Movimento Trieste Libera

LA LEGALITÀ NON È UN COMPROMESSO

A maggio 2014, con l’avvicinarsi delle elezioni comunali (a Repentabor, Dolina and Sgnonico) ed europee, ma anche per via del referendum richest dagli indipendentisti veneti, Trieste Libera e i suoi rappresentanti hanno ricevuto molte domande riguardo la posizione del Movimento sulla questione.

Per rispondere occorre chiarire subito che non siamo separatisti, essendo il Territorio Libero di Trieste uno Stato già indipendente, riconosciuto come tale da trattati internazionali e persino leggi italiane in vigore (LINK). Non occorre convocare un referendum per applicare una legge vigente.

La stessa Italia riconosce l’indipendenza di Trieste, almeno sulla carta: molte sono le leggi di ratifica e di esecuzione del Trattato di Pace di Parigi del 1947, del resto l’Italia non può rinnegare tale trattato, essendo la conseguenza di una resa incondizionata alle Potenze Alleate, resa dopo aver causato il secondo conflitto mondiale a fianco della Germania nazista.

L’articolo 21 del Trattato di Pace con l’Italia stabilisce come sola condizione per la fine della sovranità italiana sul Territorio Libero di Trieste l’entrata in vigore dello stesso Trattato, avvenuta il 15 settembre 1947: da quel giorno esiste un nuovo stato sovrano e indipendente in Europa.

Uno Stato sotto la protezione internazionale del Consiglio di Sicurezza ONU, come da sua Risoluzione S/RES/16 (1947) (LINK) che riconosce e garantisce sia il Territorio Libero di Trieste che is suo Porto Franco Internazionale.

Nel 1954, con la firma di un mandato di amministrazione fiduciaria speciale, il Memorandum d’Intesa di Londra, il Governo italiano (non lo Stato) diventa responsabile dell’amministrazione civile provvisoria dell’attuale Territorio Libero di Trieste: questo vuol dire che il Governo Italiano ha accentato la responsabilità di esercitare tale mandato in pieno rispetto del Trattato di Pace.

Tuttavia, negli ultimi 60 anni, il Governo italiano ha illegalmente concesso allo Stato Italiano – paese terzo – di estendere il suo controllo al territorio dello Stato sotto amministrazione, omettendo di punire i rappresentanti italiani che violavano lo status di Trieste, oltre a soffocare il Porto Franco Internazionale a vantaggio dei porti della penisola italiana. Questa lunga serie di violazioni è stata denunciate da Trieste Libera, che ha messo in mora il governo italiano (LINK).

Ed ecco che si arriva alla questione elezioni. Una delle violazioni denunciate da Trieste Libera è proprio l’imposizione di elezioni italiane nel TLT, quindi in un altro Stato: uno Stato non può svolgere elezioni nel territorio di un altro Stato, fuori giurisdizione e siccome l’Italia non ha sovranità su Trieste, i triestini dovrebbero poter votare i loro legittimi rappresentanti esercitando la sovranità del loro Stato, ovvero il Territorio Libero di Trieste.

Per questo nel 2013 Trieste Libera ha invitato i triestini a denunciare ai seggi questa violazione dei loro diritti: una protesta civile, chiamata “NO ELECTION DAY” e sostenuta da centinaia di cittadini. Mettendo in discussione e rinnegando le elezioni italiane nel TLT, hanno chiesto il rispetto dei loro stessi diritti elettorali e civili.

A seguito della denuncia, 57 triestini hanno instaurato una causa collettiva al Tribunale Amministrativo Regionale – TAR, chiedendo l’annullamento delle elezioni regionale: n’azione legale fronteggiata dalle autorità italiane con mezzi intimidatori, accusando i cittadini di Trieste di eversione: la sentenza 530/2013 TAR contiene tutto questo.

Si tratta di un documento definito senza mezzi termini un mostro giuridico da Trieste Libera: fa strame del diritto internazionale e italiano, nega l’esistenza stessa del Territorio Libero di Trieste, proclama la sovranità dell’Italia sul Porto Franco Internazionale di Trieste, oltre a minacciare i ricorrenti con gravi ritorsioni per aver esercitato i loro legittimi diritti stabiliti per legge, diritti che sono stati loro negati troppo a lungo. Nonostante questo, l’Università di Trieste ha elogiato il mostro giuridico, in scherno ai concetti di libero pensiero e onestà intellettuale, spingendosi persino a degni “maieutica” e quindi educativa tale decisione.

Il 18 marzo 2014, il Consiglio di Stato ha confermato questa sentenza sconvolgente, dimostrando la miopia delle autorità che amministrano Trieste, ma anche l’avvicinarsi della dine della fragile democrazia italiana. Quel mostro giuridico è indifendibile in sede internazionale.

In considerazione di questo, Trieste Libera condanna chi, pur considerandosi sostenitore dell’indipendenza di Trieste, sostiene elezioni che sono convocate e svolte nel nome e con le leggi dello Stato italiano nel Territorio Libero di Trieste.

Prima di ogni altra cosa, la nostra è una battaglia per la legalità che richiede coerenza e rispetto: prima di tutto rispetto per chi si espone in prima linea per il bene di tutti, per il bene comune, per i diritti di Trieste e di tutti gli altri Stati. Rispetto per chi, da anni, si occupa di informare i compatrioti superando le paure e le esitazioni che la propaganda italiana usa da tempo per intrappolarli.

Per questo, di nuovo, sia nel 2014 che negli anni a venire il Movimento Trieste Libera nega il valore delle elezioni che l’Italia, un altro Stato, convoca nel Territorio Libero di Trieste: di nuovo, convocheremo i nostri NO ELECTION DAY: proteste civili di grande significato.

Parlando nello specifico delle elezioni europee, l’azione si è trasformata anche in una denuncia internazionale (LINK) non essendoci accordi tra Territorio Libero di Trieste e Unione Europea, ragion per cui né l’Italia né il suo governo ha il diritto di attuare elezioni europee nel TLT.

I cittadini che si riconoscono nelle azioni di Trieste Libera esercitano i loro diritti in forma di denuncia ai seggi (non-voto attivo o astensione motivata ai seggi) e lo faranno fino al riconoscimento dei loro diritti.

Il nostro percorso è fatto di legalità assoluta: non vogliamo solo il riconoscimento dello stato di diritto del Territorio Libero di Trieste, questo risultato da solo non ha significato se non lo si ottiene seguendo la via della legalità.

Sarebbe vano sperare nella legalità assoluta tramite il compromesso con uno Stato che nega i diritti di Trieste da 60 lunghi anni, al punto da accusare di eversione i cittadini che invece li affermano: la legge è legge, rispettarla parzialmente equivale a violarla e cercare compromessi con le autorità che l’hanno già violata supportando le sue elezioni significa diventare suoi complici.

Il Movimento Trieste Libera lotta per ristabilire lo Stato di Diritto nell’attuale Territorio Libero di Trieste con azioni internazionali e appellandosi ai suoi legittimi garanti: è il solo modo per ottenere uno Stato degno di tale nome, uno Stato che ci rappresenti davvero, uno Stato di cui essere fieri.

L'attuale TLT

L’attuale Territorio Libero di Trieste (dal 1992)

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