Movimento Trieste Libera

CHI NON VUOLE UNIRE LE FORZE PER IL PORTO FRANCO E IL TERRITORIO LIBERO

Membro della sicurezza del gruppo Territorio Libero col volto coperto mentre parla con un agente della polizia italiana al corteo dell’8.02.2015.

Domenica 8 febbraio è stata una giornata particolare per la causa del Territorio Libero di Trieste. Due iniziative a difesa del Porto di Trieste. La prima, alla mattina, svolta dal coordinamento dei gruppi firmatari del protocollo di intesa per la difesa del Porto Franco internazionale di Trieste (Movimento Trieste Libera, Movimento Trieste Libera Austria, Fronte per l’Indipendenza, Coordinamento Lavoratori Portuali, Comitato per l’autonomia giuliana) con un’assemblea pubblica. La seconda al pomeriggio organizzata dal movimento Territorio Libero.

L’Italia Paese occupante la Zona A del Territorio Libero vorrebbe procedere alla sdemanializzazione, ovvero alla chiusura, nella parte settentrionale (Porto Franco Nord, detto porto vecchio) cancellando i punti franchi, e alla conversione a scalo combustibili con la realizzazione nel porto nuovo (Porto Franco Sud) di un rigassificatore che unito al terminal petroli renderebbe impossibile qualsiasi tipo di traffico marittimo. Traffico marittimo pregiato che nella pianificazione italiana della dismissione del porto di Trieste verrebbe dirottato nei porti italiani. Specie in quelli meridionali pesantemente controllati  dalla criminalità organizzata.

Il sistema italiano della corruzione è talmente potente che questo progetto devastante per  l’annientamento del porto di Trieste è potuto venire approvato senza sostanziali opposizioni dallo stesso Parlamento italiano in totale violazione del Trattato di Pace del 1947 che assegna una semplice amministrazione provvisoria su Trieste e sul suo porto in attesa della nomina del legittimo governo del Territorio Libero. Un’amministrazione fiduciaria trasmessa al Governo italiano, e non allo Stato italiano, con il Memorandum di intesa di Londra del 5 ottobre del 1954.

Ecco perché la giornata dell’8 febbraio era importante per fare vedere una reazione compatta dei movimenti indipendentisti e dei cittadini per rispondere all’aggressione italiana contro la tentata chiusura del Porto Franco di Trieste.

Ma le aspettative di una possibile unità d’azione e di intenti, almeno nel nome di quel porto senza il quale la stessa città di Trieste cesserebbe di esistere, sono andate in frantumi. Portando non pochi danni alla causa comune.

Alla riuscita assemblea mattutina non aveva aderito il movimento Territorio Libero (che si era dissociato polemicamente dal protocollo di intesa), formato da fuoriusciti di Trieste Libera, i cui dirigenti avevano già nei giorni precedenti messo addirittura un veto alla partecipazione dello stesso Movimento Trieste Libera al corteo che si sarebbe svolto nel pomeriggio di domenica: irresponsabilità allo stato puro.

Ho partecipato comunque al corteo, pur essendo stato oggetto, quale presidente del Movimento Trieste Libera, di intimidazioni e minacce diffuse in rete a scopo “persuasivo” (tipo “se viene finirà all’ospedale”). Pensavo che queste persone potessero avere un briciolo di responsabilità, se non per loro stessi almeno per la comunità che a parole dicono di volere difendere. Niente di tutto questo.

All’assemblea pubblica da noi organizzata gli attivisti di Territorio Libero hanno diffuso i loro volantini senza alcuna contestazione da parte nostra. Al pomeriggio la nostra delegazione che voleva unirsi al corteo è stata oggetto di una pesante azione intimidatoria da parte del loro gruppo sicurezza che voleva vietarci l’esposizione dei nostri striscioni e che è documentata in questo video.

Il corteo con circa 500 partecipanti si è concluso con un comizio nel quale il presidente del movimento Territorio Libero Vito Potenza si è scagliato contro Trieste Libera affermando che “non esiste”, e quindi nessuno deve avere contatti con questo movimento politico da lui “scomunicato”.

A seguito di tali polemiche dichiarazioni i rappresentanti del coordinamento lavoratori portuali hanno preferito non prendere la parola. Solo di porto si sarebbe dovuto parlare. Invece è stata una pessima esibizione da campagna elettorale italiana, in chiave antidemocratica visto che chi non la pensa come Potenza & co. deve essere “cancellato”.

Il movimento Territorio Libero infatti, non certo nel rispetto del nome che si è dato, non cela nemmeno le proprie ambizioni a presentarsi alle prossime elezioni amministrative del 2016 per andare al governo di Trieste con un proprio sindaco riconoscendo così pienamente la sovranità illegittima della Repubblica italiana.

E quale candidato migliore dell’italiano Vito Potenza, capo delle giacche nere di una banda che si fa chiamare “sicurezza Trieste Libera”, abusando del nome del movimento che dichiarano estinto, e che vuole imporsi nel territorio di Trieste per dettare la propria legge, che non è certo quella del diritto?

Non cediamo certo alle intimidazioni. Ma quello che vorrebbero queste persone non è certo il Territorio Libero democratico per cui lottiamo.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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