Movimento Trieste Libera

IL SENSO DI UNA LOTTA PER LA LEGALITÀ

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Quando ti trovi coinvolto in eventi più grandi di te può accadere che nei momenti di maggiore difficoltà tu possa sentirti prendere dallo sconforto. 

Ma se sei convinto di quello che stai facendo per realizzare i tuoi ideali saprai resistere e superare ogni ostacolo. 

Non cederai neanche quando verrai tradito e abbandonato dalle persone nelle quali avevi riposto la tua fiducia. 

Perché più è ardua la lotta e più le debolezze della natura umana si manifestano. 

La tua forza sarà quella della dignità. 

La tua  strada sarà quella da percorrere. 

E se il tuo sacrificio servirà a riscattare tanti, allora non sarà stato invano.

Sollevare i diritti di un popolo non è facile. Gli esempi a livello internazionale abbondano. Tra questi, uno dei più sconosciuti è certamente quello del Territorio Libero di Trieste. Uno Stato indipendente tra Italia e Slovenia, costituito alla fine della seconda guerra mondiale. Uno Stato piccolo, ma con un Porto Franco internazionale unico al mondo e di enorme valore, che nasceva nel 1947, diciotto anni prima di Singapore.

Dal 1954, l’attuale Territorio Libero di Trieste (l’ex Zona A, perché l’ex Zona B, un tempo amministrata dall’ormai dissolto governo jugoslavo, nel 1992 è stata riconosciuta sotto la piena sovranità delle nuove Repubbliche indipendenti di Slovenia e di Croazia con sei risoluzioni delle Nazioni Unite) è assegnato all’amministrazione civile provvisoria del governo italiano (senza passaggi di sovranità alla Repubblica italiana) ed è ancora qui in attesa di giustizia, soffocato dalle propagande nazionaliste e dagli interessi della confinante Repubblica italiana.

I cittadini del TLT vogliono ora liberarsi da questa corrotta amministrazione civile provvisoria, che dura da troppo tempo: ormai i triestini sanno di avere tutte le risorse necessarie per farlo, a partire proprio da quell’unicum che è il loro Porto Franco internazionale, tutelato dalla Risoluzione S/RES/16 (1947) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Proprio da Trieste, la capitale di questo Stato lungamente dimenticato, sono partite tutte le azioni per ripristinare lo stato di diritto nel Territorio Libero e per garantire i diritti dei suoi cittadini.

Lo status del Porto Franco di Trieste infatti è messo in discussione dall’Italia che vorrebbe assumere la piena sovranità sia sullo Stato che sul Porto Franco internazionale di Trieste a danno non solo dei cittadini del TLT, ma di tutta la comunità internazionale (molti Stati godono di diritti di armamento o di gestione del Porto Franco, che esiste come tale solo nell’ordinamento e quale ente di Stato del Territorio Libero di Trieste).

Quanto ai diritti dei cittadini, se anche alle grandi potenze potrebbe bastare far valere il regime minimo previsto dal Memorandum d’Intesa di Londra (articoli da 1 a 20 dell’Allegato VIII del Trattato di Pace) per sfruttare il Porto di Trieste, per i triestini questo non sarebbe sufficiente.

Si tratterebbe in pratica di cedere la propria sovranità ed il proprio patrimonio pubblico ad altri Stati senza rivendicare i propri diritti civili, politici e fiscali. Ecco quindi l’importanza di difendere questi diritti contestando la simulazione di sovranità illegale dello Stato Italiano sul Territorio Libero di Trieste, e sollevando la questione nelle sedi giurisdizionali.

Si tratta di eccepire il difetto di giurisdizione nei tribunali, a partire da quello di Trieste, disconoscendo l’autorità dei giudici italiani che operano senza alcun mandato al di fuori del territorio della Repubblica Italiana.

È questo che tiene in vita il Territorio Libero di Trieste ed i suoi cittadini. Le cause instaurate rappresentano un macigno per l’Italia che deve rispondere a livello internazionale anche per le decisioni dei suoi magistrati che agiscono in violazione conclamata del Trattato di Pace del 1947 e del Memorandum di Londra del 1954.

