Movimento Trieste Libera

Movimento Trieste Libera: ecco i doveri e poteri del Presidente per la straordinaria amministrazione

Come noto, il 10 ottobre sette membri del Consiglio direttivo, d’intesa tra loro, si sono dimessi per farlo decadere ed hanno incominciato subito ad attaccare il Movimento per danneggiarlo senza rispetto per la verità e nemmeno per la causa.

È la seconda volta che accade nell’arco di pochi mesi per tentar di delegittimare e paralizzare l’azione internazionale del Movimento in fasi di particolare successo che preoccupano gli avversari di Trieste.

La prima volta l’operazione ha dato origine a un movimento d’imitazione grossolana inetto e sostenuto dai media e dagli interessi italiani, e sembra evidente che anche questa replica sia in qualche modo pilotata dagli stessi ambienti. Tant’è vero che i due gruppi di disertori dicono le stesse cose.

Anche questa volta infatti consiglieri dimessi tentano di giustificarsi diffondendo letture errate e tendenziose dello Statuto sociale per far credere di aver fatto decadere così anche il Presidente, delegittimando e paralizzando così in una sola mossa (ma che bravi !) l’azione del Movimento, che sarebbe perciò costretto ad una nuova assemblea straordinaria.

Per fortuna di Trieste, e scorno dei sabotatori, non è affatto così, ed il Presidente, Roberto Giurastante, ha salvato una volta di più il Movimento da questi, ha assunto infatti al 13 ottobre i poteri di gestione straordinaria previsti dallo Statuto e con l’appoggio unanime dei soci operativi ha riavviato energicamente l’apparato organizzativo.

Ma le propagande dei sabotatori vecchi e nuovi stanno diffondendo altre disinformazioni per contestare anche la legittimità della gestione straordinaria.

Vi spieghiamo quindi perché queste azioni a difesa del Movimento e della causa siano assolutamente legittime, ed anzitutto doverose.

Come prima cosa il Movimento Trieste Libera non è un’associazione con scopi ordinari, perché il suo scopo la piena e quanto più rapida realizzazione dei diritti del Territorio Libero con il suo Porto Franco internazionale, che richiedono una complessa azione legale e politico-diplomatica.

I mezzi dunque sono assolutamente legali e pacifici, ma l’obiettivo è nella sostanza quelli di un movimento di liberazione, che ha come avversari degli occupatori prepotenti, e non può quindi venir gestito con i criteri, i tempi e le regole ordinari di una bocciofila o di una pro-loco. E chi non lo comprende fa meglio ad occuparsi di qualcos’altro.

Giuridicamente il Movimento Trieste Libera è un’organizzazione politica che appartiene, come i partiti e i sindacati, alla categoria delle “associazioni non riconosciute”, che come tali sono regolate dai principi generali del diritto e dal proprio Statuto.

Nelle associazioni non riconosciute le responsabilità civili, penali, amministrative e finanziarie della gestione non spettano ai soci, ma a chi agisce in nome dell’associazione.

Lo Statuto del Movimento, art. 11 primo comma, assegna la capacità di agire in nome dell’Associazione al Presidente, che è l’organo eletto direttamente dall’Assemblea al quale spetta la rappresentanza legale del Movimento, anche in giudizio, con tutte le responsabilità personali connesse.

Egli è quindi anche il rappresentante plenipotenziario diretto dell’Assemblea nell’intervallo tra le convocazioni annuali o straordinarie.

Poiché per principio fondamentale del diritto la facoltà ultima di decidere spetta a chi porta personalmente le responsabilità legali dell’azione, lo Statuto del Movimento assegna al Presidente tutti i poteri necessari ad esercitare tali responsabilità.

Il secondo comma dell’art. 11, stabilisce infatti che l’amministrazione ordinaria del Movimento spetta al Presidente, sulla base delle “direttive” emanate dall’Assemblea e dal Consiglio direttivo, che sono convocati e presieduti dal Presidente stesso, il quale cura l’esecuzione delle loro deliberazioni e riferisce loro dell’attività da lui compiuta.

Poiché l’Assemblea è l’organo sovrano del Movimento che ne elegge gli organi esecutivi ed amministrativi, le sue direttive sono per essi vincolanti.

Il Consiglio direttivo è l’organo amministrativo eletto dall’Assemblea al quale sono conferiti “i più ampi poteri di gestione del Movimento”, ma l’esecuzione delle sue deliberazioni spetta al Presidente, che ha sia la facoltà che la responsabilità legale di agire in nome del Movimento, e queste gli assegnano come tali il diritto ed il dovere di verificare che le deliberazioni siano legittime e conformi agli scopi del Movimento.

In sostanza se il Presidente ritiene che una deliberazione del Consiglio direttivo violi la legge o danneggi il Movimento ha il diritto ed il dovere di non darle esecuzione, del tutto od in parte, perché è lui che ne risponde.

Mentre la carica di Vicepresidente, assegnata ad un membro del Consiglio direttivo, non ha vigore autonomo perché è azionabile solo in caso di impedimento effettivo (e non semplice assenza) del Presidente.

Un membro del Consiglio direttivo, o di un altro organo sociale, non può quindi assumere impegni economici o di altro genere per conto del Movimento senza la firma del Presidente, e se lo fa ne risponde di persona.

Lo stesso secondo comma dell’art. 11 assegna inoltre al Presidente, quale rappresentante diretto dell’Assemblea dei soci e responsabile legale del Movimento, il potere di assumere di propria iniziativa, in casi eccezionali di necessità ed urgenza, anche atti di straordinaria amministrazione, convocando contestualmente il Consiglio direttivo per riferirgli di tali sue decisioni ed averne ratifica.

La decadenza del Consiglio direttivo, cioè dell’organo amministrativo centrale del Movimento, non produce decadenza del Presidente (che per Statuto non può venire sfiduciato) né degli altri organi sociali.

Determina però una situazione eccezionale di necessità ed urgenza, che impone al Presidente di assumere tutti i provvedimenti straordinari per garantire la prosecuzione dell’attività del Movimento sino alla prima Assemblea utile, che potrà completare nuovamente le cariche sociali.

E poiché viene a mancare il Consiglio direttivo cui riferire sui provvedimenti straordinari, il Presidente dovrà poi riferirne per ratifica alla stessa Assemblea, quale organo sovrano.

Nel caso attuale il Presidente, Roberto Giurastante, ha dovuto assumere i poteri di amministrazione straordinaria sia per garantire la vita del Movimento, sia per difenderlo dagli attacchi diffamatori da parte di avversari esterni e degli stessi consiglieri dimessi, che in questo modo si sono anche resi passibili di provvedimenti disciplinari.

Per difendere il Movimento garantendo anche il massimo di democrazia interna, il Presidente ha quindi istituito una gestione straordinaria con i responsabili e con i membri dei gruppi operativi, cioè con i soci attivisti, che gli hanno confermato piena fiducia, hanno convalidato l’espulsione da soci degli ex dirigenti aggressori e si stanno dedicando attività col massimo impegno

L’attività del Momento prosegue dunque con ancor maggiore determinazione, energìa, competenza e successi crescenti per la piena realizzazione del Territorio Libero.

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