Movimento Trieste Libera

LA POLITICA DEI COMPROMESSI: PORTATE I RIFIUTI ITALIANI A TRIESTE!

Inceneritore di Trieste: rampa di accesso alla tramoggia di scarico.

La Lega del vicepremier Matteo Salvini dice che i rifiuti campani non devono più essere portati nel Nord Italia. Siamo d’accordo, ognuno deve gestire i propri rifiuti e arrivare all’autosufficienza nello smaltimento. Le stesse normative dell’Unione Europea lo impongono.
Ma perché allora, a Trieste dove l’autosufficienza per lo smaltimento dei propri rifiuti è stata da tempo ampiamente raggiunta, continuano a venire portati nel locale inceneritore i rifiuti di tutti gli altri? Dalla Campania, ma anche dalla Lombardia e dal Veneto i rifiuti prendono la strada di Trieste dove vengono bruciati nell’inceneritore a recupero energetico.
Solo che l’inquinamento prodotto, e di cui i triestini farebbero volentieri a meno, è molto superiore all’energia recuperata. Di cui non si vede peraltro alcuna traccia nelle bollette iper gonfiate dei distributori. Che sono gli stessi che gestiscono il cosiddetto “termovalorizzatore”.
Ai triestini rimane l’inquinamento con costi di smaltimento sempre più elevati e tariffe elettriche alle stelle. Ma certo qualcuno in questo affare ci deve guadagnare. Intanto le regioni italiane meno virtuose nella gestione dei rifiuti che vedono in Trieste un “porto” sicuro dove smaltire i propri scomodissimi rifiuti. Magari proprio quelli che non vuole nessuno. E così che il Territorio Libero di Trieste con il suo “unico” Porto Franco Internazionale è diventato la “terra promessa” per lo smaltimento dei rifiuti della Campania dominata dai penta stellati del Movimento 5 Stelle, ma anche delle “leghiste” regioni del Nord: Lombardia, Veneto, Friuli, che sono abituali “clienti” dell’inceneritore di Trieste.
E il Comune di Trieste pure a trazione (posteriore) leghista che fa? Da il via libera a questa maxi operazione di inquinamento di uno Stato indipendente. Forse questo è il problema reale: il Territorio Libero di Trieste non appartiene all’Italia, è solo in amministrazione provvisoria al Governo italiano. E questo la Lega di Salvini lo sa benissimo, tanto da avere sottoscritto un accordo a difesa del Porto Franco Internazionale di Trieste contro ogni aggressione speculativa (sdemanializzazione). Hanno voluto cavalcare l’onda del Territorio Libero di Trieste. Ora non possono andarci contro. Neanche se per governare devono seguire i loro alleati ultra nazionalisti.
Sui rifiuti “extraterritoriali” tutti i politici a Trieste tacciono, a partire dall’assessore all’ambiente, che è proprio della Lega. I triestini non devono sapere che, per esempio, si ricevono rifiuti via mare e via terra e che si smaltiscono anche quelli dei porti “regionali” di Monfalcone e di Porto Nogaro: siamo la discarica del Friuli. E non solo purtroppo. Se scorriamo qualche dato del 2015 (in attesa di quelli del 2016-17) sempre attuale (la situazione non è migliorata, anzi) dal Veneto ci arrivavano oltre 100.000 tonnellate, dalla Campania (Napoli, Caserta, Salerno) oltre 40.000 tonnellate. E poi ancora dal Lazio, dalla Toscana, dalla Lombardia.
Tra le società che utilizzavano Trieste come destinazione finale anche la E. Giovi Srl finita sotto sequestro nel luglio di quest’anno per attività di gestione illecita dei rifiuti. La E. Giovi gestiva la grande discarica di Malagrotta a Roma da cui arrivavano e continuano ad arrivare a Trieste i rifiuti più tossici di Roma.
Una situazione paradossale quella di cui stiamo parlando, con il nostro Stato indipendente, il Territorio Libero di Trieste, che si trova ostaggio indifeso delle mafie dei rifiuti italiani perché svenduto dalla propria classe politica. Basti pensare alla doppia faccia del Movimento 5 Stelle che si batte nel Sud contro i pericolosi inceneritori mentre a Trieste tollera che venga smaltita e incenerita tutta la “monnezza” che i pentastellati del Sud non vogliono a casa loro (LINK).
La chiamano politica dei compromessi. Ma è una politica che vede regolarmente come vittima predestinata Trieste con il suo piccolo territorio già ampiamente utilizzato per decenni come valvola di scarico del sistema dei rifiuti gestito in Italia dalle ecomafie.

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