Movimento Trieste Libera

HONVED!

Monumento al 4° Reggimento Honved a San Martino del Carso

Sesta battaglia dell’Isonzo, tardo pomeriggio dell’8 agosto 1916, le truppe austriache si ritirano da Gorizia per attestarsi nella seconda linea difensiva. Altrettanto sta accadendo sul fronte meridionale del Carso. Qui i reparti austroungarici devono arretrare dopo avere perso già il 6 agosto il Monte S. Michele, baluardo difensivo che per 14 mesi aveva resistito agli attacchi dei fanti italiani.

Il San Michele racchiude in sé tutta la storia di questa guerra orrenda. Posizione strategica per eccellenza domina con le sue quattro cime, la più alta di 275 metri, il fiume Isonzo e a settentrione la piana del Vipacco risalita dalla ferrovia e dalle strade che garantiscono la testa di ponte di Gorizia. Si tratta del primo contrafforte del plateau carsico che si eleva sulla pianura.

Dal giugno del 1915 all’agosto del 1916 la Terza Armata italiana guidata dal Duca D’Aosta si dissangua nelle ondate umane dei continui attacchi frontali portati contro questo caposaldo della difesa austroungarica presidiato dal VII° Corpo d’Armata dell’Arciduca Giuseppe (17a divisione fanteria e 20a Honved). Si tratta di truppe prevalentemente ungheresi che in questa collina elevata al rango di montagna scrivono pagine indelebili di gloria nella loro storia e nella storia.
L’esercito italiano sul San Michele perde oltre 100.000 uomini in sei durissime battaglie. Le truppe imperial regie austroungariche almeno 50.000. Queste le cifre di una  carneficina che fanno assurgere questo luogo a simbolo del martirio di quelle  generazioni perdute scagliate nella macchina infernale della guerra.

La 20a divisione Honved con i suoi reggimenti 3° e 4° ha difeso ininterrottamente il San Michele dal luglio del 1915 e dovendo più volte essere ricostituita per le pesanti perdite. Non c’è un metro di terreno tra il San Michele e San Martino che non sia stato reso fertile dal sangue magiaro: questo altopiano diventato tomba per migliaia di giovani vite è la montagna sacra degli Honved.

Nella mattinata del 9 agosto, mentre è in corso la ritirata del VII° Corpo di Armata, accade l’incredibile. Il 4° reggimento Honved, formato da rumeni e ungheresi, attacca da solo il Monte San Michele ormai saldamente in mano italiana e difeso da quattro brigate. L’alto comando non ha mai dato questo ordine. L’azione è decisa a livello reggimentale.

E’ l’ultimo disperato assalto dei magiari a quella terra ricoperta dal loro sangue. Quelle cime che hanno tante volte maledetto, quelle doline nelle quali hanno trovato rifugio e la morte. E’ la loro terra nella quale ormai sono compenetrati. E’ la loro tomba, nella quale vogliono riposare con i camerati caduti.

Gli Honved attaccano senza fuoco di sbarramento della propria artiglieria e sotto gli occhi increduli degli italiani. Sono dei pazzi o degli eroi? Risalgono le balze rocciose del San Michele sotto il fuoco di sbarramento italiano. Le vittime sono numerose. Ma gli Honved non si fermano animati da una forza irresistibile, arrivano fino alla cima orientale del Monte San Michele e la conquistano di slancio travolgendo nella loro furia i reparti italiani, che devono arretrare.

La vittoria è però di breve durata. La controffensiva è immediata. Dopo mezz’ora la quota est del San Michele ritorna nelle mani italiane. Gli Honved si devono ritirare scendendo per l’ultima volta dal San Michele senza la copertura della propria artiglieria. Sono da soli, abbandonati in territorio nemico. Nessuno ha mai dato l’ordine di attaccare. Il reggimento non può essere appoggiato perché per l’Alto comando è prioritario l’arretramento sulla nuova linea difensiva e le artiglierie devono per prime essere ridislocate.

Il ripiegamento degli Honved fino alle proprie linee avviene in modo ordinato pur sotto l’intenso fuoco italiano. Le perdite alla fine sono elevate. Nell’ultima battaglia sul San Michele centinaia di Honved si sono immolati, ma non invano. La loro azione ha permesso la ritirata indisturbata dell’intero VII° Corpo d’Armata austrungarico dietro la seconda linea difensiva dell’Hermada.

Il colpo di mano degli Honved determina inoltre un ripensamento tra gli altri comandi italiani, che anziché sfruttare i successi appena conseguiti  con una ulteriore offensiva, e temendo un contrattacco austriaco, preferiscono consolidare le posizioni conquistate e riorganizzare le truppe. Così i reparti della Va Armata austroungarica possono raggiungere senza contrasto la nuova linea difensiva arretrata dal Monte Santo al Monte Hermada e rafforzarla. Una linea difensiva che le truppe italiane non riusciranno mai a superare.

Gli Honved del 4° reggimento che hanno compiuto questa azione bellica eroica, ai limiti delle possibilità umane, rimarranno invitti sul loro Monte, il San Michele. Con gli spiriti dei loro camerati. Per sempre.

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Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante.

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