Movimento Trieste Libera

QUANDO FINIRÀ L’OCCUPAZIONE MILITARE DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

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Anche quest’anno l’Italia non ha mancato di celebrare l’anniversario dell’annessione di Trieste e del suo porto. E lo ha fatto in pompa magna, molto più che negli anni precedenti. Un segnale della debolezza intrinseca di uno Stato che deve cercare di impressionare il mondo con una prova di forza anacronistica.

Ormai l’Italia vede che il castello di menzogne sul quale è stata costruita la favola della sovranità su Trieste comincia a scricchiolare. E allora cerca di dare un segnale chiaro per far capire che per Trieste è disposta a tutto perché “Trieste è Italia, e l’Italia è Trieste”.

Questo in sintesi è il messaggio che voleva essere trasmesso anche con queste celebrazioni per respingere le richieste dei cittadini di Trieste che richiedono ora con decisione il rispetto dei propri diritti secondo quanto previsto dal Trattato di Pace del 1947. Trattato di Pace che sancisce la definitiva cessazione della sovranità italiana su Trieste il 15 settembre del 1947.

Una sovranità durata ventitré anni ed iniziata alla fine della prima guerra mondiale come conseguenza del disfacimento dell’Impero austroungarico di cui Trieste con il suo porto aveva fatto felicemente parte per mezzo millennio.

Trieste è stata annessa due volte dall’Italia. Il 3 novembre del 1918 al termine della prima guerra mondiale, e il 26 ottobre del 1954 dopo che il G.M.A. (Governo Militare Alleato) aveva trasmesso, in base al Memorandum di Londra, l’amministrazione provvisoria al Governo Italiano. Governo Italiano che invece non ci pensò due volte e procedette ad una vera e propria occupazione militare della Zona A del Territorio Libero.

Ogni anno quindi le infauste ricorrenze che ricordano ai triestini il loro triste destino di popolo occupato ed oppresso dal Paese con i più alti livelli di criminalità e corruzione d’Europa, sono concentrate tra il 26 ottobre e il 4 novembre: i  dieci giorni della “passione” per la città martire del  nazionalismo italiano.

Quest’anno per celebrare il 60° della seconda redenzione (come la chiamano le autorità italiane), più correttamente seconda annessione, la Marina Militare italiana ha inviato pure la sua ammiraglia, la portaerei Cavour, affiancata dalla fregata Fasan uno degli ultimi modelli di una classe che rappresenta il fiore all’occhiello della Marina del Belpaese.

Ci sono i soliti bersaglieri che sfilano. Reduci e reparti in servizio. Gli alleati li chiamano uomini “gallina” per la penna di gallo che portano sull’elmetto. I pochi reduci sembrano sperduti e rendono ancora più triste questa surreale parata. Sfilano con un tentato passo di corsa nello stile del corpo, ma sembrano arrancare: un’immagine molto attuale della decadente Repubblica Italiana.

Non ci sono le frecce tricolori. Questa volta, e pur in un’occasione così importante come questa, la pattuglia acrobatica italiana sembra avere altri impegni. Nel gennaio di quest’anno ero intervenuto pubblicamente per sollevare la questione dei voli radenti degli Aermacchi MB 339 delle Frecce Tricolori a Trieste ed ero stato immediatamente attaccato dai tanti fans di questa pattuglia acrobatica.

ll fatto è che il problema era davvero spinoso: poteva l’Italia sorvolare con i propri aerei militari lo spazio aereo smilitarizzato del Territorio Libero facendovi addirittura voli di addestramento in pieno centro abitato e mettendo così a rischio la vita di centinaia di persone? Naturalmente la cosa non era finita lì. Avevo segnalato l’accaduto con opportuna denuncia alle Nazioni Unite, alla NATO, e ad alcuni Paesi firmatari del Trattato di Pace tra cui la Russia.

Sia quel che sia, le frecce tricolori almeno in questa occasione non si sono viste. Sarà magari che in questo momento di tensione con sorvoli di aerei militari russi sui cieli europei è meglio evitare quelle che potrebbero essere interpretate come provocazioni.

Alla fine l’unica cosa che rimarrà di queste celebrazioni costose e non volute (almeno dai triestini) è il totale disinteresse con cui sono state accolte dai triestini. Ovvero dal popolo occupato. Manifestazioni disertate dai cittadini e che si sono svolte nel grigiore assoluto dell’autunno senza fine della democrazia di un Paese che sta collassando su se stesso.

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