Trieste Libera

(DE)MILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

La portaerei italiana Cavour nel porto di Trieste il 5.11.2014 in occasione delle celebrazioni militari per il sessantesimo anniversario dell’inizio dell’amministrazione “civile” di Trieste. 

Il Trattato di Pace del 1947 istituendo il Territorio Libero di Trieste, quale Stato indipendente e sovrano garantito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ne determinava anche la “demilitarizzazione e la neutralità” (art. 3 dell’Allegato VI).

1. Il Territorio Libero sarà smilitarizzato e dichiarato neutrale.

2. Nessuna forza armata sarà permessa nel Territorio Libero, salvo che per ordine del Consiglio di Sicurezza.

3. Non saranno permesse, entro i confini del Territorio Libero, formazioni, esercitazioni e attività paramilitari.

4. Il Governo del Territorio Libero non concluderà, né tratterà accordi o convenzioni militari con alcuno Stato.

L’articolo 48 del Trattato di Pace al suo punto 5 stabilisce inoltre che:
In una zona costiera di 15 km di profondità dalla frontiera fra l’Italia e la Jugoslavia e fra l’Italia ed il Territorio Libero di Trieste fino al parallelo 44 gradi 50’ Nord, e nelle isole situate lungo tale zona costiera, l’Italia non stabilirà nuove basi od installazioni navali permanenti né estenderà le basi o le installazioni esistenti.
Questa disposizione non fa ostacolo a modificazioni poco importanti delle installazioni navali e delle basi esistenti né il loro mantenimento in buona efficienza, purché la capacità d’insieme di tali installazioni e di tali basi non venga accresciuta”.

L’Allegato XIII del Trattato di Pace al suo punto D precisa che:
Ai fini del presente Trattato i termini “demilitarizzazione” e “demilitarizzato” debbono intendersi come interdicenti, sul territorio e nelle acque territoriali in questione tutti gli impianti e fortificazioni navali, militari o di aeronautica militare come pure i loro armamenti;
gli ostacoli artificiali, militari, navali od aerei; l’utilizzazione di basi da parte di unità militari navali, di aeronautica militare o lo stanziamento permanente o temporaneo di dette unità; l’istruzione militare (addestramento) sotto tutte le sue forme e la fabbricazione del materiale da guerra.
Questo divieto non riguarda il personale di sicurezza interna, limitato in numero nell’esecuzione di compiti di carattere interno e fornito di armi che possono essere trasportate e servite da una sola persona, né l’istruzione militare necessaria a detto personale”.

Tutto chiaro quindi: nel Territorio Libero, sotto controllo delle Nazioni Unite, possono operare solo reparti di polizia civile per il mantenimento dell’ordine pubblico.
È in questa prospettiva che si deve valutare il ruolo della NATO; il Governo italiano, amministratore dell’attuale Territorio Libero, vi agisce esso stesso per conto della NATO. Allora perché schiera le proprie truppe quasi a voler rievocare l’occupazione militare di Trieste attuata dal Regno d’Italia nel 1918?
Approfittare del ruolo NATO è una specialità tutta italiana (lo spiega bene quest’analisi del giornale d’inchiesta La Voce di Trieste: Perché l’Italia corrotta tenta di indebolire l’Egitto?). Ma farlo per simulare la propria sovranità su uno Stato terzo ed in violazione di un Trattato è decisamente rischioso.
Se infatti la NATO può giustificare la propria presenza difensiva nel Territorio Libero di Trieste la Repubblica Italiana può fare altrettanto?
Sono domande scomode, di chi però sta dalla parte del diritto: può la Repubblica Italiana dimostrare, ad esempio, che costringere i cittadini del Territorio Libero di Trieste a svolgere il servizio militare nelle sue forze armate falsificando la loro domanda di arruolamento (LINK) fosse un atto necessario a difenderli e non, come queste pompose celebrazioni militari, una mossa di subdola propaganda per privarli dei loro diritti di esseri umani in quando cittadini di uno Stato “scomodo” per i nazionalisti italiani?
E può il Governo italiano spiegare perché, nonostante il propio mandato di amministrazione civile provvisoria, Trieste sia piena di basi, depositi di armi, combustibili, centri di addestramento, di intercettazioni e di guerra elettronica italiani?
Per non parlare del Porto Franco internazionale, ente di Stato del Territorio Libero. Qui possono transitare anche unità navali a propulsione nucleare e con armi atomiche a bordo, purché appartenenti a paesi della NATO.
È solo in questa veste che le Forze Armate italiane possono beneficiare di esclusive “zone militari” controllate ad esempio dalla Marina Militare, dalla Guardia di Finanza, dai Carabinieri. Ma di nuovo, stanno usando il loro ruolo nella NATO per difendere Trieste oppure lo si stanno prestando alla simulazione di sovranità illegale della camorra nazionalista locale?
In questa situazione di pericolosa negazione del diritto internazionale ed ambigua strumentalizzazione delle alleanze internazionali (un’altra specialità italiana di lunga data), e nell’attesa che il Consiglio di Sicurezza ONU oppure i governi amministratori primari (Regno Unito e Stati Uniti) intervengano per mettere fine ai crimini commessi contro il popolo dimenticato del Territorio Libero da parte di una delle “democratiche” nazioni occidentali, le frecce tricolori italiane volano indisturbate sopra il cielo “neutrale” di Trieste.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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