Trieste Libera

TLT: CRONACA DAL FRONTE GIUDIZIARIO

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29 OTTOBRE PROCEDIMENTO 282/13.

ROBERTO GIURASTANTE CITTADINO DEL TERRITORIO LIBERO CONTRO IL GOVERNO ITALIANO ED EQUITALIA

Continua la battaglia giudiziaria a difesa del Territorio Libero di Trieste. Una lotta dura, negli ultimi tempi criticata dagli oppositori, inclusi gli pseudo-indipendentisti alla ricerca di potere e disposti ad accordi con il potere locale. Quello che sta soffocando Trieste ed il suo Porto Franco internazionale.

Eppure questa battaglia legale è la base dell’azione internazionale per il riconoscimento dei diritti civili dei cittadini del Territorio Libero.

Se non si contesta la simulazione della sovranità italiana, molto difficilmente si può vedere riconosciuti i propri diritti a livello internazionale. Nessuno interverrà mai a difendere i triestini se i triestini stessi preferiscono rimanere alla finestra ed attendere che si compia il loro destino.

Ecco perché è tanto importante esserci nel tribunale a contestare i giudici che dichiarano di agire in nome dello Stato italiano – e dunque negano di agire in base al mandato del Governo amministratore provvisorio di Trieste.

Oggi mi tocca un’udienza particolare; tre procedimenti di opposizione alla richiesta di pagamento per delle sanzioni. Da cosa derivano tali sanzioni? Da atti di ricusazione contro magistrati che si erano rifiutati di applicare le leggi vigenti a Trieste. Fa parte della lotta. Cercano di ridurti all’impotenza sommergendoti di spese tanto più eserciti i tuoi legittimi diritti.

Perché ogni volta che sollevi la questione della giurisdizione metti in crisi il sistema di illegalità che la “camorra nazionalista” locale ha consolidato. Tu diventi ai loro occhi un “ribelle”, un eversore del disordine da loro costituito. E devono fermarti in ogni modo, o almeno cercare di farlo.

In teoria dovrei essere rappresentato da due avvocati, ma hanno rinunciato entrambi al mandato. È anche questa una delle conseguenze della persecuzione in corso. Intimidire chiunque si schiera con i “ribelli”, in modo da isolarli e metterli in condizione di “non nuocere” come dice qualcuno anche pubblicamente. In un sistema chiuso e prettamente mafioso come quello triestino questo non è molto difficile da ottenere.

Ma finché anche un singolo cittadino eserciterà i suoi diritti inalienabili la lotta proseguirà, e la Questione Trieste non potrà essere dichiarata “estinta”, come si appresta a fare il giudice nell’udienza odierna per i miei tre ricorsi. Motivo?

Avevo già ricusato il giudice in altro procedimento sul difetto di giurisdizione. Quella volta aveva emesso una decisione in violazione di legge, ora oggetto di denuncia penale. Tuttavia la mia ricusazione era stata rigettata ed il giudice si era visto riassegnare la causa dando alle parti il termine per la riassunzione, ovvero per richiedere nuova udienza. I miei legali tuttavia non hanno chiesto la riassunzione. Quindi le controparti, ovvero lo Stato italiano ed Equitalia, hanno chiesto l’estinzione della causa.

Ed ora ci troviamo davanti al giudice. L’avvocato dello Stato è quello che nella precedente udienza si era reso protagonista di uno show tipico da giustizia da Paese del terzo mondo.

Prima dell’udienza aveva prestato la sua memoria, che doveva essere depositata in udienza, al giornalista del quotidiano locale stazionante in agguato davanti alla stanza del giudice designato affinché se la leggesse per preparare il solito articolo al veleno contro il leader degli indipendentisti (il sottoscritto) sotto pressione da parte della “giusta” giustizia italica. L’avvocato dello Stato si era quindi presentato davanti al giudice senza il suo “prezioso” documento. Aveva quindi dovuto rincorrere il giornalista nei corridoi del tribunale per riottenerlo…

Il giudice aveva naturalmente assistito impassibile alla messinscena, degna di un circo e non certo di un’aula giudiziaria, senza nemmeno riprendere per l’indecoroso comportamento il rappresentante dell’avvocatura di Stato. D’altronde non è questo forse il massimo della giustizia a cui può aspirare un “ribelle” del Territorio Libero?

