Movimento Trieste Libera

CONDITIO SINE QUA NON

cartelli_sequestro

Nel corso dei presidi organizzati dal Movimento Trieste Libera al confine tra il Territorio Libero di Trieste e l’Italia si sono avuti più volte interventi di disturbo delle forze dell’ordine che hanno contestato in particolare i cartelli segnaletici provvisori di confine che gli attivisti di Trieste Libera hanno predisposto per rendere evidente l’esistenza del confine. Ne ho già parlato in più post nel mio blog (si veda “La guerra dei cartelli al confine del Territorio Libero di Trieste”).

Due volte la polizia, su ordine del Questore, era addirittura intervenuta per rimuovere i cartelli, cercando così in pratica di bloccare un’iniziativa sgradita alle autorità italiane, ed in un caso aveva provveduto al sequestro degli stessi.

Per due volte, quale organizzatore della manifestazione mi era stata data la sanzione amministrativa per vìolazione del codice della strada (secondo la polizia i cartelli non sono conformi e distrarrebbero gli automobilisti) e il 14 maggio in occasione del sequestro dei cartelli ero stato pure denunciato per non avere rispettato le prescrizioni del Questore sulla segnaletica stradale.

Naturalmente non abbiamo mai ceduto a queste pressioni, ed ogni volta che la polizia procedeva con sanzioni e rimozioni dei cartelli, noi li rimettevano il giorno dopo. E infatti il giorno dopo la polizia non ci contestava più nulla e i cartelli rimanevano tranquillamente esposti fino alla fine del presidio.

In questi giorni ho potuto avere accesso agli atti del procedimento avviato dall’autorità giudiziaria nei miei confronti per la denuncia presentata dalla Questura di Trieste ufficio DIGOS. I reati contestati sono quelli previsti dall’articolo 650 del codice penale e dall’articolo 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (quest’ultimo è nient’altro che un Regio Decreto del 1931 che nel Territorio Libero di Trieste non potrebbe essere nemmeno utilizzato).

Leggendo l’atto di denuncia si comprende bene che il problema reale sono le scritte che compaiono in questi contestatissimi cartelli segnaletici, perché quei cartelli indicano quello che l’Italia non vuole riconoscere: il Territorio Libero di Trieste.

Ecco cosa dichiara la DIGOS nella denuncia “… a nulla valevano le rimostranze del funzionario di Polizia sulla somiglianza dei cartelli con quelli stradali e quindi sul concreto pericolo che gli stessi potessero ingenerare confusione agli automobilisti di passaggio. Per tutta risposta il GIURASTANTE ribadiva che i cartelloni avevano proprio l’obiettivo di indicare il confine tra il presunto territorio libero di Trieste e lo Stato Italiano”.

Nelle relazioni degli agenti della DIGOS presenti sul posto viene evidenziata la vìolazione delle prescrizioni del Questore che io avrei commesso per non avere rispettato il codice della strada: “Il dirigente del servizio contestava nuovamente al Giurastante le violazioni al codice della strada nonché la violazione alle prescrizioni del Sig. Questore sulle quali vi era chiaramente riportato di osservare il Codice della Strada ed “in particolare per quel che concerne le disposizioni correlate alla segnaletica stradale”.

Relazioni di servizio e denuncia riportano che quindi venivo sanzionato per violazione del codice della strada da una squadra della volante di Duino chiamata sul posto dal funzionario della DIGOS.  Ma risulta pure che la squadra della volante sia arrivata sul posto solo dopo che era già intervenuta una pattuglia della polizia stradale che non aveva rilevato alcuna infrazione del codice della strada a mio carico e dei pacifici manifestanti.

