Trieste Libera

SABOTATORI SENZA SCRUPOLI

Il 20 luglio 2016 Triest NGO ostenta una condanna di Paolo G. Parovel. In seguito il giornalista triestino è stato assolto per le medesime accuse.

Che il Movimento Trieste Libera (MTL) sia il motore delle azioni per il pieno riconoscimento dei diritti del Territorio Libero di Trieste, dei suoi cittadini e delle sue imprese (e dei diritti di tutti gli Stati sul Porto Franco internazionale) è cosa nota.

Grazie agli atti presentati da Trieste Libera migliaia e migliaia di triestini hanno potuto richiedere ufficialmente al loro Governo amministratore civile provvisorio di vedere rispettati i propri diritti.

Tasse, documenti, cittadinanza, legittime elezioni, risarcimento del servizio militare, assistenza sociale. Sono queste le principali richieste presentate tramite MTL al Commissario del Governo incaricato di amministrare provvisoriamente Trieste nel pieno rispetto del vigente Trattato di Pace del 1947 e degli obblighi del Memorandum d’intesa del 1954.

Migliaia di domande che certamente danno fastidio alle autorità italiane che a Trieste vogliono simulare una sovranità che non c’è, quella della Repubblica Italiana.

Le azioni di MTL hanno portato nel settembre del 2015 alla ricostituzione della rappresentanza estera provvisoria di Stato del Territorio Libero di Trieste (I.P.R. F.T.T.), fatto questo di importanza epocale.

Una rappresentanza di Stato certamente scomoda all’Italia perché agisce a difesa dei diritti dei cittadini e delle imprese del Territorio Libero e, come detto sopra, dei diritti di tutti gli altri Stati sul Porto Franco internazionale di Trieste.

Ed è proprio l’I.P.R. F.T.T. ad avere dato seguito alla fondamentale azione di MTL a difesa del Porto Franco Nord di Trieste, di cui l’Italia vorrebbe impossessarsi per eliminarlo previa sdemanializzazione.

Un affare lucroso quello del Porto Franco Nord, un affare da miliardi di euro con interessi enormi da parte del corrotto sistema di potere filo-italiano che controlla il Territorio Libero di Trieste.

Ad opporsi ai piani italiani di conversione del Porto Vecchio di Trieste sono stati solo il Movimento Trieste Libera, l’I.P.R. F.T.T., e il giornale indipendente La Voce di Trieste diretto da Paolo G. Parovel.

Ed è stata ad oggi questa l’unica barriera contro questa manovra speculativa in odore di capitali mafiosi a danno del Territorio Libero di Trieste e contro il diritto internazionale.

È chiaro quindi che il Movimento Trieste Libera è l’avversario da eliminare per chi, il sistema locale, sta cercando di bloccare ogni legittima rivendicazione sul Territorio Libero di Trieste mantenendo l’attuale simulazione di sovranità. Che pure viola le stesse leggi italiane.

L’aggressione contro Trieste Libera è in realtà in corso quasi dalla sua nascita ed è stata intensificata man mano che le azioni del Movimento diventavano più consistenti coinvolgendo un maggior numero di persone.

Nella primavera del 2014, visto il fallimento delle azioni di pressione giudiziaria, veniva scelta la via dell’aggressione interna. Un gruppo di dissidenti, dopo avere preso il controllo dei mezzi di comunicazione (siti internet, profili Facebook) cercava di occupare di forza la sede di MTL. Senza peraltro riuscirvi.

Il tentato golpe aveva avuto ampio appoggio mediatico da parte degli organi di informazione locali del “sistema” di potere italiano. E l’occupazione dei canali di comunicazione di MTL venne agevolata dalla stessa autorità giudiziaria.

Fallito il golpe i dissidenti creavano un movimento di imitazione denominandolo “Territorio Libero”, prendevano il controllo della “charity” di diritto inglese Triest “NGO” (fondata invece per supportare le azioni di MTL all’estero), e si accordavano con l’UNPO (organizzazione internazionale, sotto controllo italiano, per i “popoli non riconosciuti”) con il dichiarato intento di presentarsi alle elezioni amministrative italiane sconfessando in toto la politica di MTL.

Si trattava di un’operazione con la quale il sistema locale cercava di “chiudere” la partita del Territorio Libero convertendo gli indipendentisti in più tollerabili (per l’Italia) “autonomisti”. E i dissidenti diventavano da quel momento il punto di riferimento per le autorità italiane. Oltre a non fare nulla di serio e di concreto per il Territorio Libero, a differenza da MTL.

Ma Trieste Libera, seppur colpita duramente, non cedeva. Gli iscritti rimasti fedeli alla causa si riconoscevano nell’operato di Roberto Giurastante, primo presidente eletto (all’unanimità) dall’assemblea del Movimento, e in Paolo G. Parovel il giornalista indipendente, direttore de La Voce di Trieste che con le sue inchieste aveva anche segnalato gli interessi della criminalità organizzata italiana nell’affare del Porto Vecchio di Trieste.

