Trieste Libera

LÀ DOVE SCORRE IL TIMAVO

LÀ DOVE SCORRE IL TIMAVO, 14 agosto 2011

(Aggiornato al 12 marzo 2016)

LE DISCARICHE NASCOSTE DEL CARSO: VIAGGIO A TREBICIANO.
Volontari del gruppo ambiente di Trieste Libera reggono uno striscione di "AREA CONTAMINATA" davanti ad un cartello turistico dell'area del Timavo.
Tratto da “Tracce di legalità” – come le mafie e le corruzioni italiane inquinano il Territorio Libero di Trieste.
…un altro luogo del degrado carsico, un piccolo paese tristemente famoso per essere stato trasformato in una grande discarica a cielo aperto; un paese che è diventato il simbolo di questa inaudita violenza nei confronti di un patrimonio naturale mondiale dell’umanità: Trebiciano. La discarica di Trebiciano è la maggiore tra quelle conosciute sul Carso triestino; è situata a circa 1,5 chilometri dal paese di Trebiciano e a poco più di 1 chilometro dal confine con la Slovenia.
Venne realizzata tra il 1958 ed il 1972 come discarica di RSU (rifiuti solidi urbani), gestita dal Comune di Trieste ed ha interessato un’area di circa 120.000 metri quadrati sconvolgendone e devastandone l’ambiente. Almeno 600.000 metri cubi di rifiuti di ogni tipo sono stati scaricati nella zona riempendo le principali doline che sono state trasformate in colline. In alcuni punti lo spessore dei rifiuti supera i 20 metri. A soli 500 metri dall’area della discarica si trova l’abisso di Trebiciano dove a 329 metri di profondità scorre il fiume Timavo che drena le acque carsiche ed alimenta le risorgive di S. Giovanni di Duino.
Le seppur limitate analisi effettuate all’inizio degli anni ’90 hanno evidenziato la presenza nell’area della discarica di idrocarburi, metalli pesanti (cadmio, mercurio, nichel, piombo, rame, zinco) e ceneri a varie profondità nel terreno. E a leggerne i risultati c’è da impallidire. Il terreno che emerge da vari punti della discarica presenta delle colorazioni innaturali che vanno dal verde marcio, al nero, al marrone, al beige al bianco misto, e una composizione quanto mai varia in cui emergono i rifiuti solidi (plastica, vetro, gomma, metallo ecc.).
Tutt’altro che i normali depositi di flysch del Carso. Lo stesso esame organolettico rivela inequivocabilmente la presenza di olii, idrocarburi, ammoniaca ed altri composti da identificare. Nei cumuli di rifiuti sono state individuate presenze di biogas, ed in effetti fuoriuscite di gas dal versante meridionale della discarica sono state segnalate nel passato dagli abitanti di Trebiciano.
La discarica di Trebiciano per l’elevata carsificabilità del sito e per la mancanza di impermeabilizzazione del fondo continua a costituire una grossa fonte di inquinamento delle acque sotterranee carsiche. Questo inquinamento delle acque non è stato messo in evidenza nel passato perché negli anni ’60 il Timavo non veniva utilizzato per l’approvvigionamento idrico e le analisi in quei tempi erano molto limitate.
Negli anni ’70 invece, l’elevato inquinamento organico dell’alto Timavo, causato da scarichi industriali, ha coperto quello del percolato dovuto alla discarica. Il carico organico delle acque di percolazione della discarica è stato valutato in non meno di 30.000 abitanti equivalenti.
Un tentativo di parziale rinaturalizzazione forzata avviata negli anni ’80 non ha minimamente risolto il problema dell’inquinamento che tuttora permane nella zona. L’ex discarica di Trebiciano è una vera “bomba chimica” nel cuore del Carso.
Risultati dei carotaggi nell’area della discarica di Trebiciano
Nel corso della nostra indagine in questo villaggio “dei dannati”, sacrificato con l’ambiente agli interessi delle ecomafie istituzionali, intervistiamo numerosi abitanti e giriamo un documentario sulla discarica. La gente ci fornisce preziose testimonianze su come funzionava la discarica incontrollata e sui problemi che questa ha portato al paese.
Così scopriamo che i rifiuti, quelli “speciali” che nessuno doveva vedere venivano scortati direttamente dalle forze dell’ordine no alle doline in cui venivano scaricati. Il metodo sembra essere lo stesso adottato nella vicina Italia, dove l’incarico di sbarazzarsi dei rifiuti ‘scomodi’ venne affidato dallo Stato alla criminalità organizzata. Ma a Trieste il lavoro è stato svolto direttamente dalle istituzioni senza necessità di intermediazioni. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza al posto della mafia, della camorra e della ′ndrangheta. Ma il prodotto è lo stesso: un “disastro ambientale”.
Qualcuno degli abitanti si lamenta anche perché le amministrazioni pubbliche dopo aver autorizzato e realizzato questo scempio si sono disinteressate degli effetti del pesante inquinamento sulla popolazione del paese, che pare abbia portato ad un incremento delle patologie tumorali. Addentrandoci nell’area dell’ex discarica troviamo le testimonianze visive di questo disastro ambientale.
Saliamo sulla cima della “collina della vergogna”, la maggiore tra le doline riempite, e i rifiuti emergono ancora dal terreno. Nelle doline adiacenti abbandonati giacciono fusti di notevoli dimensioni utilizzati probabilmente per il trasporto dei fanghi industriali. Sul fondo di una dolina utilizzata per lo scarico di idrocarburi troviamo una pozza oleosa dall’odore inconfondibile. Un affioramento (non spontaneo) di petrolio sul Carso. Alcune doline più vicine al paese e quindi alla strada erano diventate infatti comodi inghiottitoi per liquami e scarti delle raffinerie petrolchimiche.

Funzionava così: le autocisterne si accostavano alla dolina prescelta e scaricavano direttamente il loro scomodo carico di rifiuti. Tutto con regolare autorizzazione del Comune di Trieste. E che poi qui sotto scorresse il fiume Timavo non interessava a nessuno: l’importante era far “sparire” i veleni.»

 
Fusti di rifiuti industriali emergono dal terreno in una delle doline dell’ex discarica di Trebiciano-Trebče

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