Movimento Trieste Libera

IL MISTERO DEI FONDI SCOMPARSI

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DISTRUGGERE L’ECONOMIA DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE

Ancora oggi andando a controllare i bilanci della Repubblica italiana si troverà una voce di spesa relativa alla gestione speciale dell’attuale Territorio di Trieste (per alcuni esempi, consiglio di leggere il mio post “Gli obblighi dell’Italia verso il Territorio Libero di Trieste” LINK) e non della Provincia di Trieste, che non esiste nell’ordinamento della Repubblica Italiana (come più volte spiegato su questo blog LINK). Nella Finanziaria in corso (2015 – 2017) questo capitolo di spesa riportato al numero 7490 risulterebbe non avere avuto alcuna assegnazione economica. Zero euro quindi nel bilancio di previsione per il prossimo triennio.

Ma l’impegno di spesa esiste, seppur azzerato, in virtù degli obblighi assunti dal Governo italiano con il Memorandum di Londra del 5 ottobre del 1954 e in base al quale nell’ambito dell’amministrazione civile provvisoria del Territorio Libero di Trieste doveva essere assicurato un finanziamento per sostenerne la ripresa economica e favorire l’attività di impresa privata.

I finanziamenti assegnati al Territorio Libero di Trieste e confluiti durante l’amministrazione del suo primo governo di Stato Anglo-Americano (l’A.M.G. F.T.T. – Allied Military Government Free Territory of Trieste, ovvero il Governo Militare Alleato del Territorio Libero di Trieste) nell’ambito dell’iniziativa di ricostruzione europea (piano Marshall) servivano a questo. Garantire la ricostruzione e la ripresa economica del nuovo Stato indipendente.

Naturalmente il Governo italiano avrebbe dovuto continuare a fare esattamente la stessa cosa per rafforzare l’economia del Territorio Libero di Trieste, ancora nello stadio embrionale, permettendone la crescita. Uno sviluppo economico per nulla difficile quello della nuova città Stato perché ancorato a quello del Porto Franco Internazionale, costituito dal Trattato di Pace come ente di Stato del Territorio Libero e che aveva già raggiunto proprio durante l’amministrazione Anglo-Americana i suoi record storici di traffici marittimi.

L’avvento dell’amministrazione italiana rappresentò invece la fine di ogni speranza di rinascita. Il Territorio Libero di Trieste venne privato dei suoi bilanci e della sua gestione economica separata, diventando la colonia di una camorra nazionalista (LINK) che, in violazione del Trattato di Pace del 1947, vi impose con una feroce propaganda anche le leggi, le tasse e le elezioni della vicina Repubblica Italiana mantenendo quanto previsto dagli accordi internazionali solo a favore di alcuni Stati (ad esempio nell’amministrazione del Porto Franco) per impedire l’intervento dei garanti internazionali.

Questa simulazione di sovranità, il cui vero scopo era ed è tuttora soffocare il TLT ed il suo Porto Franco internazionale ricevette veri e proprio i fondi speciali: quelli che sarebbero invece dovuti servire a garantire lo sviluppo e l’indipendenza del Territorio Libero di Trieste. La camorra nazionalità poté così costruirsi un consenso artificiale basato sull’assegnazione dei finanziamenti speciali che vennero ovviamente attribuiti solo ai ferventi patrioti nazionalisti italiani, mentre i triestini che non si riconoscevano nel nuovo regime dovettero emigrare.

Quando questi fondi speciali per Trieste non potevano essere attribuiti a chi faceva professione di fedeltà alla Repubblica italiana, non venivano semplicemente assegnati. Si preferiva quindi estinguere un capitolo di spesa “scomodo” pur di non riconoscere l’esistenza del Territorio Libero di Trieste.

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Sparirono così tutti i finanziamenti che avrebbero potuto salvare l’economia di Trieste. E in cambio venne consolidata un’amministrazione fortemente corrotta che doveva garantire all’Italia da una parte lo sfruttamento delle risorse economiche e umane del Territorio di Trieste, dall’altra il progressivo depotenziamento del Porto Franco Internazionale di Trieste riducendolo a servitù degradata dei peggiori traffici italiani per favorire i porti della penisola italiana, in genere quelli più strettamente controllati dalle mafie.

Un lento e inesorabile soffocamento nei confronti di Trieste e del suo Porto Franco, che ora, se non ci fosse stata l’Italia, sarebbe il principale scalo marittimo europeo.

Tratto dal blog “Ambiente e Legalità” di Roberto Giurastante

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