Nell’autunno del 2014 un secondo attacco dall’interno, con un tentativo organizzato da un secondo gruppetto di dissidenti che, sfruttando l’assenza del presidente per gravi motivi di salute, cercavano di prendere il controllo del Movimento per riunirlo ai primi golpisti e per farlo partecipare quindi alle elezioni italiane.

Ma anche questo tentativo falliva miseramente, con l’inevitabile scia di polemiche sui media locali che cercavano di presentare i dissidenti come “democratici”, e come “autoritaria” la conduzione del presidente e dei suoi sostenitori.

Dopo gli insuccessi delle aggressioni interne, all’inizio del 2015 i primi dissidenti, spesso in collaborazione con i secondi, davano il via ad una ondata di denunce contro il presidente di MTL, Roberto Giurastante, e contro il responsabile dell’informazione di MTL Paolo G. Parovel.

Entrambi nel frattempo erano entrati nella neocostituita rappresentanza estera provvisoria di Stato del Territorio Liberi di Trieste (I.P.R. F.T.T.). Coordinatore della campagna giudiziaria contro MTL era divenuto l’avvocato Nicola Sponza ex legale del Movimento passato con i dissidenti.

L’obiettivo era sempre quello: far saltare MTL decapitandone i vertici e per ricondurre il Movimento sotto controllo del gruppo dissidente in modo da poterne consolidare la partecipazione alle elezioni italiane, così legittimandole, come un qualsiasi sterile partito italiano.

La strategia dell’aggressione giudiziaria era, ed è naturalmente, il mezzo di contrasto migliore adottato dalle autorità italiane. Sfiancare sul lungo periodo i triestini legalitari che si riconoscono in MTL e cercare di portarli sotto il controllo dei falsi indipendentisti, quelli che partecipando alle elezioni italiane. Accettare, persino sostenere la simulazione di sovranità italiana.

Ma la resistenza di MTL non è stata piegata. I dissidenti che si identificano nel gruppo “Territorio Libero” hanno alla fine partecipato alle elezioni, frazionandosi ulteriormente alla ricerca di comode poltrone, ottenendo risultati disastrosi. Come la lista inutile di Giorgio Marchesich.

Mentre MTL ha continuato a denunciare l’illegittimità delle elezioni fasulle imposte con le leggi italiane invece che con quelle del Territorio Libero: è anche questa la differenza tra i patrioti che non rinnegano la causa, e i traditori che si alleano con il sistema di corruzione locale.

Una differenza ben evidente anche in un comunicato stampa diffuso dalla Triest NGO e da TL3, le sigle dietro le quali si celano gli ex indipendentisti. Il 20 luglio 2016 si sono vantati della condanna per diffamazione del giornalista Paolo G. Parovel a seguito di loro querela.

Con soddisfazione queste persone dichiarano ora di avere ottenuto la condanna ad otto mesi di carcere dell’unico giornalista che lotta per difendere il Porto Franco di Trieste dalla speculazione immobiliare delle mafie italiane. L’articolo incriminato, pubblicato il 28.12.2014 in italiano ed inglese, è: Come e perché le operazioni dei servizi italiani contro il Free Territory & Free Port of Trieste minacciano interessi ed equilibri internazionali.

Una condanna davvero anomala. Otto mesi di reclusione a un giornalista che ha fatto il suo dovere informando della mega truffa sul porto di Trieste coperta dalla stessa autorità giudiziaria italiana.

Una condanna con limitazione della difesa (è stata scavalcata l’udienza davanti al giudice delle indagini preliminari) decisa dal giudice Francesco Antoni in un procedimento durato un anno (indagini preliminari e dibattimento) dalla presentazione della denuncia.

Tempi davvero record anche per la giustizia italiana dei servizi.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità”di Roberto Giurastante

Per approfondimenti sulla Triest “NGO” ed il movimento “Territorio Libero” (TL3):

21.5.2014 – PIANIFICAZIONE DI UN’AGGRESSIONE

13.6.2014 – UNA SENTENZA SCOTTANTE PER LA CAUSA DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

31.8.2014 – NAZIONALISMO ITALIANO E TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

22.10.2015 – METTERE A TACERE LA LIBERA INFORMAZIONE DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

26.12.2014 – I TRADITORI 

2.5.2015 – TRIESTE LIBERA E LA QUESTIONE TLT 

13.6.2015 – I COLLABORAZIONISTI 

18.6.2015 – L’INESISTENTE GIUDICE DI PACE ITALIANO DICHIARA INESISTENTE IL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE CON L’APPOGGIO DEI FALSI INDIPENDENTISTI

8.7.2015 – NON NEL MIO NOME

14.7.2015 – LE RESPONSABILITA’ DI UN CRIMINE INTERNAZIONALE

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