Movimento Trieste Libera

REPRESSIONE DELL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA CONTRO I CITTADINI DI TRIESTE

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RADUNATA SEDIZIOSA PER AVERE MANIFESTATO I PROPRI DIRITTI E CHIESTO IL RISPETTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Non può che lasciare sconcertati la notizia diffusa dal quotidiano di Trieste Il Piccolo (a partire dal titolo osceno scelto dal giornale: gli “adepti” di Trieste Libera accusati di eversione) su un presunto, secondo procedimento per “eversione” nei confronti di 37 partecipanti alla manifestazione di Trieste Libera per la difesa del Porto Franco di Trieste svoltasi lo scorso 8 dicembre.

E` meglio precisare che molti degli imputati (tra cui il sottoscritto) non hanno ancora ricevuto la notifica della conclusione delle indagini preliminari, ma la apprendono direttamente dal giornale. Solita fuga incontrollata di notizie da parte del palazzo di giustizia? Notizie che se poi riportate scorrettamente (come in questo caso, e come quasi sempre accade nei confronti del Movimento Trieste Libera – MTL) rischiano di innescare disordini sociali. O forse è proprio questo che vogliono le autorità italiane?

Fino ad ora le accuse mosse nei confronti di MTL si sono rivelate ridicole e i tentativi di bloccarne la legittima azione per il riconoscimento dello status giuridico dell’attuale Territorio Libero di Trieste infruttuose. Ma l’obiettivo principale dell’autorità giudiziaria sembra essere quello di intimidire i cittadini per allontanarli da un movimento politico scomodo perché fuori dal controllo della camorra nazionalista locale che garantisce all’Italia la piena simulazione (illegale) che Trieste faccia parte dell’Italia in cambio di vantaggi personali. Una simulazione iniziata nel 1954 e che da allora si regge su propagande e repressione: insomma fare terra bruciata attorno a MTL per isolarlo è funzionale cancellare così ogni rivendicazione del popolo oppresso del Territorio Libero di Trieste e soffocarne i diritti civili, politici ed economici.

Però tale strategia ha ovviamente i suoi punti deboli. Al di là del clamore mediatico creato ad arte da organi di informazione sotto controllo dello Stato italiano, rimane la sostanza dei procedimenti penali propagandati; perché accusare delle persone che si appellano al rispetto del Trattato di Pace  di Parigi del 1047 di eversione è un vero azzardo, anzi è decisamente “eversivo” dello stesso ordinamento costituzionale italiano, a patto che l’Italia si consideri ancora una repubblica democratica…

Ma cosa dice questa volta l’accusa portata dal solito P.M. (Pubblico Ministero) Federico Frezza (magistrato triestino), il persecutore degli indipendentisti triestini? In sintesi trentasette persone che avevano partecipato alla pacifica manifestazione a difesa del Porto Internazionale di Trieste vengono accusate di “radunata sediziosa” (art. 655 c.p.), reato residuato delle leggi del regime fascista che a Trieste non potrebbero nemmeno essere applicate. Nulla a che vedere peraltro con l’eversione spacciata dal quotidiano Il Piccolo.

La radunata sediziosa è un reato contravvenzionale la cui causa di non imputabilità è l’aver rispettato l’ingiunzione dell’autorità a ritirarsi dall’adunata. Ma il problema è che la manifestazione per la quale procede il P.M. Frezza si è svolta l’8 dicembre del 2013 con regolare autorizzazione della Questura. Vi avevano partecipato circa 3.000 persone sfilate per le rive e confluite poi nel Porto Franco Nord dove si era svolto un comizio nel corso del quale erano stati letti i punti dell’ultimatum per il Porto Franco di Trieste, ovvero delle richieste che MTL presentava alle autorità amministratrici italiane a partire dal Governo, per il rispetto del regime minimo per l’amministrazione del porto stesso, ovvero il regime stabilito dal Memorandum d’Intesa di Londra del 1954, che richiede infatti al govenor italiano l’applicazione degli articoli da 1 a venti dell’Allegato VIII del Trattato di Pace (Strumento per il Porto Franco). Si trattava quindi di una dimostrazione pienamente legittima per chiedere il ripristino della legalità a chi la stava violando da decenni: le autorità amministratrici italiane.

La manifestazione, sotto controllo della Polizia di Stato, si era svolta pacificamente e senza alcun problema, come riconosciuto dalla DIGOS nel proprio rapporto inviato su richiesta del P.M. Frezza.  Ma era la richiesta del P.M. ad essere strana, Frezza infatti voleva venissero evidenziati “profili di interesse nell’ottica del reato di cui all’art. 655 c.p. (radunata sediziosa). Possiamo immaginare l’imbarazzo del dirigente della DIGOS di fronte ad una simile richiesta: come si fa a dire che è adunata sediziosa una manifestazione regolarmente autorizzata dal Questore e svolta senza incidenti sotto il controllo delle forze dell’ordine?

Ecco la risposta della DIGOS al P.M. Frezza: “Il Movimento Trieste Libera-Svobodni Trst con preavviso del 4.12.2013 ha segnalato a questa Questura l’intenzione di effettuare una manifestazione con corteo per la giornata del 8.12.2013. Il Questore della Provincia di Trieste, nel rispetto delle norme anche di rango costituzionale che come è noto non gli consentono di vietare le manifestazioni se non per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica, preso atto del preavviso ha imposto soltanto delle prescrizioni in ordine al percorso. Il corteo a cui hanno partecipato oltre 1.500 cittadini, si è svolto pacificamente. Nel corso dello stesso sono stati ripetutamente scanditi gli slogan “Trieste Libera”, “Territorio Libero” e “Porto Libero” e sono stati distribuiti dei volantini nei quali sono state spiegate le ragioni per le quali Trattato di Osimo (che riconsegnava Trieste alle autorità italiane ndr) sarebbe da considerarsi nullo. Nel comizio finale Roberto Giurastante, Sandro Gombac e Vito Potenza hanno ingiunto in via ultimativa allo Stato Italiano di rispondere entro il 10 febbraio 2014 alla richiesta del TLT di rispettare le norme anche di carattere internazionale che gli impongono di emanare la legge attuativa del porto libero di Trieste; in caso di ulteriore silenzio delle autorità italiane, i rappresentanti del movimento hanno ribadito l’intenzione di ricorrere alle istituzioni europee ed extraeuropee (Corte di Giustizia Europea ed Onu).”