Di comica in comica l’avvocato di Stato aveva poi rilasciato alla stampa dichiarazioni di pubblica derisione nei confronti delle tesi del ricorrente sul Territorio Libero di Trieste da lui definito “Topolinia”.

Questo il clima. Almeno questa volta, rispetto al passato, hanno provveduto a “smilitarizzare” le mie udienze. Sono scomparsi i carabinieri e i poliziotti che fino a qualche mese fa presidiavano il tribunale in ogni procedimento in cui io comparivo parte in causa. Un tribunale che paradossalmente appartiene proprio al Territorio Libero di Trieste.

Guarda caso sono io ad avere sollevato la questione (e non solo davanti ai giudici italiani) ed è oggetto degli stessi procedimenti in discussione oggi e di cui viene chiesta l’estinzione che, nell’ottica degli avversari, verrebbe vista come una  loro vittoria.

Ma non sarà così. Sono scoperto in due procedimenti perché essendo senza avvocato non posso difendermi da solo. Gli avversari riescono a malapena a contenere la soddisfazione. Il giudice altrettanto. Nessun ostacolo quindi a chiudere le due scomodissime pratiche senza doversi esprimere sul difetto di giurisdizione. Ma nel terzo procedimento, contro lo Stato ed il suo riscossore Equitalia, quello in cui viene dichiarato che anche la Corte di Appello di Trieste è un tribunale del Territorio Libero di Trieste, la musica cambia.

Il mio avvocato eccepisce che il giudice dopo la sua riconferma nella titolarità del procedimento a seguito della ricusazione presentata in relazione all’eccezione di giurisdizione proposta dal ricorrente, deve ora quale suo primo atto pronunciarsi sull’eccezione preliminare di giurisdizione stessa, in quanto trattasi di eccezione logicamente e ritualmente pregiudiziale ad ogni altro atto del Giudice nel procedimento medesimo (inclusa la dichiarazione di estinzione), del quale si eccepisce altrimenti nullità.

Tutto qui. Ma è come avere sganciato una bomba atomica. L’imbarazzo del giudice e degli avvocati di controparte è evidente. L’avvocato dello Stato è in panico. Si rimette a precedenti e nemmeno precisate decisioni del tribunale di Trieste che avrebbero a suo dire  chiarito definitivamente la sovranità italiana su Trieste. Il mio legale lo riprende per gli atteggiamenti da farsa avuti in questa causa e ricorda anche al giudice che quello di cui si sta discutendo è tremendamente serio.

È la base dell’attuale ordinamento mondiale che i giudici italiani stanno mettendo in discussione con le loro improvvide decisioni. E non possono che essere serie le conseguenze per chi dovesse continuare ad affermare falsamente e contro ogni evidenza che il Trattato di Pace del 1947 è stato abrogato a favore dell’Italia e per permetterne l’esercizio di sovranità illegittima sulla città di Trieste e sul suo Porto Franco Internazionale tutelato dalla stessa Risoluzione S/RES/16 (1947) del Consiglio di Sicurezza ONU.

Silenzio glaciale. L’avvocato di Equitalia non dice nulla. Il giudice deve mettere a verbale la dichiarazione del mio difensore presentata anche in forma scritta, e si riserva la decisione. L’udienza è chiusa, ma inevitabilmente la decisione del giudice porterà ad ulteriori sviluppi: questo è chiaro a tutti.

È come per la famosa sentenza del T.A.R. 530 del 2013 su mio ricorso per l’annullamento delle illegittime elezioni della Regione Friuli Venezia Giulia nel Territorio Libero di Trieste. Quella sentenza è ora una spada di Damocle per l’Italia. Come spiegare l’operato dei suoi magistrati a livello internazionale?

La nostra battaglia continua a livello giudiziario e diplomatico.

La pratica del Territorio Libero di Trieste non è estinta.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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