Nella relazione di servizio redatta dal vicequestore Mutton quanto accaduto viene così spiegato: “…dopo avere informato prontamente il capo di Gabinetto (del Questore n.d.r.), si richiedeva, tramite S.O., l’intervento della pattuglia della Polizia Stradale per procedere alla contestazione della violazione del C.d.S. (Codice della Strada). Avvertivo telefonicamente  anche il dirigente della Polizia Stradale, (omissis), spiegandogli le problematiche della cartellonistica stradale e sollecitando un intervento della sua pattuglia. La pattuglia della stradale giungeva dopo una quarantina di minuti in quanto si trovava in zona Rabuiese. La pattuglia composta (omissis), giunta sul posto, diceva che a loro avviso, non vi era alcuna violazione al C.d.S. Ricordavo loro che poco più di un mese prima era stato richiesto analogo intervento e che una loro pattuglia aveva provveduto a contestare ai manifestanti alcune violazioni al C.d.S. proprio per quanto riguarda l’inosservanza delle disposizioni riguardanti la cartellonistica stradale. L’Ass. Capo (omissis) ribadiva che, a suo avviso, non vi era alcuna violazione, e che, se i suoi colleghi avevano redatto un verbale sbagliato, non aveva nessuna intenzione di redigere un verbale per delle infrazioni al C.d.S. per lui inesistenti. Il (omissis) aggiungeva che si era confrontato con il suo dirigente e che anche per lui non vi erano violazioni al C.d.S. Continuava dicendo che, in ogni caso, dato che avevamo ripreso con la Polizia Scientifica la cartellonistica oggetto di contestazione, lunedì, con calma in ufficio, avrebbero potuto verificare se ci fossero stati degli estremi di violazione al C.d.S. e contravvenzionare i manifestanti in un momento successivo. Spiegavo al (omissis) che aspettare il lunedì non sarebbe stato possibile perché eravamo nel mezzo di una manifestazione e che si erano consumate delle violazioni alle prescrizioni del Questore e che il loro verbale era condictio sine qua non per potere procedere alla denuncia del promotore, ai sensi dell’art. 650 c.p. Ciò nonostante il (omissis) continuava a ripetere che non avrebbe contestato alcunché perché, a suo parere, non vi era alcuna violazione al C.d.S … Poiché la pattuglia della stradale era determinata a non procedere alla contestazione delle infrazioni al C.d.S. e, dato che vi erano diversi manifestanti con la videocamere, si congedava la pattuglia e si procedeva alla contestazione con la volante di Duino”.

Tutto qui, nella semplice aridità delle relazioni della polizia viene chiarito l’accaduto (ne ho sottolineato le stesse parti che sono state evidenziate dal magistrato incaricato dell’indagine). Bisognava denunciare il promotore della manifestazione “sgradita” alle autorità, e per farlo era necessario dimostrare che non aveva rispettato le prescrizioni impartite dal Questore sul rispetto del Codice della Strada.

Quindi, senza violazione del Codice della Strada non era possibile denunciare penalmente il responsabile del Movimento Trieste Libera e bloccare una manifestazione politica che per le autorità italiane non si doveva fare. Perché il passo successivo era la rimozione forzata dei cartelli segnaletici con le scritte del confine di Stato e le norme di riferimento. Cosa poi accaduta con tanto di richiesta di intervento ai Vigili del Fuoco.

Ma appunto mancavano i presupposti: non vi era alcuna vìolazione del Codice della Strada, come più volte detto ai poliziotti intervenuti per portare via quei cartelli simbolo di libertà. E lo hanno confermato due agenti della stessa Polizia Stradale rifiutatisi di eseguire un ordine illegittimo: nessuna vìolazione del Codice della Strada.

Non vi era alcun motivo per portare via di forza quei cartelli. Si è trattato di un arbitrario  sequestro preventivo confermato dalla Procura della Repubblica di Trieste, senza che ve ne fossero i presupposti, se non quello di impedire illegittimamante una manifestazione politica e di denunciare in maniera intimidatoria il presidente del movimento politico: gravissimo.

Come affermato dall’avvocato Edoardo Longo nel ricorso per il dissequestro: “I cartelli non provano un bel niente, sono oggetti inerti ed esterni al fatto di condotta, benchè “oggetti del desiderio” delle forze di polizia che volevano bloccare una manifestazione e basta. Siamo di fronte ad una evidente forzatura del PM (Pubblico Ministero) per sanare una condotta alquanto spregiudicata delle forze di polizia. Inoltre, appare grottesco ed allucinante che il PM ritenga necessaria l’acquisizione dei cartelli per “indagini sui manufatti/accertamenti tecnici/soggetti coinvolti “… ma dove siamo? Mica si tratta di banconote false o quadri falsi su cui debbano essere svolti accertamenti! …. Il sequestro effettuato per la “ricerca” di altre notizie di reato è vietato dalla legge in modo assoluto…. Il senso del sequestro non è quindi sorretto da una ragione apprezzabile, ma è in tutta evidenza un atto di polizia illegittimo, volto a impedire una manifestazione politica non gradita dalle autorità governative, nulla di più”.

Il 16 giugno, un mese dopo il sequestro, il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso del Movimento Trieste Libera dissequestrando i cartelli del “confine contestato”. Secondo i giudici “Trattasi di beni non rientranti in alcuna delle ipotesi di confisca obbligatoria”.

Quanto accaduto ha fatto riemergere la “direttiva Frezza”, ovvero la comunicazione del 17.12.2013  alla DIGOS (si veda il post: “Repressione dell’autorità giudiziaria contro i cittadini di Trieste”) con cui il Pubblico Ministero Federico Frezza invitava la Questura ad “interpretare” la legge per incriminare gli aderenti al Movimento Trieste Libera di reati inesistenti (eversione e sovvertimento delle istituzioni pubbliche…): atti degni di un   vero Stato di Polizia.

Translated from blog “Ambiente e Legalità” – “Environment and Legality” by Roberto Giurastante

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