E questa autodifesa dei cittadini è anche la più efficace arma per difendere lo stesso Porto Franco internazionale di Trieste, Ente di Stato del Territorio Libero del quale cui si dichiarano cittadini i ricorrenti e non porto della Repubblica Italiana.

Deve essere chiaro che senza il Territorio Libero non esisterebbero neanche i punti franchi e nessun Paese potrebbe utilizzare il regime fiscale agevolato del Porto Franco Internazionale di Trieste. Stiamo parlando di affari per decine di miliardi di euro all’anno che transitano in questo snodo commerciale nell’alto Adriatico. Miliardi che sono ora ancorati anche al rispetto dei diritti dei cittadini di questa città Stato.

Sono stato il primo cittadino di Trieste a sollevare la questione davanti ad un giudice italiano. L’ho fatto nel dicembre del 2011 nel tribunale di Trieste, dando il via alla stagione giudiziaria per il  Territorio Libero (LINK).

Ho denunciato con i miei atti, e vari livelli, ogni illegittimità commessa dalle autorità italiane in procedimenti penali, civili, fiscali. Ho portato in discussione davanti al Parlamento Europeo l’illegittima amministrazione del Porto Franco Internazionale di Trieste e l’assenza di giurisdizione su di esso anche da parte dell’Unione Europea.

Mi sono opposto alle elezioni imposte dall’Italia nel Territorio Libero denunciandone l’illegittimità alla giustizia amministrativa italiana, e venendo per questo definito “eversore”, e poi a quella internazionale a partire dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ho messo a disposizione di tutti i cittadini di Trieste i miei atti affinché potessero seguire il mio esempio. L’ho fatto per la causa, per la mia terra, il mio popolo. E per questo sono stato attaccato, non tanto dagli avversari, ovvero i nazionalisti italiani che vedono come un affronto alla presunta italianità di Trieste ogni mia azione, o dai politici dello Stato italiano per i quali potrei sembrare un “pericoloso” estremista, ma dagli stessi compagni di lotta.

Così mi sono trovato sottoposto a feroci campagne denigratorie da parte di altri triestini per i quali ero diventato improvvisamente io la minaccia al conseguimento del risultato, ovvero il ripristino della legalità nel Territorio Libero di Trieste.

Un ostacolo da “eliminare” come spesso è stato affermato nelle violente discussioni pubbliche avviate sui social network da parte di persone apparse improvvisamente nel mondo dell’indipendentismo triestino e provenienti dagli ambienti di quella oscura Trieste nazionalista minacciata da questa rivoluzione della legalità.

Ma se gli “sporchi dannati di triestini” idealisti non cedono e continuano con le loro azioni di diritto cosa si dovrà fare? In una società ad alto tasso di criminalità istituzionalizzata quale quella triestina, dove l’intreccio letale tra ambienti diversi dello stesso sistema di corruzione è stato sempre tollerato per ragioni di Stato, tutto può accadere e ogni limite può essere superato. Ma anche la resistenza civile dei combattenti per la libertà si sta consolidando e crescendo man mano che si alza il livello dello minacce.

Nel 2013 in una delle udienze in cui avevo sollevato il difetto di giurisdizione mi ero trovato a dovere sostenere da solo lo scontro contro il giudice, il pubblico ministero, e la parte civile. Il mio avvocato non si era presentato all’udienza ed il sostituto nominato direttamente dal giudice si rifiutava di presentare il mio atto in cui dichiaravo l’incompetenza del giudice nel processo trovandosi egli fuori dal territorio dello Stato Italiano. Alla fine mi ero dovuto difendere da solo ricusando il giudice e destando così scandalo (eccone qui la registrazione). Un comune cittadino che si permette di contestare un giudice in Italia è già un’enormità, figurarsi una ricusazione…

Quella era una dimostrazione di come i triestini dovevano sapere affrontare senza timori la macchina della giustizia italiana nella loro terra. Perché sono i magistrati italiani qui a trovarsi fuorilegge, mentre i cittadini che dichiarano il difetto di giurisdizione stanno difendendo il Trattato di Pace e con esso la legalità internazionale.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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