Trieste Libera

IL PUNTO DI PARTENZA

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PROCEDIMENTO 1428/07: LA PIETRA MILIARE DELLA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI DEI CITTADINI DEL TERRITORIO LIBERO

Da quando è stata avviata l’aggressione pubblica contro il Movimento Trieste Libera (MTL) mi sono trovato spesso attaccato per avere utilizzato il difetto di giurisdizione nei procedimenti penali e civili per sfuggire, a detta dei detrattori, alla giustizia italiana.

È una campagna di denigrazione svolta principalmente sul social network di Facebook per essere ripresa in rete e con la quale si vuole convincere l’opinione pubblica che io mi starei muovendo per interessi esclusivamente personali e non per la causa del Territorio Libero di Trieste.

In questa azione propagandistica di sapore lievemente “statale” (la “camorra” nazionalista locale ha il maggior interesse a screditare Trieste Libera, e con essa dell’azione per i diritti dei cittadini del Territorio Libero) la violenza degli interventi è diventata una caratteristica preoccupante. Una vera istigazione all’odio collettivo nei confronti di quelli che vengono additati come nemici della causa.

Si stanno cioè paradossalmente attaccando coloro che hanno avuto il coraggio di contestare apertamente la simulazione di sovranità italiana su Trieste. Anche davanti ai giudici in servizio nel Territorio Libero.

Uno dei procedimenti tra i più criticati dai denigratori (che peraltro utilizzano senza porsi problemi gli atti giudiziari provenienti dalle mie cause) è quello in cui mi trovo con l’amico Paolo G. Parovel, giornalista indipendente coraggioso e direttore degli organi di informazione di MTL. Siamo accusati di diffamazione a danno degli Amici della Terra Italia e della loro presidente Rosa Filippini.

Questa vicenda fa parte della nostra comune appartenenza a quell’associazione ambientalista e che ci aveva visto impegnati sul territorio di Trieste a combattere duramente contro le ecomafie.

Una posizione, la nostra ritenuta “scomoda” dagli Amici della Terra Italia che ci avevano tolto la rappresentanza del gruppo locale. La ricostruzione di questa battaglia civile è raccontata nel mio libro “Tracce di legalità”.

Anche all’epoca, come ora, era stata avviata contro di noi una pesantissima campagna di scredito pubblica, che aveva visto in prima linea sempre il quotidiano Il Piccolo.

Eliminare i pochi che si battono per la legalità è essenziale per mantenere il potere della “camorra” nazionalista locale, che governa Trieste in collusione con mafie e pseudo-massonerie deviate.

Oltre a subire il linciaggio mediatico eravamo anche stati denunciati per avere offeso, rispondendo alle pesantissime accuse che ci venivano mosse pubblicamente, gli Amici della Terra Italia e Rosa Filippini.

Ed è questo il processo, l’unico penale che io avevo a mio carico, nel quale ho sollevato per la prima volta il difetto di giurisdizione.

Accadeva il 14 dicembre del 2011. In quell’udienza ricusavo anche per la prima volta il giudice italiano che aveva rigettato la mia eccezione senza motivazioni, ovvero senza riuscire a dimostrare la fonte dei suoi poteri.

Da quell’atto fatto da un singolo cittadino del Territorio Libero è poi iniziato il risveglio delle coscienze da parte di migliaia di triestini che hanno cominciato a esercitare i propri diritti e a chiedere il rispetto del Trattato di Pace.

Io ho poi sollevato il difetto di giurisdizione in tutti i procedimenti davanti all’autorità giudiziaria, amministrativa, tributaria, dello Stato italiano. Anche nei procedimenti penali in cui ero io parte offesa con diritto ai risarcimenti danni.

Ma troppi si sono dimenticati rapidamente tutto questo.

Così la macchina del fango avviata nei miei confronti ha potuto attecchire portando gli stessi che prima mi appoggiavano a chiedere la mia eliminazione, e anche quella di Paolo G. Parovel. Non possono corromperci e quindi siamo pericolosi.

Unica soluzione: toglierci di mezzo per sempre, come stanno dichiarando alcuni preoccupanti personaggi del risorgente fascismo mascherato dietro ad un’improbabile indipendentismo.

Il 3 dicembre [2014] il processo penale intentato dagli Amici della Terra*  contro di me e Paolo G. Parovel è terminato. Siamo stati assolti “Perché il fatto non costituisce reato”.

In questo procedimento, dal 14 dicembre 2011, prima di venire assolti abbiamo presentato per tre volte il difetto di giurisdizione, corredandolo di nuove prove e abbiamo ricusato due volte il giudice (Vascotto poi sostituito dal giudice Leanza).

Questo processo, unito a quello parallelo in cui, quale persona offesa, ho presentato comunque il difetto di giurisdizione (n. 854/10), ha consentito di ottenere alcuni provvedimenti importanti dagli stessi giudici italiani.

Si tratta della prima traduzione asseverata da parte del Tribunale di Trieste del Memorandum d’Intesa di Londra del 1954 (giudice Paolo Vascotto), e due ordinanze con riconoscimento dell’amministrazione provvisoria italiana dell’attuale TLT fino al 1977 (giudice Piero Leanza).

Da qui poi discende tutto il resto.

Senza i pionieri del diritto, quei cittadini che tre anni fa hanno “osato sollevare il difetto di giurisdizione”, come scrive sprezzantemente il quotidiano filo nazionalista italiano di Trieste Il Piccolo nell’articolo dedicato alla nostra assoluzione, non sarebbe mai iniziata la primavera del Territorio Libero.

Quel 14 dicembre del 2011 è stato fatto un piccolo ma grande passo per i diritti dei cittadini del Territorio Libero di Trieste.

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*Gli Amici della Terra Italia sono stati poi messi sotto inchiesta dalla Federazione Internazionale dei Friends of The Earth (FoEI) con richiesta di espulsione nell’ottobre del 2014. Il comitato esecutivo di FoEI ha contestato agli Amici della Terra Italia di “non condividere vision, mission, e principi” di FoEI, che è percepita come «fonte di divisione» del movimento ecologista italiano e da esso isolata, che ha un reddito per il 40% proveniente da conferenze finanziate anche da imprese come Eni ed Enel, che non lotta abbastanza contro l’energia sporca e «non è d’accordo con l’idea di giustizia ambientale».

Noi a queste conclusioni ci eravamo arrivati già nove anni fa quando avevamo chiesto l’ispezione internazionale sull’associazione italiana. Ci avevano risposto che anche se avevamo ragione era difficile per un singolo gruppo locale avere ragione di una federazione nazionale. Soldi sopra i principi.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante 

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