Trieste Libera

IL NEMICO ALLE PORTE

Man mano che ci si avvicina al momento cruciale aumenta l’intensità degli attacchi che si ricevono. Anche quanto sta capitando in questi giorni nei confronti del Movimento Trieste Libera (MTL) ne è un esempio. E molto chiaro.

MTL è impegnato in una importante azione per il ripristino dei diritti dei cittadini del Territorio Libero e del Porto Franco internazionale di Trieste. Un’azione legale che vede in prima linea molte persone impegnate con i loro ricorsi a sostenere le richieste basate sul difetto di giurisdizione delle autorità italiane nell’attuale Territorio Libero.

Difetto di giurisdizione che significa disconoscimento della simulazione di sovranità italiana su Trieste.

Ed ora arrivano le elezioni europee che qui a Trieste portano ad estendere la denuncia già presentata nel 2013 sulla illegittimità delle elezioni imposte dallo Stato italiano nel Territorio Libero in violazione del Trattato di Pace del 1947 e dello stesso Memorandum di Londra del 1954, con il quale al Governo italiano è stata sub-affidata l’amministrazione civile provvisoria dell’attuale TLT, da esercitare mediante un governo locale.

Una tornata elettorale importante quella del 25 maggio 2014 perché la questione del TLT approderà con tutta la sua forza direttamente al Parlamento Europeo. Sotto forma delle denunce che i cittadini di Trieste presenteranno direttamente andando ai seggi a contestare che indire elezioni europee nel TLT costituisce una violazione delle leggi italiane ed europee che riconoscono i diritti della popolazione sovrana di Trieste.

E ancora prima, il 7 maggio nel Tribunale di Trieste arriva l’attesa decisione sullo status giuridico attuale della Zona A ovvero l’attuale TLT. Si dovrà esprimere il giudice Piero Leanza che ha già peraltro riconosciuto l’amministrazione provvisoria della “Zona A del TLT” fino al 1977 in base al Memorandum di Londra. Ci sono voluti due anni e mezzo. E tanta fatica. Per chi si è trovato davanti ai giudici a rispondere per i diritti di tutti i cittadini.

È questa una battaglia per la legalità in cui io credo fermamente.

Ed è una battaglia per garantire un futuro diverso anche a chi ora non capisce, non può capire, o non vuole capire. Un futuro diverso anche ai loro figli, anche ai figli di chi ora ti sputa addosso schernendoti e dichiarandoti un pazzo visionario.

Nell’ultima settimana i peggiori attacchi sono arrivati però proprio da coloro che dovrebbero essere gli amici, quelli che hanno portato avanti la lotta comune nello stesso Movimento. Quando scopri che le persone che davanti a tanti dichiaravano di essere  disposte a sacrificare la loro vita per te ora ti denigrano senza sosta, beh allora rifletti e cerchi di comprendere quanto sta accadendo. La delusione è grande.

Ma stai sostenendo una causa troppo importante, e non puoi cedere.

Ma ci sono sempre dei limiti che non possono essere superati. In nessun confronto anche quello più aspro tra le fazioni politiche di diversi schieramenti. Un limite che qui nella “civilissima” Trieste sta venendo ampiamente valicato da questi “dissidenti” del Movimento Trieste Libera che hanno deciso di dichiarare guerra ai loro ex fratelli.

Una guerra fatta di minacce dirette e intimidazioni per cercare di convincere i riluttanti a passare dalla parte di chi propone un TLT diverso. Un TLT con le leggi dei clan che diventerebbe un nuovo eldorado per le mafie internazionali: un TLT senza legge.

E basta leggere i loro raccapriccianti messaggi tramite il social network di facebook per rendersi conto di quello che Trieste e il Territorio Libero rischiano: una involuzione democratica spaventosa.

Così secondo le folli dichiarazioni di troppi aderenti alla linea del “Movimento Trieste Libera 2”, quello che fa dell’onore delle giubbe nere dei reparti della sicurezza il proprio punto di forza, io sarei il “vero nemico” di Trieste. Con me Paolo G. Parovel, giornalista scomodo perché con le sue inchieste porta alla luce i torbidi intrecci tra mafie e potere nella mitteleuropea Trieste.

E quando il quarto potere lavora per i cittadini la cosa non è mai gradita in un regime antidemocratico.

A cui si ispirano i fautori della nuova “rivoluzione nera” del TLT.

Ho cercato di portare la democrazia in un movimento sul quale poggiano le speranze di riscatto di Trieste. Mi sono sentito rispondere che la democrazia è un ostacolo. Diventando quindi io un ostacolo per chi non vuole intrusioni nella gestione di un potere che dovrebbe rimanere nelle mani di pochi: i soliti “fondatori”.

Ricevo quotidianamente attacchi dagli ex fratelli. Tanti, troppi per non pensare ad interventi coordinati anche da ambienti esterni. Ed anche chi si dichiara a mio favore viene ora puntato da questa macchina del fango supportata dai “cavalieri neri”. Come in un sistema mafioso.

Se questo è il futuro che aspetta Trieste faremmo tutti meglio ad aprire gli occhi, finché siamo in tempo. Questa non può e non deve diventare una terra senza legge. E tutti coloro che credono nella causa del Territorio Libero devono attivarsi per respingere il male che avanza.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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