Movimento Trieste Libera

LA STORIA CANCELLATA

Dopo l’annessione italiana Trieste ha subito la traumatica rimozione della propria identità storica. Mezzo millennio di storia spazzato per volontà degli occupanti. Un’operazione di italianizzazione forzata che è stata una vera pulizia etnica. Dai cognomi italianizzati, alle tradizioni eliminate, alla storia mistificata, così si è garantita la colonizzazione di questa città stato.

Una colonizzazione tradottasi poi – con l’assoggettamento all’ordinamento italiano – in tracollo economico con la demolizione pianificata del porto franco di Trieste, vanto ed orgoglio dell’Impero Austroungarico.
 
Questa operazione di “conversione” alla “superiore” cultura italiana è ben evidente nelle tante strade e piazze cittadine i cui nomi originari sono stati sostituiti in omaggio alla “redenzione” con quelli degli italiani – illustri o sconosciuti – che avevano liberato Trieste da quello che ancora oggi viene indicato nei libri di scuola di regime come un impero tirannico.
 
Strade, piazze, monumenti, dedicate ai vincitori della “giovane Italia massonica” trionfante sul vecchio e multietnico impero austroungarico. Una storia riscritta dagli occupanti della città “cara agli italiani”.
 
Non possiamo dimenticarci la nostra storia, non vogliamo dimenticarci la nostra storia, non dobbiamo dimenticarci la nostra storia.
 
Ogni triestino può raccontarla, per dare un contributo di verità e di giustizia, contro le false verità di uno Stato che sta ancora oggi occupando la nostra terra e reprimendo i nostri diritti.
 

Roberto Giurastante

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Gli eroi dimenticati dell’Isonzo e di Trieste: Theodor Wanke
 
 
10 ottobre 1916: dopo una settimana di martellante bombardamento inizia l’ottava battaglia dell’Isonzo. L’artiglieria italiana impiega un migliaio di cannoni che vomitano decine di migliaia di proiettili sulla linea difensiva della 5ª Armata austroungarica creando un vero  muro di fuoco da Gorizia fino all’Adriatico.
 
La fanteria italiana scatta all’attacco contro le truppe austriache annichilite dal pesantissimo bombardamento. Diciotto divisioni italiane contro sei divisioni austroungariche già falcidiate dal fuoco di sbarramento. Le truppe italiane guadagnano rapidamente terreno nella parte centrale dell’altipiano  sopraffacendo i difensori della 20ª divisione Honved (ungheresi), poi l’azione si sposta sul versante meridionale dove la Terza Armata italiana cerca lo sfondamento decisivo verso Trieste.
 
Una ventina di chilometri separano il più importante porto dell’impero dal fronte. Qui il fronte è costituito da una serie di basse colline che dominano il mare. Il centro della difesa austroungarica è la quota 144 tenuta dal 102º Reggimento ceco. Due divisioni italiane assaltano la cima. La situazione è disperata. I difensori stanno per essere travolti dalle cariche continuate delle migliaia di fanti italiani. Il comandante del IIIº battaglione ordina la ritirata. Ma il tenente Theodor Wanke comandante della 9ª compagnia tenuta in riserva alle pendici della quota 144 disobbedisce all’ordine: il suo settore non cederà al nemico avanzante e resisterà fino all’ultimo uomo.
 
La 9ª compagnia guidata dal Tenente Wanke si getta qundi in un incredibile contrattacco che sorprende le dilaganti truppe della 16ª divisione di fanteria italiana. Un primo battaglione italiano cede e comincia una disastrosa ritirata. La 10ª compagnia si unisce alla 9ª e sotto il comando di Wanke il contrattacco si estende.
 
La 16ª divisione italiana viene infine respinta dalle alture di quota 144 e il 102º Reggimento è salvo. Wanke termina il contrattacco alla testa di 17 uomini e facendo prigionieri un centinaio di fanti italiani.
 
Il tenente Wanke con due compagnie è riuscito a far fallire l’attacco di un intero Corpo d’Armata italiano e a salvare il settore più debole della linea difensiva austroungarica dell’Isonzo da un crollo che avrebbe portato alla caduta di Trieste.
 
Per il suo eroismo Wanke verrà insignito della croce di cavaliere dell’ordine di Maria Theresa, la massima onoreficenza militare asburgica.
 
SCHEUCH

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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