Movimento Trieste Libera

Il Börsen-Kurier di Vienna su Territorio Libero e porto franco di Trieste

Pubblichiamo in traduzione dal settimanale austriaco di economia e finanza “Börsen-Kurier” n. 46/2015 del 12 novembre (v. pdf BK46_2015_Buch4) l’articolo del giornalista economico e politico liberale Tibor Pasztory sulla situazione del Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste.

Sotto il titolo suggestivo “Die Unbekannte Größe“, che richiama l’opera omonima di Hermann Broch, Pasztory segnala agli investitori il fatto che Trieste è sotto amministrazione fiduciaria italiana, ma non appartiene all’Italia, e che la Comunità internazionale ha diritti speciali sul suo Porto Franco.

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In visita al Porto Franco di Trieste

La dimensione sconosciuta

Il Porto Franco di Trieste potrebbe ottenere nuovi impulsi di crescita dalla costruzione del secondo Canale di Suez. Ma è controverso a chi spetti veramente l’amministrazione del Porto Franco.

La città adriatica di Trieste ha dietro di sé un passato movimentato, e forse davanti a sé un futuro analogo. Austriaca dal 14° secolo, nel 1919 dopo la prima guerra mondiale venne assegnata all’Italia e ne fu ridistaccata dopo la Seconda Guerra Mondiale dalle Potenze Alleate vincitrici  con il Trattato di Pace di Parigi del 1947. La città divenne così, quale “Territorio Libero di Trieste”, Stato indipendente e territorio in amministrazione fiduciaria dell’ONU.

Poiché divenne presto evidente – e non sorprende – che non era adeguato amministrare la città da New York, nel 1954 con il Memorandum di Londra il Territorio venne suddiviso nelle Zone A e B, amministrate da quel momento attraverso l’Italia e la Jugoslavia. Ma i due Stati non ottennero la sovranità sulle due zone.

Mentre la Zona B si è risolta con il riconoscimento dei confini della Slovenia e della Croazia, successori della Jugoslavia, da parte della Comunità Internazionale nel 1991/92, la Zona A è tuttora formalmente un territorio di amministrazione fiduciaria dell’ONU.

Ma l’Italia lo ignora, e perciò tutte le carte geografiche dove non si trova il Territorio di amministrazione fiduciaria dell’ONU sono in realtà sbagliate. Il movimento di cittadini di Trieste “Movimento Trieste Libera” (MTL) combatte con passione perché sia riconosciuto lo status di amministrazione fiduciaria.

A complicare ancor più la faccenda è il fatto che la Zona A comprende un Porto Franco che esiste dal 1618, sul cui status parimenti si disputa. Mentre la parte nuova del porto è occupata con il traffico dei container e del petrolio, la parte più vecchia cade in rovina. Ma una sua riattivazione naufraga sulla giurisdizione.

L’amministrazione italiana intende usarlo per un progetto immobiliare residenziale, ma la sua giurisdizione è contestata dagli oppositori del progetto, al posto del quale essi sostengono un ripristino della destinazione originaria. Ma il Porto Franco dovrebbe essere anzitutto amministrato come Ente del Territorio Libero, e non dell’Italia.

Fermo restando questo, l’importanza dei porti franchi all’interno dell’Unione Europea (alla quale Trieste secondo il Movimento non appartiene perché manca un accordo di adesione) è cambiata radicalmente, perché dentro l’UE non esistono più dogane.

I porti franchi di Emden e di Kiel, anch’essi di grande tradizione, sono stati cancellati nel 2010, ma Bremerhaven e Cuxhafen continuano ad esistere. Il vantaggio sta ora piuttosto nelle tasse portuali ridotte e nella prassi giuridica per cui le merci che entrano nei porti franchi da paesi dell’UE vengono considerate come già esportate.

Le cose stanno in maniera completamente diversa per gli Stati non-membri dell’UE. Questi continuano a godere come in passato di tutti i vantaggi doganali e tributari, come  l’efficacia ritardata sino a sei mesi delle tasse d’importazione dei paesi dell’UE.

A Trieste sussiste per le Potenze vincitrici della seconda (!) guerra mondiale, ma anche per l’Austria e per gli altri Stati successori della Monarchia del Danubio, come anche per la Svizzera (!), anche il diritto, garantito con il Trattato del 1947, di essere rappresentati nella Commissione internazionale di amministrazione del Porto Franco.

Sinora queste richieste rimbalzano sulle autorità italiane. Ma il Movimento riceve appoggi da versanti inattesi, come movimenti ambientalisti cechi che avrebbero calcolato che le esportazioni ceche attraverso Trieste causerebbero meno emissioni di CO2 che attraverso il Mare del Nord.

La discussione riceve ulteriore alimento dalla costruzione del secondo Canale di Suez, attraverso il quale il traffico delle merci verso l’Europa potrebbe ottenere impulsi di crescita. La rotta più breve verso la Mitteleuropa passa per Trieste.

Tibor Pasztory

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