Movimento Trieste Libera

GODE DI INIMICIZIE DIFFUSE

aggressione_14.10.15

Il “ricordo” dell’aggressione: ematoma spalla destra.

“Il potere della massoneria triestina è trasversale e passa in mezzo a tutti i partiti, ma soprattutto a quelli laici, ai potentati economici, alle associazioni professionali e di categoria. Si annida soprattutto nei rami delle assicurazioni, fra i commercianti, gli importatori di caffè, i banchieri, i liberi professionisti. Vi sono molti medici, i soci del Rotary, i frequentatori di certi salotti molto esclusivi”.

Gode di inimicizie diffuse. E’ questa la conclusione a cui era arrivato il giudice per le indagini preliminari di Trieste nel 2007 quando mi ero trovato oggetto di minacce di morte di stampo neonazista per la mia attività di inchiesta sul sistema del malaffare di Trieste, ed in particolare sulle responsabilità del pesantissimo inquinamento del territorio (terrestre e marino) di Trieste. Un tremendo disastro ambientale nascosto per decenni e che ha devastato ambienti naturali unici quali il Carso triestino e il Golfo di Trieste. La motivazione delle “inimicizie” serviva allora al Tribunale di Trieste per chiudere senza indagini un’inchiesta davvero scomoda.

Nel 2010 mi trovai davanti alla porta di casa la testa di un capretto con la mascella fracassata. Si trattava di una minaccia di stampo mafioso, cosa non abituale per una “tranquilla” città mitteleuropea come Trieste. Anche in questo caso l’indagine dell’autorità giudiziaria non iniziò nemmeno, anzi venne chiusa d’ufficio per ordine della Procura che ordinò l’eliminazione del corpo del reato ancor prima che potesse essere valutato del giudice. Nell’occasione uno degli ufficiali della Polizia Giudiziaria dei carabinieri mi disse di “guardarmi alle spalle”. Ero semplicemente una persona scomoda che non poteva essere protetta dalle forze dell’ordine perché in contrasto con il sistema di potere locale.

Un sistema di potere ampiamente corrotto ma garantito dallo Stato italiano per interessi superiori. Una vera organizzazione criminale di stampo mafioso che opera con i suoi affiliati sotto copertura dello Stato che sta occupando il Territorio Libero di Trieste. Si tratta di un inscalfibile apparato massonico che è stato insediato a Trieste con infiltrazioni continue durante gli anni del G.M.A. (Governo Militare Alleato), dal 1947 al 1954, e poi rafforzato con l’ingresso dell’Italia quale amministratore provvisorio del Territorio Libero dopo il 1954.

Una mafia ordinata che non uccide perché tutti i picciotti sono inquadrati, disciplinati, obbedienti. Che per eliminare le persone scomode preferisce utilizzare metodi meno cruenti ma comunque efficaci. Questo sistema di potere controlla ogni settore della società e se qualcuno ne va a toccare gli interessi economici si mette in moto il potente apparato difensivo e partono le azioni di contrasto dissuasive contro i disturbatori fatte di intimidazioni, minacce, interrogazioni dei partiti, articoli denigratori sulla stampa, interventi dell’autorità giudiziaria.

La forza di questo sistema massomafioso è dovuta alla sua presenza in ogni ganglio del potere e alla sua trasversalità; è un potere che passa in mezzo a tutti i partiti, ma soprattutto a quelli laici, ai potentati economici, alle associazioni professionali e di categoria. Si annida soprattutto nei rami delle assicurazioni, fra i commercianti, gli importatori di caffè, i banchieri, i liberi professionisti. Vi sono molti medici, i soci del Rotary, i frequentatori di certi salotti molto esclusivi.

Quando diventi un loro nemico il sistema decreta la tua condanna a morte, che significa esclusione dalla società civile. Diventi un nemico pubblico, un eversore del “disordine costituito”. E prima o poi, con il compiaciuto silenzio istituzionale, ti fanno fuori.

L’altro giorno sono stato oggetto di una aggressione diretta. Negli ultimi quattro anni mi sono impegnato fortemente da cittadino di Trieste per il ripristino dei diritti del Territorio Libero e questo ha naturalmente aggravato la mia posizione; per l’Italia sono un problema diplomatico; per il sistema di potere locale una grave minaccia alla stabilità degli affari (mafiosi) consolidati. Una convergenza di obiettivi fin troppo evidente.

Un tipo per strada mi punta e mi arriva addosso dandomi una spallata con violenza per farmi cadere. Non ho il tempo per reagire, sono sorpreso dalla rapidità dell’azione. L’aggressore è uno dei cosiddetti dissidenti del Movimento Trieste Libera da me presieduto. Noi non riconosciamo la validità delle elezioni italiane e la sovranità della Repubblica italiana sul Territorio Libero e ci opponiamo con atti di diritto. I dissidenti, staccatisi l’anno scorso da Trieste Libera, vogliono invece partecipare alle prossime elezioni amministrative del 2016 ed arrivare così all’accordo con l’Italia: poltrone in cambio della pietra tombale con la quale vorrebbero seppellire per sempre la questione del Territorio Libero di Trieste. E sono proprio queste persone i migliori alleati del sistema di potere massonico che domina Trieste e quindi noi i principali avversari delle loro ambizioni.

E’ un segnale pericoloso questo: cercare di portare allo scontro fisico, cercare di eliminare quello che si considera il nemico. La stessa persona che mi ha aggredito ora fisicamente mi aveva già attaccato verbalmente in varie occasioni. Una volta in un evento pubblico, oltre alla solita razione di insulti, aveva avuto l’idea di lanciarmi un accendino. Non mi aveva colpito, ma il gesto testimoniava il livello di pericolosità in cui si era finiti. Dalle parole ai fatti la strada è breve. Ma questa situazione è stata  determinata da chi ha sobillato queste persone caricandole d’odio nei confronti dei nemici del potere massonico.

In questo ultimo anno e mezzo sono stato sottoposto a una pesante aggressione mediatica da parte del sistema di potere locale. In prima linea naturalmente il quotidiano Il Piccolo, monopolista dell’informazione di Stato italiana nel territorio occupato. Al linciaggio pubblico hanno partecipato, i fuoriusciti del Movimento Trieste Libera che fanno comodo all’Italia e che hanno potuto scaricare ogni tipo di vituperio nei confronti degli odiati ex compagni di lotta. In un crescendo inarrestabile siamo arrivati alle minacce di morte e all’istigazione all’odio continuata. Tutto sotto gli occhi impassibili dell’autorità di pubblica sicurezza e di un’autorità giudiziaria che avrebbero dovuto bloccare una simile e pericolosa deriva violenta.

Tutto in regola. Secondo l’autorità giudiziaria si tratta di “normale dibattito” politico. I cittadini del Territorio Libero di Trieste che non riconoscono la sovranità italiana  devono imparare a  difendersi da soli.

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Per capire il corrotto sistema di potere instaurato dallo Stato italiano nel Territorio Libero di Trieste consiglio di leggere i post:

“Trieste: l’ultima colonia dell’ex impero italiano”

“Il clan”

Per approfondimenti sulle azioni attuate per disattivare il Movimento Trieste Libera consiglio i post:

“Massoneria dietro ai falsi indipendentisti di Trieste”

“I traditori”

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