Movimento Trieste Libera

LA GUERRA DEI CARTELLI AL CONFINE DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

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Da quattro mesi al confine del Territorio Libero di Trieste con l’Italia è in corso un singolare confronto. Il Movimento Trieste Libera, che si batte per il riconoscimento dello stato di diritto del Territorio Libero di Trieste, contesta alle autorità italiane di non avere predisposto la  corretta segnaletica stradale indicante l’esistenza del confine tra i due Paesi, e ha chiesto al Commissario di Governo, quale rappresentante del Governo amministratore provvisorio, di provvedere entro il 12 giugno a ripristinare la segnaletica omessa.

Per sollecitare il Governo italiano, che agisce quale amministratore del Territorio Libero di Trieste su mandato internazionale ricevuto con il Memorandum di Intesa di Londra del 5 ottobre del 1954, al rispetto dei propri doveri, Trieste Libera ha avviato una serie di manifestazioni lungo la linea di confine con cadenza mensile predisponendo dei cartelli segnaletici provvisori che vengono utilizzati nel corso dei presidi per indicare l’attuale esistenza del confine di Stato tra Italia e Territorio Libero di Trieste.

Non solo, gli attivisti di Trieste Libera hanno anche ritracciato la linea di confine individuando ed evidenziando i punti trigonometrici che la delimitano secondo il Trattato di Pace del 1947, e riportando alla luce anche alcuni dei vecchi cippi confinari (la maggior parte purtroppo è stata distrutta dalle autorità italiane).

Questa azione legittima e pacifica con la quale i cittadini del Territorio Libero di Trieste affermano l’esistenza del loro Stato, sta dando enorme fastidio alle autorità italiane che così, non potendo negare l’evidenza del confine, hanno iniziato a contestare la presenza dei cartelli segnaletici temporanei usati durante le manifestazioni al confine di Trieste Libera.

Le contestazioni effettive, anche se mai messe per iscritto dal Questore responsabile, sono sul fatto che questi cartelli segnaletici con la scritta “Territorio Libero di Trieste – confine di Stato con l’Italia” creerebbero confusione e distrarrebbero gli automoblisti, costituendo inoltre vìolazione del Codice della strada italiano. E così la Polizia italiana ha cominciato a sequestrarli.

La prima volta nel corso del presidio di marzo. A nulla sono valse le contestazioni degli attivisti di Trieste Libera che si opponevano ad un atto arbitrario con il quale le autorità italiane stavano cercando di vietare ai cittadini del Territorio Libero una manifestazione per il legittimo esercizio dei propri diritti. Giù i cartelli, non si discute.

Poi hanno iniziato a tirare giù anche le bandiera di Stato del Territorio Libero di Trieste che erano state issate agli ex valichi di confine a San Giovanni di Duino e sulla strada del vallone verso Gorizia. In questo caso l’abbattimento dei pennoni, tranciati alla base, e l’asporto delle bandiere è avvenuto ad opera di “ignoti”.

Ma Trieste Libera non si è arresa. Così dopo ogni rimozione forzata nuovi cartelli segnaletici indicanti il confine sono ricomparsi. E altrettanto per le bandiere. Mentre sulla linea di confine sempre più numerose sono le indicazioni dei punti di confine che compaiono sui muretti a secco o sui cippi ripristinati dai cittadini del Territorio Libero.

Nel corso dell’ultimo presidio al confine svoltosi a metà maggio le autorità italiane hanno voluto dare un ulteriore segnale che non “gradiscono” che qualcuno gli ricordi quel confine che loro stanno arbitrariamente calpestando. Ma visto che il Questore aveva difficoltà a mettere per iscritto una formale contestazione del fatto che il problema non sono di per sé i cartelli (altrimenti sulle strade italiane dovrebbe essere vietata ogni forma di cartellonistica pubblicitaria perché distrae gli automobilisti…) ma il loro contenuto, la soluzione è stata di prescrivere un “generico” rispetto del Codice della Strada (italiano peraltro e mai esteso nel Territorio Libero di Trieste).

Prescrizione che poi sul campo si  è tradotta ovviamente nel solito intervento di forza della polizia con il sequestro dei nuovi cartelli appena ripristinati. Cartelli che tra l’altro sono le migliori riproduzioni della segnaletica utilizzata nel Territorio Libero dal Governo Militare Alleato dal 1947 al 1954. Cartelli che riportano precisamente le norme di legge in base alle quali tale segnaletica non è solo necessaria ma dovuta nel rispetto dei Trattati internazionali che riconoscono lo status giuridico del Territorio Libero di Trieste.

Ma alle autorità italiane questo non interessa. Così nel procedere in maniera intimidatoria nei confronti dei manifestanti (facendo intervenire addirittura i vigili del fuoco per la rimozione dei cartelli), cittadini del Territorio Libero di Trieste che in maniera pacifica chiedono il rispetto dei loro diritti, la polizia ha pure presentato formale denuncia nei miei confronti quale organizzatore della manifestazione per non avere immediatamente ottemperato all’ordine di rimozione dei cartelli contestati.

L’autorità giudiziaria ha poi confermato il sequestro dei cartelli facendo una volta per tutte emergere il motivo reale degli interventi di contrasto messi in atto contro le manifestazioni del Movimento Trieste Libera al confine. Il P.M. De Bortoli  nell’atto di convalida del sequestro dichiara espressamente che quei cartelli sono “pericolosi” per il loro contenuto. Certo, sono davvero “pericolosi”: affermano infatti principi di legalità che non possono essere tollerati dalle autorità italiane.

Ma nonostante queste intimidazioni al prossimo presidio dell’11-12 giugno riappariranno i cartelli segnaletici del confine di Stato Italia – Territorio Libero di Trieste. E sventoleranno nuovamente le bandiere alabarde.

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Le motivazioni di rigetto della richiesta di dissequestro dei cartelli segnaletici di Trieste Libera: il PM contesta il contenuto, ovvero il Territorio Libero di Trieste.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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