Movimento Trieste Libera

QUEGLI SPORCHI DANNATI ANTISEMITI DI TRIESTE

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AGGRESSIONE FASCISTA CONTRO I DIRIGENTI DEL MOVIMENTO TRIESTE LIBERA TOLLERATA DAL GOVERNO ITALIANO AMMINISTRATORE PROVVISORIO DELLA ZONA A DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE.

Siamo abituati ad essere sotto assedio. La Repubblica italiana non gradisce le attività del Movimento Trieste Libera a difesa dei diritti dei cittadini del Territorio Libero di Trieste, Stato indipendente costituito con il Trattato di Pace del 1947 al termine di quella guerra persa dall’Italia fascista.

In tre anni di attività abbiamo dovuto superare tanti ostacoli, ma siamo sempre stati sorretti dalla forza dei nostri diritti. Abbiamo sempre lottato e ci siamo sempre difesi con le armi della legalità, qui calpestata impunemente dallo Stato italiano che da decenni occupa in violazione del Trattato di Pace la Zona A del Territorio Libero ed il suo Porto Franco Internazionale.

L’aggressione è stata intensificata in questo 2014 nel corso del quale il Movimento Trieste Libera è stato aggredito pesantemente con azioni che hanno portato fino alla scissione del movimento. Ma nonostante tutto abbiamo resistito e continuiamo a resistere contro ogni tentativo di ridurre l’unico movimento popolare indipendentista di Trieste a ruota di scorta della decaduta politica del malaffare italiano.

La propaganda contro di noi viene attuata sfruttando ogni canale di comunicazione lo Stato italiano possa avere a disposizione. Il principale strumento di questa aggressione è il quotidiano monopolista Il Piccolo, da sempre organo della stampa nazionalista di derivazione fascista imposta in questo territorio dalla “democratica” Repubblica delle massomafie.

Negli ultimi mesi, dopo la creazione del gruppo scissionista denominato Territorio Libero, che dichiara di volere aderire alle elezioni imposte dalla Repubblica Italiana nel Territorio Libero, riconoscendone così la sovranità, gli attacchi si sono intensificati. Una propaganda sempre più violenta che ha potuto utilizzare mezzi di comunicazione informatica e telematica, con una campagna diffamatoria condotta in particolare nei confronti dello scrivente, quale presidente di Trieste Libera, e del giornalista Paolo G. Parovel, direttore del giornale del movimento (Trieste Libera News).

Avevamo informato della pericolosità della situazione fin dal maggio di quest’anno le autorità di pubblica sicurezza e giudiziarie dello Stato italiano, non potendoci difendere da soli e non essendovi gli organi preposti nominati dal Governo Italiano.

La pericolosità della situazione era determinata anche dal fatto che le azioni di aggressione condotte sempre più apertamente contro di noi coincidevano con gli interessi delle mafie che prepotentemente si stavano infiltrando, anche attraverso le stesse istituzioni, nel territorio di Trieste di cui volevano occupare, con disinvolte operazioni speculative, il Porto Franco per convertirlo a cittadella turistica.

Affari da miliardi di euro che vedevano in noi l’unica opposizione concreta, e quindi ben immaginabile i rischi che stavamo e stiamo correndo.

Ma la reazione dello Stato italiano di fronte a tali aggressioni nei nostri confronti è stata praticamente nulla. Così la campagna è potuta proseguire per mesi alimentando odio nei nostri confronti. La Polizia Postale di fronte a quanto si stava sviluppando sul fronte del social network di Facebook dichiarava di non avere armi per contrastare tale linciaggio pubblico.

E così centinaia di  ingiurie, offese, diffamazioni, minacce, potevano essere messe in rete senza ostacoli. Comprese minacce di morte sempre più preoccupanti alla luce di quanto si stava sviluppando. La denigrazione veniva poi ripresa dagli organi di informazione locali sottoponendo le vittime al pubblico ludibrio.

Personalmente sono stato attaccato pure per le mie condizioni di salute con diffusione di notizie  tendenziose atte a screditarmi davanti all’opzione pubblica. Senza alcun ritegno da parte di chi evidentemente sapeva di potere agire senza problemi contro di me viste le coperture garantite contro ogni legge. Ma appunto, qui non si parla più di legalità. Che è una cosa molto distante da quanto sta accadendo nella Zona A del Territorio Libero di Trieste.

I persecutori per cercare di metterci a tacere hanno anche chiesto la radiazione all’ordine del giornalisti di Paolo Parovel, direttore dei nostri organi di informazione.

E poi da questi ambienti del nazionalismo italiano fascista, operanti senza problemi con l’appoggio dello Stato italiano, è arrivata l’accusa di essere appoggiati e finanziati dagli “odiati” sionisti. Eccone uno tra gli interventi: “Tracce di legalità nel MTL (Movimento Trieste Libera) grazie a Massoneria e Sionismo anti-palestinese mi sembrano un ottimo punto di partenza de un’alleanza che porterà risultati positivi alla causa del TLT…”. 

La campagna persecutoria è così proseguita senza particolari problemi per chi la ha ideata e attuata portando a problemi sempre più gravi di sicurezza per le persone offese, indicate come bersaglio pubblico ed indifese. Sono stato così additato come traditore da chi aveva tradito la causa vedendomi storpiare il cognome in GIUDASTANTE.

Un’offesa poi ripresa da molti negli attacchi virali partiti dalla rete. Quando mi è capitato di dovere segnalare la comparsa di tale scritta offensiva sulla facciata di una casa alla locale Procura della Repubblica, ho potuto sperimentare ulteriormente il livello di “interesse” delle autorità italiane: la scritta è ancora lì dopo mesi, quale pubblicità gradita (evidentemente) alle stesse.

La campagna denigratoria si è potuta così consolidare giorno dopo giorno, mese dopo mese, ondata dopo ondata di questo rabbioso assalto di stile mafio-fascista.

E il quotidiano Il Piccolo non ha mancato di rinfocolare ogni possibile polemica nei confronti di chi a Trieste sta difendendo la legalità. Così anche le iniziative di raccolta fondi fatte tramite le cene sociali del movimento sono diventate oggetto di scherno. Con sfondo naturalmente razzista. Motivo? La nostra sede è in un palazzo storico dove all’inizio del ‘900, nella multietnica Trieste austroungarica, si trovava un ristorante kosher. L’abbinamento è presto fatto: il Movimento Trieste Libera “finanziato” dagli ebrei continua la tradizione ebraica della cucina kosher. Non gradita agli ambienti di potere di stampo  fascista  che governano la città da decenni.

Oggi dopo l’articolo del quotidiano locale sulla pulsantiera all’ingresso della nostra sede in Piazza della Borsa, abbiamo trovato attaccata una stella di David gialla con la scritta: “RISTORANTE KOSHER DA PAROVEL E GIUDASTANTE SUONARE TRIESTE LIBERA”.

Dobbiamo considerarci vittime predestinate della risorgenza incontrastata di questo nazionalismo anacronistico in odor di mafia o potremo avere diritto di difesa?

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Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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