Movimento Trieste Libera

SENZA GIUSTIZIA?

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Corte d’Assise di Trieste alla seconda udienza affollatissima (15.05.2018) della causa di accertamento fiscale per il Territorio Libero di Trieste. Da sinistra a destra: Roberto Giurastante (Presidente Movimento Trieste Libera), l’avvocato Edoardo Longo, Paolo G. Parovel (Segretario Generale dell’I.P.R. F.T.T. promotore della causa).

La sentenza del tribunale di Trieste nella causa di accertamento fiscale promossa dall’I.P.R. F.T.T. con complessivamente ben 600 ricorrenti è stata depositata il 29 settembre dal giudice Anna Fanelli. E farà certamente discutere.

Perché il giudice della Repubblica italiana in servizio a Trieste si è dichiarato incompetente a decidere in una causa in cui i ricorrenti chiedevano precisamente il rispetto delle leggi italiane vigenti che attuano ed eseguono quanto previsto dal Trattato di Pace del 1947  e dal Memorandum d’intesa del 1954, ambedue strumenti in vigore del diritto internazionale.

Le motivazioni espresse dal giudice per non entrare nel merito delle richieste di 600 cittadini ed imprese del Territorio Libero di Trieste, legalmente rappresentati nel procedimento dalla International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste – I.P.R. F.T.T. (che ha le deleghe di oltre 24.000 altri), sono la più chiara dimostrazione mai ottenuta del rifiuto di amministrazione della giustizia da parte della Magistratura italiana sui diritti del Territorio Libero.

Come dobbiamo interpretare altrimenti la dichiarazioni del giudice Anna Fanelli, la quale per “liberarsi” da una causa così scomoda afferma: “In effetti il tenore delle domande avanzate rende arduo concepire un potere di concreto e giuridicamente ammissibile intervento del giudice adito”. Ma chi altro dovrebbe assicurare la giustizia applicando la legge, se non il giudice che deve essere al di sopra di ogni condizionamento politico rispondendo solo alla legge?

Nella sua paradossale sentenza il giudice Anna Fanelli arriva fino al punto di sostenere che non è chiaro perché i cittadini del TLT chiedano di non pagare le tasse italiane: “Ora appare difficile ravvisare un preciso diritto di F.T.T. e cittadini o aderenti dello stesso a non vedersi imporre tasse dello Stato Italiano, piuttosto che allo stesso F.T.T., caso mai potendo configurarsi, per quanto di ragione, un interesse a che determinati atti ed attività con cui la P.A. esercita la propria potestas in materia si svolgano secondo legge, statale e magari anche di rango internazionale”. Ma applicare la legge secondo diritto interno ed internazionale è appunto ciò che è stato chiesto al giudice.

E si chiama sovranità, signora giudice, quel principio in base al quale i cittadini di uno Stato debbono pagare le tasse al proprio Stato e non ad un altro che cerchi di imporsi in sostituzione violando il diritto internazionale e le proprie stesse leggi.

E non vi è dubbio che la Legge, rappresentata dal diritto internazionale e dall’ordinamento giuridico italiano, stabilisca per Trieste ed il suo Porto Franco proprio questo. Legge che lei, signora giudice, dovrebbe rispettare e far rispettare. Perché è anche la Legge del suo Stato, la Repubblica italiana, quella che lei ha deciso, in sostanza, di disapplicare decidendo di non decidere.

Perché il giudice che non applica la legge abbandona i cittadini e le imprese di Trieste all’arbitrio dei politici che la vìolano, garantiti proprio dall’assenza di magistrati che la applichino, come in questo caso, o dalla presenza di alcuni magistrati che la travisano, come si è visto in passato.

Ma i giudici inadempienti sono quelli della Repubblica Italiana inviati a Trieste per l’amministrazione della giustizia nell’ambito dell’amministrazione civile provvisoria del Free Territory che è affidata alla responsabilità del Governo italiano dai Governi degli Stati Uniti e del Regno Unito quali amministratori primari per conto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il comportamento dei giudici italiani che non applicano o non rispettano a Trieste le leggi sui diritti del Territorio Libero amministrato, dei suoi cittadini e delle sue imprese danneggia perciò anche la credibilità e gli interessi nazionali ed internazionali dello stesso Governo italiano e della stessa Repubblica italiana.

Ed il diniego di giustizia che si dimostra concretato da questa sentenza elusiva apre la strada non solo all’ovvio ricorso immediato in appello, ma anche a tutti gli strumenti di giustizia superiori, in particolare a livello internazionale.

Questa è perciò una sentenza che certamente farà storia e non rimarrà nel cassetto. Perché va ad innescare un terremoto di conseguenze, a livello interno e internazionale.

È tollerabile, infatti, che l’attuale Free Territory of Trieste, lo Stato con l’unico Porto Franco Internazionale del mondo, sia abbandonato ad un’amministrazione provvisoria che impone sia ai cittadini, alle imprese locali, sia agli investitori internazionali, una totale incertezza del diritto?

Ed è tollerabile che quest’amministrazione che rifiuta la giustizia ai cittadini sia proprio quella che esercita un sub-mandato fiduciario delle Potenze Alleate ed Associate che hanno istituito il Free Territory of Trieste ed il suo Porto Franco internazionale con il Trattato di Pace?

Se dunque il giudice inviato in servizio a Trieste dal Governo italiano amministratore non vuole applicare la legge, è ora il Governo amministratore stesso che deve imporne l’applicazione, prima ancora che venga richiesta ad una Corte d’Appello e alle sedi di giustizia internazionale.

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