confermò così la sua appartenenza a quella Mitteleuropea da cui era stata dolorosamente distaccata per esigenze di politica internazionale nel 1918.

Proprio durante l’amministrazione Britannico-Statunitense il porto di Trieste, a conferma della sua formidabile posizione geografica e delle sue uniche – a livello europeo – caratteristiche di Porto Franco internazionale, stabilì i record storici di traffici marittimi. Per il più giovane Stato europeo si prospettava quindi un radioso futuro. Ma tutto terminò nel 1954 con l’affidamento dell’amministrazione del TLT al Governo italiano, deciso anche in questa occasione per ragioni di realpolitik internazionale.

Il Governo amministratore provvisorio avrebbe dovuto continuare la buona amministrazione dei Governi di Stati Uniti e Regno Unito: questi erano gli obblighi internazionali stabiliti con il Memorandum d’Intesa di Londra. Il nuovo amministratore cominciò invece subito l’opera di demolizione della nuova nazione indipendente con una massiccia e forzata immigrazione di lavoratori in massima parte provenienti dall’Italia.

Tutte le amministrazioni pubbliche vennero nuovamente messe sotto controllo con l’utilizzo delle vecchie e recuperate strutture del regime fascista. E sotto questa inesorabile spinta nazionalista dovettero emigrare 40.000 triestini. Un’intera generazione cancellata: quella che avrebbe dovuto far crescere il nuovo Stato indipendente. Questa operazione, in definitiva una pulizia etnica, fu portata a termine senza che i garanti del Trattato di Pace intervenissero a causa delle tensioni della Guerra Fredda.

L’operazione fu poi completata con il Trattato politico di Osimo, accordo bilaterale tra Italia e Jugoslavia che nel 1975 consolidò quella che era diventata a tutti gli effetti una simulazione di sovranità (illegale, perché un trattato bilaterale non può emendare un trattato internazionale e come confermano anche documenti recentemente desecretati del Dipartimento di Stato USA).

Sotto la corrotta amministrazione italiana, che tutt’ora favorisce i porti della vicina penisola, i traffici portuali di Trieste crollarono ed il porto relegato a scalo combustibili con riduzione, sospensione e tentata soppressione del regime di porto franco, mentre il territorio di Trieste veniva utilizzato come discarica di Stato: una triste fine per quella che avrebbe dovuto essere una delle principali zone di sviluppo economico mondiale.

Trieste è diventata il feticcio di una nazione sconfitta, il simbolo della cementazione di uno Stato unitario risorgimentale edificato peraltro sugli interessi delle potenze straniere, più che sulla volontà popolare.

Anche in questo caso per mantenere i precari equilibri dell’Europa della Guerra Fredda, le potenze internazionali chiusero un occhio. E così Trieste venne nuovamente sacrificata. Ma i trattati internazionali non si possono cancellare.

Al termina della Guerra Fredda, dopo la crisi dissolutiva della Jugoslavia (durante la quale l’ex zona B del Territorio Libero si è autodeterminata ed è stata riconosciuta parte di Slovenia e Croazia da tutti gli Stati e delle stesse Nazioni Unite con sei risoluzione) la storia ritorna con il vento delle spinte autonomiste che aleggiano nella nuova Europa dell’UE travolta da una crisi economica epocale.

L’attuale Territorio Libero di Trieste, con il suo Porto Franco garantito con le sue free zones dal Trattato di Pace del 1947, è in questo momento il principale polo attrattivo europeo per il commercio internazionale e per le attività di impresa: una vera Singapore europea. E per questo basta semplicemente ripristinare quella legalità internazionale calpestata dalle autorità italiane: così si riavvierebbe un motore formidabile per lo sviluppo dell’intera Europa Centrale, e non solo.

Il Trattato di pace del 1947 tuttora in vigore attribuisce al Territorio Libero di Trieste un proprio sistema monetario (art. 30 allegato VI), proprie leggi e un autonomo sistema giudiziario. I cittadini del TLT hanno diritto a vedere rispettati i diritti e le libertà fondamentali secondo la carta dell’ONU e non possono essere giudicati nella propria giurisdizione con le leggi di un altro Paese (art. 4 allegato VI Trattato di Parigi) se queste non sono propriamente estese dalle autorità amministratrici provvisorie.

Il Territorio Libero è esente dal pagamento dell’enorme debito pubblico italiano (art. 5 allegato X). Le tasse quindi possono essere pagate all’amministratore provvisorio che deve separare il bilancio del TLT da quello dello Stato italiano e servono solo per la corretta amministrazione del Territorio Libero. Nessun esattore di un altro Stato può quindi sottrarre i beni ai cittadini o al demanio del TLT.

Lo stesso vale per gli introiti del Porto Franco Internazionale di Trieste che pur con la mala gestione italiana, ammontano a svariati miliardi di euro e che ora prendono la strada di Roma.

Questi sono solo alcuni dei diritti riconosciuti (e violati dal Governo amministratore e dal suo Commissario) a Trieste.

Diritti il cui rispetto viene richiesto anche direttamente dai cittadini del TLT che si trovano – ad esempio – ad essere giudicati illegittimamente dall’autorità giudiziaria italiana che agisce fuori dalla propria giurisdizione simulando la sovranità italiana invece di esercitare quella legittima del Territorio Libero amministrato.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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