Tutto qui, tutto regolare per la DIGOS. Ma il P.M. non è soddisfatto: bisogna assolutamente trasformare questa manifestazione pacifica in un atto illecito, in una cospirazione. Ed esplicita la sua richiesta con comunicazione del 17 dicembre 2013 alla DIGOS: “Con riferimento al corteo di Trieste Libera dd. 8 dicembre 2013, ed alla nota di codesta DIGOS dd. 12 dicembre 2013: atteso che il reato di cui all’art. 655 c.p. viene contestato rarissimamente, per cui la giurisprudenza al riguardo è scarsissima, quanto scriverò nel prosieguo va inteso in chiave problematica, nel senso che vorrei ragionassimo assieme, in maniera critica, sugli spunti di riflessione che spero di riuscire ad esporre con chiarezza. Dunque: nell’ottica dell’art. 655 c.p. mi pare non decisivo il fatto che il corteo non sia stato connotato né da violenza né da mancato rispetto delle prescrizioni del Questore; invero se ciò si fosse verificato, sarebbero stati configurabili altri ed autonomi reati. Infatti i presupposti per l’ipotizzabilità della contravvenzione del 655 c.p. sono: “ribellione verso i pubblici poteri e verso gli organi dello Stato, senza che occorra la sussistenza di un concreto  pericolo per l’ordine pubblico”.

Frezza prosegue: “… qui non siamo alla critica di una determinata legge o di una sentenza o di un determinato provvedimento della PA, nel qual caso saremmo in presenza di estrinsecazioni della libertà di manifestazione del pensiero (anche se, per inciso, non ogni pensiero è manifestabile: p. es, è vietato incitare all’odio etnico); qui invece siamo alla contestazione del diritto ad esistere (in questo territorio) dello Stato italiano, e infatti ciò che, a mezzo dell’ultimatum, viene intimato all’Italia è di andarsene (dal volantino: “esenzione dalla fiscalità degli Stati che ci stanno amministrando imponendo illegalmente la loro sovranità”). Se questo non venisse considerato un atteggiamento sedizioso, in quanto “eccita al sovvertimento delle pubbliche istituzioni”, è difficile immaginare quale altro comportamento potrebbe mai esserlo. Quanto fin qui detto trova supporto anche nella nota sentenza del TAR di Trieste parla di “natura intrinsecamente e dichiaratamente eversiva del ricorso… in nessun Paese democratico è consentito utilizzare la libertà di parola per incitare alla commissione reati, ed in genere a comportamenti illeciti… uno Stato democratico non è certo un ente imbelle, per cui ha il diritto e il dovere di reagire, nelle forme di legge, ma con tuta la forza della legge, ogni qual volta vengano messi in discussione i principi basilari su cui si fonda.”

Frezza conclude chiedendo le generalità dei partecipanti alla manifestazione che risultino noti/identificati. Ecco quindi come su 3.000 persone alla fine si è arrivati alla selezione dei 37 indagati. Per cosa? Per avere espresso o per avere avuto l’intenzione di esprimere le proprie idee ed opinioni dissentendo dalla violazione reiterata da parte delle autorità italiane del Trattato di Pace e dei loro diritti nel rispetto del diritto internazionale.

Se non è persecuzione giudiziaria questa, ovvero cercare di creare le prove di inesistenti reati per colpire un Movimento politico legalitario e i suoi aderenti al fine di metterlo al bando, è difficile immaginare quale altro comportamento potrebbe mai esserlo. Ed è sempre più evidente l’incompatibilità della Procura della Repubblica di Trieste a svolgere inchieste nei confronti di MTL e dei suoi iscritti (definiti sprezzantemente “adepti” dal quotidiano locale, grancassa privilegiata delle fughe di notizie dal Palazzo di Giustizia) visto l’accanimento nei confronti del movimento indipendentista.

L’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo stabilisce la libertà di espressione delle opinioni ed espressioni senza interferenze da parte delle pubbliche autorità. Ed è altrettanto evidente che i cittadini nell’esercizio di un loro diritto non possono essere imputati di un reato e lo stesso Trattato di Pace tutela i diritti dei cittadini del TLT .

La repressione dell’autorità giudiziaria italiana in corso ha d’altronde, come dicevo, i suoi enormi limiti: sotto processo ci sono infatti decine di cittadini di Trieste che si battono non solo per i propri diritti e per quelli del proprio Stato, ma anche per i loro diritti economici e per quelli di tutta la comunità internazionale .

Numerosi sono i paesi che vantano diritti sul Porto Franco di Trieste: Francia, Regno Unito, Stati Uniti d’America, URSS (ora la Russia ed altri Stati successori), Jugoslavia (ora Slovenia, Croazia ed altri Stati successori), Italia, Cecoslovacchia (ora Cechia e Slovacchia) Polonia, Svizzera, Austria, Ungheria: difficilmente la comunità internazionale resterà a guardare mentre i suoi diritti vengono calpestati nel nome di un nazionalismo italiano anacronistico ed in odor di mafia.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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