Movimento Trieste Libera

LA PROVINCIA DI TRIESTE AI TEMPI DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE, OVVERO OGGI

DPR172_22.03.1951(collegi_province)

Continua a destare sensazione la dimostrata inesistenza giuridica della Provincia di Trieste quale amministrazione pubblica della Repubblica italiana nel Territorio Libero. Ne ho già parlato in un mio post che ha suscitato molto interesse.

In effetti la Provincia di Trieste cessava di esistere con l’entrata in vigore del Trattato di Pace il 15 settembre del 1947 non potendo più avere un ruolo come organo costituzionale dello Stato italiano insediato nel Territorio Libero. Esattamente come la Corte di Appello di Trieste che cessava di svolgere le funzioni di distretto giudiziario dello Stato italiano per diventare tribunale di ultimo grado del Territorio Libero di Trieste.

Il Governo italiano subentrato al G.M.A. (Governo Militare Alleato) con il Memorandum di intesa di Londra del 5 ottobre del 1954 si assumeva l’obbligo di continuare l’amministrazione civile provvisoria della Zona A del Territorio Libero di Trieste e del Porto Franco di Trieste ai sensi del Trattato di Pace, rimasto immodificato (essendo immodificabile dall’Italia) fino ad oggi.

Naturalmente non saremmo qui a discutere se l’Italia avesse mantenuto gli impegni assunti con i trattati internazionali, ma purtroppo così non è stato. Se l’amministrazione provvisoria fosse stata rispettata il Porto Franco di Trieste sarebbe ora il principale scalo del Mediterraneo e Trieste la Singapore europea.

Alla base delle menzognere affermazioni sulla sovranità che la Repubblica italiana avrebbe su Trieste e sul Porto Franco, vi è quella sull’inesistenza del Territorio Libero di Trieste quale Stato.  L’Italia afferma infatti di non avere mai riconosciuto questo Stato (seppur sia davvero molto difficile sostenerlo avendo l’Italia ratificato, attuato ed eseguito il Trattato di Pace che all’art. 21 stabilisce la nascita del TLT) e questo sarebbe secondo le autorità italiane sufficiente a dimostrare la propria sovranità sul territorio conteso.

Menzogna dopo menzogna la Repubblica italiana ha così costruito, anno dopo anno, una fittizia sovranità di fatto, ma non di diritto, sul Territorio Libero e sul Porto di Trieste a danno dei cittadini del territorio occupato. L’occupazione è stata attuata cercando di cancellare ogni traccia dell’esistenza dello Stato occupato, da una parte agendo nei confronti dei cittadini a cui è stata  attribuita forzatamente la cittadinanza italiana, obbligandoli a prestare servizio militare nelle forze armate italiane e imponendo loro di pagare il debito pubblico italiano, dall’altra agendo nei confronti dello Stato cercando di cancellarne il demanio con la sottrazione dell’intero patrimonio pubblico.

Una predazione dei diritti civili e dei beni attuata da chi avrebbe dovuto garantirli. Un’operazione in puro stile da regime fascista che in queste terre non è mai effettivamente cessato. Trieste è, e continuerà ad essere fino alla sua liberazione, una terra di conquista per il nazionalismo italiano e per le mafie italiane.

Ma non è possibile cancellare la storia, solo mistificarla. Così le tracce dei crimini dello Stato italiano contro il Territorio Libero emergono, giorno dopo giorno, grazie al lavoro instancabile dei cittadini che stanno lottando per difendere la dignità di un popolo “cancellato”.

Sono documenti ufficiali, atti, leggi, della stessa Repubblica italiana che riconoscono inequivocabilmente il Territorio Libero di Trieste. Se la Legge può ancora essere considerata quale cardine di una società civile, se l’attuale ordinamento mondiale deve ancora essere basato sul rispetto del Diritto internazionale, allora l’Italia dovrà presto fare i conti con il proprio lato oscuro. Un Paese per il quale i trattati internazionali sono solo “carta straccia”, che calpesta la propria stessa Costituzione e che reprime i cittadini dei territori occupati, non può rientrare nel novero degli Stati democratici di diritto.

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Decreto del Presidente della Repubblica Italiana n. 172 del 22 marzo 1951 (inesistenza del Consiglio provinciale di Trieste e delimitazione dei confini del Collegio provinciale di Monfalcone e  il Territorio Libero di Trieste).

Tabella delle circoscrizioni dei Collegi uninominali per la elezione dei Consigli provinciali del Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzi e Molise.

Collegio di MONFALCONE II

Capoluogo Monfalcone

(Tribunale di Gorizia)

Comprende parte del territorio del comune di Monfalcone delimitata come segue:

confine col comune di Doberdò del Lago dall’incrocio con la linea ferroviaria Trieste Monfalcone, confine col Territorio Libero di Trieste fino al mare, tratto costiero fino a Porto Rosega, linea immaginaria da Porto Rosega alle banchine dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, linea costiera lungo le banchine dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico fino al muro di cinta degli stessi, muro di cinta dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, asse via dell’Agraria, asse roggia (da denominare), asse via Muggia, asse via D. Manin, asse via D. Rossetti, asse via Gorizia, largo della Marcelliana, asse della strada, non denominata, che fiancheggia il Cimitero della Marcelliana, asse viale O. Cosulich, asse del ponte sul canale Valentinis, asse viale San Marco, asse via E. Toti, asse via G. Randaccio, asse via Romana, asse del sentiero che collega la via Romana col piazzale della Stazione (e fiancheggia il muro di cinta della fabbrica di ghiaccio), piazzale della Stazione, linea immaginaria dal piazzale della Stazione alla linea ferroviaria Trieste-Monfalcone fino all’incrocio col comune di Doberdò del Lago.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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